18 settembre 2018

Gelatai in Mali? Ecco come si impara. Storie dal Progetto Interlab

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Maria Cristina Carratù per Repubblica Firenze

Sì può pensare di aprire una gelateria italiana in Mali, o cucinare spiedini carioca nel centro storico di Firenze, diventare tour operator da e verso i Balcani, o di aprire una bottega di restauro in Georgia, essendo stranieri ma trovandosi in Italia, cioè senza avere dimestichezza con la burocrazia, i permessi, i percorsi formativi necessari, eccetera eccetera? Ovvero: si può immaginarsi imprenditori in proprio, e non solo precari dipendenti di un sistema economico sempre pronto a metterti ai margini? «No», si sarebbe detto fin qui, oppure «sì forse, ma con grandi difficoltà». «Sì, invece», possono dire oggi i venti stranieri del Mali e del Senegal, del Perù e del Marocco, della Nigeria, dell’Albania, della Colombia, dell’India, delle Filippine e di varie altre nazionalità che hanno incrociato il Progetto Interlab, il «laboratorio di mestieri e di impresa» nel settore dell’artigianato rivolto a cittadini non comunitari promosso dalla Provincia di Firenze, insieme all’Associazione Progetto Arcobaleno onlus e alla Camera di Commercio di Firenze.

Un’offerta nuova, che, come spiega la coordinatrice Giulietta Stefani di Arcobaleno, «consiste nel far crescere potenzialità lavorative autonome, intorno ad una buona idea di impresa individuale, scommettendo sull’impegno e la volontà dei singoli di darsi da fare». E lasciando che il resto venga da sé, anche se le condizioni di partenza sono, almeno sulla carta, poco vantaggiose. E’ questa la «storia» che possono raccontare gli stranieri di diverse età, aspiranti imprenditori e lavoratori autonomi, che hanno presentato a Interlab la loro idea di impresa, sono stati selezionati e quindi o avviati al tirocinio in una bottega, o dentro un’impresa, oppure affiancati a un servizio di consulenza individuale di un gruppo di esperti, finalizzato allo startup e alla ricerca di finanziamenti. Pre-condizioni indispensabili per l’avvio di ogni percorso lavorativo in proprio, legato in gran parte, in questo caso, alle culture dei paesi di origine, ma in parte anche al più puro Made in Italy.

E così ecco Nassira, 30 anni, del Mali, al lavoro nella gelateria Il Pinguino di via Quintino Sella, che sta imparando a fare gelati per poi tornare ad aprire un negozio nel suo paese, e Talita, 30 anni, che sogna un ristorante di carne allo spiedo brasiliana, Revaz, 32enne georgiano impegnato in un tirocinio presso uno studio tecnico che lavora per Uffizi e Bargello e andrà poi a fare il restauratore in Georgia, e Imad, 22enne marocchino, sta imparando a mettere in piedi un’attività di import on line di olio d’argan dal suo paese. E ancora, Alejandra, 51enne argentina, avviata ad aprire una bottega di manufatti al telaio, e Charo, 24enne filippina, che punta a un suo bar-libreria per giovani artisti a Firenze. I percorsi di formazione, che comprendono un’indennità di tirocinio per i partecipanti e un rimborso per le aziende, finiranno a giugno, quando le imprese, finalmente, dovranno mettere le gambe da sole.

www.progettointerlab.org

IL VIDEO DI INTERLAB

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