Gavinana, chiuso il presidio sanitario. Ma il Comitato non si arrende

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vediamo la loro sofferenza: è per questo che facciamo fatica ad accettare l’atteggiamento di noncuranza da parte dei politici sui tagli ai servizi sanitari”.
Con queste parole si presenta a noi Ademaro Dani, fisioterapista, forse la persona più adatta ad illustrare la storia del presidio di riabilitazione di Piazza Elia Dalla Costa, nel quartiere 3 di Firenze. Il 3 Luglio scorso questa struttura sanitaria, unica ASL pubblica rimasta in questa zona, ha chiuso: tutte le attività ambulatoriali verranno trasferite nel quartiere 2, presso il presidio de “Le Civette” a San Salvi. Trasloco che creerà non pochi disagi all’utenza, in gran parte anziani, oltre al sovraffollamento di pazienti che causerà attese lunghissime.

“Una persona che deve fare fisioterapia ha problemi a muoversi, per tacere di chi è in carrozzina o ai portatori di handicap… non avere un luogo di cura a portata di mano può diventare veramente un grosso problema”, commenta aspramente Ademaro.
Fisioterapista, con più di vent’anni di lavoro spesi al presidio di Piazza Dalla Costa, Ademaro esercita da molto tempo il suo mestiere in questo quartiere: dagli anni ’70 a Nave a Rovezzano (quando la Casa Del Popolo concesse una stanza ai fisioterapisti, che divenne poi il primo ambulatorio), poi altri dieci anni di esperienza a San Felice a Ema. Successivamente venne trasferito a Gavinana, infatti la storia di questa struttura di riabilitazione comincia dopo la riforma sanitaria del 1 Luglio 1980. Questo presidio, ci racconta, è sempre stato molto apprezzato dalla popolazione, anche all’interno della ASL di Firenze era considerato come esempio di buon clima interno.
I problemi sono cominciati nel 2007 quando, in seguito ad un incendio, la stessa ASL decise di dichiarare tutto inagibile. I vigili del fuoco, che sono venuti a testimoniare ad un’assemblea fatta di recente, hanno invece sostenuto che sarebbe bastato imbiancare un pezzo di muro per mettere tutto a posto: secondo loro questa storia dell’inagibilità era un’esagerazione.

Il Comitato 21 Marzo (nato in difesa della salute pubblica nel quartiere 3 di Firenze), di cui fa parte anche Ademaro, si è rivolto al vicesindaco Stefania Saccardi. La risposta è stata che non ci sono altre strutture idonee per i servizi sanitari nel quartiere 3.

“Noi allora abbiamo proposto la scuola di Sorgane, che è anche al capolinea del bus 23 per cui facile da raggiungere, un edificio inutilizzato ma in buone condizioni, ma il vicesindaco ci ha risposto che la nostra era solo una provocazione”.

Nella lettera di risposta inviata al Comitato dal vicesindaco Saccardi viene  dichiarato espressamente che sarà aumentato il servizio a domicilio, garantito il trasporto gratuito per i pazienti che necessitano di trattamenti ambulatoriali allo IOT (Istituto ortopedico Toscano Piero Palagi, situato in via Michelangelo) e a San Salvi. Inoltre viene approvata la convenzione con la Misericordia di Badia  a Ripoli per l’attività specialistica tre giorni a settimana. Lo IOT viene designato come punto di riferimento per servizi psichiatrici, cardiologia, dermatologia, oculistica, prelievi, angiologia, consultorio, cup ed odontoiatria.

Ma questa risposta provoca soltanto forti perplessità:  lo IOT  è un edificio scomodo, in una posizione irraggiungibile per chi non è automunito, come può essere una persona anziana. La convenzione con la Misericordia, poi, ci ricorda il fisioterapista, riguarda solo i pazienti barellati o con patologie gravi (come chi ha l’obbligo della sedia a rotelle o delle canadesi). Per altre patologie comunque invalidanti (ictus, frattura alla spalla, braccio ingessato…) tutto ciò non è previsto:  non è comunque consigliabile a chi sta in queste condizioni prendere l’autobus o camminare per tragitti medio lunghi, specialmente se si tratta di un anziano.

Quanto al servizio a  domicilio,  Ademaro contesta che sia stato garantito: “Siamo venuti in possesso di alcune richieste di operatori trasferiti in via Gabriele D’ Annunzio  che attestano che in realtà non dispongono dei mezzi per spostarsi ”.

E i servizi sanitari privati? A Gavinana c’è la Misericordia di Piazza Badia di Ripoli, ma è a pagamento, non tutti se lo possono permettere. Se il cittadino paga le tasse per avere una sanità pubblica, perché deve pagare il servizio privato?

Se poi torniamo indietro nel tempo, negli anni Ottanta, ricordiamo che la Toscana aveva privilegiato gli interventi a domicilio per le persone gravi, malate di tumore o terminali. Tutto questo per evitare i ricoveri e all’epoca c’erano infermieri e staff personalizzato per il servizio.

“In quattro anni hanno smantellato tutto” conclude con amarezza Dani “… tutto ciò che alla fine faceva parte di un sistema sanitario come quello toscano considerato quasi un modello ora non c’è più. Noi del Comitato 21 Marzo vogliamo che Gavinana riabbia un presidio accessibile, e non ci fermeremo qui con la nostra lotta”.

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