Gabriela l’argentiliana

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di Gabriela Sole

Sono arrivata a Firenze nel 1998, con 41 anni di Argentina e qualche goccia di sangue e tradizioni piemontesi nelle vene. Francesco M., mio bisnonno, arrivò in Argentina nel 1870, spinto come tanti dalla speranza di trovare un futuro migliore. Forse sognando di fare l’America e tornare a casa, ma come tanti non tornò mai. Lavorò e mise su famiglia, visse e morì nella sua nuova patria. Più di cent’anni dopo i suoi pronipoti devono, per simili motivi, percorrere la strada inversa. È così che sono arrivata a Firenze e l’Italia che ho visto non era quella che mi avevano raccontato.

Senza dubbio il fatto di avere un passaporto comunitario mi ha permesso di non dover entrare in Europa dalla porta di servizio. Mi ha risparmiato le file in Questura e le angosce delle sanatorie, ma non il dover transitare la strada comune dell’immigrato. Mi ci sono voluti quattro anni per far sì che la burocrazia imparasse a scrivere il mio cognome. Ho fatto la domestica perché gli studi e le esperienze di lavoro fatte all’estero sembrano non contare molto. Ho avuto problemi per prendere casa in affitto solo perché non sono nata qui. Ogni tanto ho ricevuto una concessione pietosa: dopotutto il Piemonte non è la Bassa e Buenos Aires… Buenos Aires ha il suo fascino! Le gerarchie purtroppo ci sono dappertutto.

Qualcuno mi ha detto: “La patria è dove hai il lavoro e l’amore”. E qui, non senza sforzo, li ho trovati e ho cominciato a pensare: “Credo di aver trovato il mio posto nel mondo”. Quando quasi un anno fa il mio compagno marocchino è morto in un incidente di lavoro, la voglia di tornare in Argentina, di stare con mia figlia è stata forte. Nel mio paese però c’è la crisi e ho ancora in Italia un lavoro che mi piace e la convinzione di avere cose da dare e cose da imparare.

Diritto di sangue o diritto di suolo? Quando mia mamma, vent’anni fa, ha chiesto la cittadinanza ereditata dai nonni ci sono voluti determinati documenti. Mia sorella ha girato mezzo Piemonte di chiesa in chiesa cercando dati che grazie a Dio non si erano persi. Oggi riuscire ad avere la cittadinanza è un’impresa assai difficile. Sono in molti a voler venire. La legge italiana riconosce il diritto di sangue e dà il voto agli italiani e ai loro discendenti all’estero, questo solo se lì se ne stanno “buoni e bravi”.
Per la mia doppia cittadinanza io sarei italo-argentina. Mi spiace ma io mi sento “argentiliana”, prima argentina e dopo italiana. Comunque e soprattutto mi sento cittadina del mondo.

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