14 novembre 2018

Genitori per scelta

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A Peretola abita una coppia con un progetto sociale innovativo: realizzare una casa famiglia nella quale ci siano due genitori.
La parola stessa ne evoca la presenza, eppure nella realtà le cose sono piuttosto diverse: le case famiglia sono comunità gestite da religiosi, oppure più famiglie consociate, ciascuna con due o tre bambini in affidamento, o ancora nascono all’interno dei classici istituti, i cui spazi vengono divisi in piccole comunità, in modo da aggirare lo spettro della chiusura, fissata per il 2006. A livello formale la casa famiglia è una struttura pubblica, come una Residenza sanitaria assistita, alla quale viene erogata una retta giornaliera per ciascun bambino, nell’ordine dei 100/150 euro. Ce ne sono di diversi tipi: femminili, maschili, per bambini da una certa età in poi, per bambini con handicap. In queste case famiglia c’è un responsabile, ci sono vari educatori, ma dopo otto ore di lavoro, come tutti, staccano e vanno a casa loro. Improbabile, con queste premesse, garantire una progettualità per il futuro dei bambini che ci vivono.
Altra cosa è l’esperienza di questa famiglia coraggiosa: madre, padre, tre figli e un totale di otto affidamenti in dodici anni. Una scelta che non ha contemplato altre barriere che quelle reali di spazio, soldi ed energie, perché nella loro disponibilità all’affido non hanno messo limiti. “La nostra è un’esperienza molto difficile: devi gestire situazioni pratiche complesse ma affetti ancor più delicati, anche perché tecnicamente sei genitore, i bambini sono con te giorno e notte, quindi ne condividi gioie e dolori: devi cercare di dare il meglio che puoi giorno per giorno.” I nostri genitori temporanei (un “temporaneo” che spesso dura anni ed anni) adesso stanno cercando una casa molto grande, perché per quella attuale non gli sarà rinnovato il contratto d’affitto. “In questi anni ci siamo trovati in situazioni limite di ogni tipo; siamo sempre stati convinti che il nostro sia un servizio sociale e non un servizio religioso o politico, per cui quando ci siamo rivolti a strutture religiose o a politici non abbiamo avuto risposte incoraggianti, in particolare per la questione della casa.”
Insomma non è facile essere solidali senza essere inquadrati… ma noi crediamo che la loro strada sia quella più giusta.
Per altre informazioni, potete scrivere a: robdecer@tin.it

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