G8, l’inchiesta su Castello «sbarca» alla Maddalena

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Indagine della Procura di Firenze su presunti appalti truccati, partita da un’intercettazione sulla vicenda che ha coinvolto alcuni esponenti del Comune

Tutto è partito da un’intercettazione del 9 agosto 2008. Mentre i magistrati stavano indagando sull’affaire Castello, che ha travolto mezza giunta Domenici e la Fondiaria-Sai di Salvatore Ligresti, una telefona mette in allerta la Procura di Firenze. E stavolta nel mirino non ci sono le speculazioni edilizie nell’area a nord-est della città, ma bensì gli appalti per le strutture alla Maddalena che avrebbero dovuto ospitare i grandi della terra per il G8, poi trasferito a L’Aquila.

L’anticipazione è de L’Espresso in edicola oggi, la cui inchiesta sul mega-albergo per le notti di Sarkozy e Obama è stata in parte anticipata ieri. Secondo il settimanale ci sarebbero presunte irregolarità sulla reale concorrenza delle imprese che hanno concorso per l’aggiudicazione degli appalti e sulla lievitazione dei prezzi, con un rincaro che è arrivato a superare del 57% i normali prezzi di mercato. Per il momento le indagini sono condotte dalla Procura di Firenze e dai carabinieri del Ros. Da Castello – in quei 168 ettari intrappolati tra l’A1, la ferrovia e l’aeroporto – all’altra parte del Tirreno: il filone fiorentino dell’inchiesta sui presenti favoritismi concessi da alcuni esponenti della giunta di Palazzo Vecchio a Fondiaria-Sai, proprietaria dell’area, sbarca in Sardegna. È

bastata una telefonata intercettata in fase investigativa a mettere in allerta i magistrati fiorentini, che hanno subito fatto scattare ulteriori indagini. A Firenze nel novembre scorso finirono sotto inchiesta per corruzione, tra gli altri, nomi eccellenti della politica fiorentina: l’assessore all’edilizia Gianni Biagi (in seguito dimessosi dall’incarico), l’assessore alla sicurezza, Graziano Cioni, e Salvatore Ligresti. E fu la «mala-gestione» di Castello a spingere Paolo Coggiola (Pdci), ad abbandonare la poltrona di assessore alla casa del Comune e prendere le distanze dalla maggioranza.

Gli accertamenti, effettuati dai carabinieri del Ros,furono coordinati dal procuratore generale Giuseppe Quattrocchi insieme ai pubblici ministeri Giulio Monferini, Gianni Tei e Giuseppina Mione. La questione è ormai nota: lo sviluppo urbanistico della piana di Castello, area di circa 80 ettari di terreni di proprietà di Fondiaria-Sai, che, secondo la Procura di Firenze, i collaboratori di Ligresti e gli assessori di Palazzo Vecchio avrebbero agito per procurare vantaggi collegati alla destinazione dei terreni di Castello.

[Fonte Il Giornale]

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