Gare truccate sui treni, a danno della sicurezza. Mentre a Viareggio si aspetta giustizia

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foto LaPresse

Il malaffare intorno agli appalti ferroviari incide anche sulla sicurezza? Alcuni spunti che arrivano dalle intercettazioni aprono scenari inquietanti sulla «cannibalizzazione dei pezzi di ricambio»

Franca Selvatici da Repubblica

L´inchiesta fiorentina sugli appalti di Trenitalia nasce alcuni mesi dopo il 29 giugno 2009. Quel giorno è uno spartiacque. E´ il giorno del disastro ferroviario di Viareggio, che è costato la vita 32 persone e ha portato alla luce lo stato deplorevole in cui circolano molti carri ferroviari. Dopo la strage la Agenzia nazionale di sicurezza ferroviaria ha emanato una serie di severe direttive per migliorare la manutenzione dei treni. Eppure alcune delle intercettazioni dell´inchiesta fiorentina aprono scenari inquietanti e richiedono ulteriori indagini. Il 1° dicembre 2010 il funzionario Marco Mazzanti e l´imprenditore Cesare Damiano discutono di gare per le revisioni dei carri, i controlli non distruttivi di assili ferroviari e il cambio di cuscinetti. All´origine del disastro di Viareggio c´è un assile che si è spezzato, probabilmente perché non era stato controllato a dovere. Damiano e Mazzanti se la ridono perché alcune imprese impegnate in questi lavori sono in grande difficoltà. «Quegli altri stan messi male, eh sì stanno inguaiati», dice Mazzanti. Damiano capisce al volo: «Quello di Tivoli dice: ma questi ricambi dove li pigliano che non li trovo io che li sto fornendo nuovi ad Ansaldo? O forse speravano di cannibalizzare qualcosa… Ma è avventata come cosa… Non penso che sia una buona idea, eh». Mazzanti concorda: «Adesso con ‘sti tempi direi proprio di no».
Non tutti la pensano così. Uno degli imprenditori indagati viene intercettato mentre decide, in assenza del materiale nuovo per fare la riparazione, di prelevare filamento di rame da altri motori, «come fanno tutti», con la raccomandazione «di non fare graffi ed eventualmente utilizzare della vernice triplo smalto per coprirli» (cioè per coprire i motori depredati). L´ex responsabile nazionale degli Acquisti di Trenitalia Vincenzo Armanna ha confermato agli inquirenti che questa prassi, definita in gergo «cannibalizzazione dei pezzi di ricambio», era diffusa. Nel caso dei motori, il danno consiste nel fatto che i treni si fermano. Nel caso degli assili o di altri pezzi di ricambio, come le foglie delle molle a balestra utilizzate per le sospensioni dei carri, il rischio è il deragliamento, come a Viareggio e poco prima a Vaiano.
Proprio ieri, mentre a Firenze veniva data notizia dell´inchiesta sul malaffare attorno agli appalti ferroviari, a Viareggio si è svolto l´ultimo capitolo dell´incidente probatorio che deve stabilire la dinamica del disastro del 29 giugno 2009. I periti del gip e i consulenti dei 38 indagati, fra cui l´ad di Ferrovie Mauro Moretti, e delle 349 parti offese hanno di nuovo esaminato la immensa cisterna che conteneva gpl e lo squarcio di 40 centimetri da cui è uscito il gas. La frattura è stata confrontata con il picchetto di regolazione della curva e con la piegata a zampa di lepre (una parte dello scambio), per stabilire quale dei due elementi abbia squarciato la cisterna. Alle operazioni hanno assistito circa 200 persone, familiari, amici e concittadini delle vittime, fra cui il sindaco Luca Lunardini e il presidente della Provincia di Lucca Stefano Baccelli. Tutti si sono dichiarati allibiti dall´ipotesi ventilata dagli indagati di chiedere lo spostamento del processo, «perché a Viareggio non ci sarebbe un clima sereno». «Le nostre manifestazioni sono serene, civili e doverose», ha detto Daniela Rombi, madre di una delle vittime: «Tutti devono lavorare per la ricerca della verità».

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