21 settembre 2018

G8, Genova brucia ancora

image_pdfimage_print

Sei anni fa, nelle strade, nelle scuole e nelle caserme di Genova abbiamo lasciato una bella fetta della nostra fiducia nelle istituzioni. Nell’arco di un paio di giorni le garanzie costituzionali furono travolte e lo stato di diritto finì sepolto sotto una gragnuola di manganellate e un diluvio di lacrimogeni. Il corpo di Carlo Giuliani in piazza Alimonda, circondato da uno schieramento di agenti, è l’immagine che meglio riassume la frattura che si consumò in quei giorni.
Sono passati sei anni e molte cose nel frattempo sono accadute, ma quella frattura è lontana dalla ricomposizione. Nessuno, ai vertici delle istituzioni, ha mai chiesto scusa alle vittime degli abusi. Alcuni dei dirigenti imputati nei processi in corso sono stati addirittura promossi. Nemmeno le sentenze del tribunale civile, che hanno obbligato il ministero degli Interni a risarcire cinque cittadini ingiustamente picchiati nelle strade della città, hanno indotto i vertici politici a prendere finalmente le distanze dalla disastrosa gestione dell’ordine pubblico attuata nel luglio 2001.
Invece di mandare ai cittadini un messaggio di legalità, si è scelto di avallare, ancora una volta, i vertici delle forze di sicurezza. Il capo della polizia Gianni De Gennaro è stato sostituito, ma solo “per fine naturale del mandato”, ed è stato indicato per un ruolo fiduciario molto delicato: capo di gabinetto del ministero dell’Interno. Al suo posto è stato promosso il vice, Antonio Manganelli. Il governo ha dunque compiuto una scelta di continuità e di legittimazione. È un’altra offesa a chiunque sappia ciò che è avvenuto a Genova. In questo contesto, viene svuotata di significato politico la stessa proposta di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta.
La verità è che sono passati sei anni e siamo obbligati a prendere atto che la sospensione dei diritti costituzionali è un’eventualità che non suscita sdegno, almeno al vertice dello stato. Il “caso De Gennaro” dimostra che il potere politico è incapace d’imporsi sugli apparati. A Genova i processi continuano, ma gli oltre settanta imputati, fra agenti, funzionari e dirigenti delle forze dell’ordine, sanno già che la prescrizione impedirà di arrivare al terzo grado di giudizio. Nel frattempo potranno contare sulla copertura garantita dai vertici dei rispettivi corpi di appartenenza e dal potere politico.
Stiamo assistendo ad una sconfitta morale della nostra democrazia. Dobbiamo prepararci a lottare per difendere il pieno esercizio del diritto al dissenso. Dovremo impegnarci per ricostruire quella cultura dei diritti civili e delle libertà politiche che è stata offesa, calpestata, distrutta.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *