Genova, la politica è muta

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Appena prima di chiedere oltre cento anni di pene complessive per i 29 funzionari e dirigenti di polizia imputati per i fatti della scuola Diaz (G8 di Genova del 2001), i pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini hanno detto che i fatti addebitati «minacciano la democrazia molto più del lancio di molotov durante i cortei». Raramente – potremmo dire mai – in un tribunale italiano sono state pronunciate parole così esplicite e pesanti.
al termine di un’inchiesta durata sette anni, hanno rivolto questo allarmato messaggio ai tre giudici che dovranno decidere (a fine ottobre) se accogliere le richieste di condanna, ma i destinatari sono soprattutto altri: la politica, i vertici delle forze dell’ordine, i cittadini democratici. I pm dicono in sostanza che l’assalto alla scuola Diaz, i pestaggi, gli arresti illegali, le falsificazioni attuate dalla Polizia di stato sono del tutto incompatibili con le regole democratiche. I giudici valuteranno le singole responsabilità degli imputati, le prove raccolte a loro carico. Ci saranno probabilmente delle condanne e anche delle assoluzioni, viste le difficoltà di un’inchiesta che è stata ostacolata – sono sempre parole dei pm – dall’omertà osservata all’interno della polizia. In ogni caso a gennaio 2009 scatterà per tutti la prescrizione.
Non saranno quindi i giudici a proteggere la democrazia dalle «minacce» indicate da Zucca e Cardona Albini: toccherebbe alle istituzioni democratiche, a cominciare dal parlamento. Da lì dovrebbe levarsi una voce nitida a ripudiare quell’operazione, a condannare l’omertà della polizia, a chiedere scusa alle vittime e alla cittadinanza, a bloccare le carriere degli imputati, incredibilmente progredite in questi anni. Questa voce non si è levata, né si leverà. Il silenzio seguito alle durissime parole dei pm è il silenzio di una classe politica rassegnata e spenta, incapace di avere cura della Costituzione. Il grido d’allarme non è stato percepito.
E dire che appena tre giorni prima che i due pm lo lanciassero, nella stessa aula di tribunale, ben quindici agenti e funzionari dello stato (incluso un medico penitenziario) erano stati condannati per i maltrattamenti inflitti a centinaia di persone detenute, sempre durante il G8 di Genova, nella caserma di polizia di Bolzaneto, alla periferia della città. Tutti i condannati sono rimasti al loro posto, lo Stato non ha chiesto scusa a nessuno, per quanto il tribunale abbia obbligato i ministeri dell’Interno e della Difesa a risarcire le parti civili (oltre duecento). Quest’indifferenza, questo silenzio complice e colpevole, stanno uccidendo la nostra Costituzione.

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