G8 di Genova: per il giudice fu ‘disegno repressivo’

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Nessuna iniziativa isolata, né eccessi. A Genova, durante il G8 del luglio 2001, i pestaggi delle forze dell’ordine facevano parte di un disegno repressivo. Con queste parole contenute nella sentenza del giudice istruttore Angela Latella il Tribunale di Genova ha emesso la prima condanna nei confronti delle forze dell’ordine al processo che le vede coinvolte negli abusi nei confronti dei manifestanti. Il giudice ha per questo motivo deciso di condannare il Ministero dell’Interno a risarcire Marina Spaccini, pediatra cinquantenne di origine triestina, pacifista che per quattro anni ha lavorato in due ospedali missionari del Kenia. Alle due del pomeriggio del 20 luglio, era il 2001, venne pestata a sangue in via Assarotti. Partecipava alla manifestazione della Rete Lilliput, era tra quelli che alzava in alto le mani dipinte di bianco urlando: “Non violenza!”. Per il giudice Angela Latella la selvaggia repressione genovese – e la cortina di menzogne sollevata per coprirle – è stata una delle pagine più nere di tutta la storia della Polizia di Stato. Gli agenti e i loro capi avrebbero poi raccontato che stavano dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c’era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile distinguere tra “buoni” e “cattivi”: bugie smascherate nel corso del processo, come sottolineato dal giudice. Preoccupante che i media nazionali abbiamo trascurato completamente una notizia importante per la ricostruzione della verità in quella triste vicenda.

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