20 settembre 2018

G8 e polizia, la verità fa male #iostoconzucca

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Polemiche per le dichiarazioni del sostituto procuratore di Genova, che però ha solo ricordato l’amara verità: i condannati per i fatti della Diaz a margine del vertice G8 di Genova del 2001 non solo non sono stati rimossi, ma hanno fatto carriera.
Gilberto Caldarozzi, condannato a 3 anni e 8 mesi per falso (le molotov che furono pretesto per l’irruzione alla scuola Diaz e successivo macello), dopo un incarico in Finmeccanica al fianco dell’amico e già capo della Polizia proprio a Genova Gianni De Gennaro, oggi è il vice direttore della Direzione investigativa antimafia.
Gli avanzamenti di carriera non avevano subito stop neanche durante i processi: Francesco Gratteri al momento della condanna a 4 anni era diventato capo della Direzione centrale anticrimine; Giovanni Luperi, 4 anni di condanna, capo-analista dell’Aisi (il servizio segreto interno). Filippo Ferri, condannato a 3 anni e 8 mesi, guidava la squadra mobile di Firenze; Fabio Ciccimarra, stessa condanna, era capo della squadra mobile dell’Aquila e Spartaco Mortola, idem, capo della Polfer di Torino.

In solidarietà con Zucca, Altreconomia ha lanciato un appello, che ricorda come “Sono state disattese sia le indicazioni sulle misure necessarie a prevenire nuovi abusi (vedi la contorta e inapplicabile legge dell’estate scorsa e la mancata introduzione dei codici di riconoscimento sulle divise), sia le prescrizioni circa la necessaria rimozione dei funzionari condannati in via definitiva (abbiamo invece avuto protezioni, promozioni, inopinati ritorni al vertice)”.
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da Globalist, “Zucca non arretra: “il governo spieghi perché i torturatori del G8 sono ai vertici della polizia”

Enrico Zucca, sostituto procuratore di Genova, ha subito replicato alle critiche del Csm e della Polizia per un suo intervento a un convegno in cui ha fatto un parallelismo tra i torturatori di Giulio Regeni e le violenze compiute dalla polizia durante il G8 del 2001 a Genova: “i nostri torturatori sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all’Egitto di consegnarci i loro torturatori?”.
Il vicepresidente dell’organo di autogoverno della magistratura, Giovanni Legnini, e il capo della Polizia, Franco Gabrielli, hanno definito “inappropriate”, “oltraggiose e infamanti” le parole pronunciate da Zucca mentre il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, ha avviato accertamenti preliminari sul pm e acquisirà tutti gli elementi conoscitivi sulle dichiarazioni del magistrato.
“La rimozione del funzionario condannato – ha detto Zucca – è un obbligo convenzionale, non una scelta politica, e queste cose le ho dette e scritte anche in passato. Il Governo deve spiegare perché ha tenuto ai vertici operativi dei condannati. Fa parte dell’esecuzione di una sentenza. Noi violiamo le convenzioni è difficile farle rispettare ai Paesi non democratici”.
Poi una considerazione sugli accertamenti avviati sulle sue dichiarazioni. “E’ normale e doveroso, quando succedono queste cose – ha detto Zucca – che Csm e ministero si accertino sui fatti”.
Il precedente.
Una riga di motivazione e un voto in blocco con altre delibere, senza alcuna discussione. Così due anni fa il Csm chiuse con un’archiviazione un’altra vicenda che aveva visto per protagonista il pm di Genova Enrico Zucca. Anche allora in un dibattito pubblico il magistrato aveva duramente criticato l’operato della Polizia al G8 di Genova: lo fece parlando di una “totale rimozione” di quelle vicende e del rifiuto per anni da parte della polizia italiana, diversamente da quelle straniere, di “leggere se stessa” per “evitare il ripetersi” di errori.
L’allora capo della polizia Alessandro Pansa ritenne lesa l’onorabilità del Corpo. Per questo sollecitò l’avvio di un’azione disciplinare al ministro della Giustizia e trasmise la lettera con le sue doglianze anche al Csm. Un’iniziativa che fece infuriare i consiglieri togati di Area, che chiesero al Csm un intervento di segno contrario: un intervento a tutela del magistrato. Quell’intervento alla fine non ci fu, ma nel novembre del 2016, il Csm archiviò la lettera di Pansa.
Lo fece inserendola in un ordine del giorno, che solitamente contiene le pratiche minori e di routine e che di norma viene votato tutto insieme in blocco. Succinta la motivazione, comune a due esposti che riguardavano vicende e magistrati differenti: “non ci sono provvedimenti di competenza del Csm da adottare”. Anche a livello disciplinare la vicenda non ha avuto esiti per Zucca: agli atti della Sezione disciplinare del Csm non risulta alcun procedimento a carico del magistrato.

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