G8 di Genova, 10 anni dopo: un libro per non dimenticare. “Il movimento non è morto”

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foto di orianomada CC

Sono passati quasi 10 anni da quei giorni del luglio 2001 in cui a Genova i diritti e le speranze di centinaia di persone furono calpestati e presi a calci. Giorni impossibili da dimenticare, per chi c’era e per chi non c’era, per chiunque aveva creduto in un “altro mondo possibile” da costruire con le tante facce del “movimento”.
Ma cosa volevano quei “no global”? E perché chi manifestava fu colpito con tanta durezza?
Un libro di prossima uscita prova a far luce sul volto autentico del G8 di Genova, dove un grande movimento nella sua fase nascente è stato criminalizzato, malgrado le sue idee si siano dimostrate giuste: a Genova si parlava di un prossimo crac della finanza globale, del collasso climatico del pianeta, delle guerre come frutto naturale del sistema neoliberista. Scenari che si sono puntualmente avverati.
L’eclisse della democraziasarà presentato alla Feltrinelli di Firenze mercoledì 18 maggio dagli stessi autori, Vittorio Agnoletto, all’epoca portavoce del Genoa social forum, e Lorenzo Guadagnucci, testimone e vittima del blitz alla Diaz.
Abbiamo fatto qualche domanda a Guadagnucci, nostro amico e collaboratore.

Perché riparlare di Genova oggi? Una volta svanita nella prescrizione la speranza di vedere condannati i colpevoli, qual è l’obiettivo di questo libro?
A dire il vero, e in Italia è una rarità, stavolta la magistratura non si è fermata e siamo arrivati a giudizi di secondo grado (manca il giudizio della Cassazione, che si limita però a questioni di legittimità e non di merito) che parlano chiaro. Al processo Diaz sono stati condannati in appello altissimi dirigenti di polizia: l’attuale capo dell’Anticrimine, il direttore del dipartimento Analisi del servizio segreto civile. In un processo parallelo, per induzione alla falsa testimonianza dell’ex questore di Genova, l’ex capo della polizia ha avuto in appello una condanna a un anno e quattro mesi. Dobbiamo ancora parlare di Genova perché occorre andare fino in fondo e imparare la lezione che ci arriva da Genova e dai processi che sono seguiti: c’è bisogno di una profonda riforma degli apparati di polizia e di un profondo rinnovamento culturale, se non vogliamo favorire ancora l’involuzione di questi anni e l’impunità di fatto che è stata garantita ai dirigenti finiti sotto processo. La politica non ne ha preteso le dimissioni e ha anzi confermato tutti nei loro incarichi, addirittura promuovendo i più importanti. Abbiamo fatto un grande tratto della strada che porta a una democrazia autoritaria e dobbiamo cambiare rotta prima che sia troppo tardi. Perciò è importante tornare a chiedere la rimozione dei dirigenti condannati; l’introduzione di una legge sulla tortura (nel processo Bolzaneto ci sono state in appello 44 condanne, in gran parte coperte dalla prescrizione) e l’avvio di un dibattito sul ruolo delle forze di polizia nella società.

In questi giorni si apre il processo Aldrovandi, una fra le tante vittime della violenza della polizia che, forse, avrà giustizia. In che misura gli insabbiamenti e l’omertà contribuiscono a demolire la fiducia nelle istituzioni?
L’esperienza compiuta dalle organizzazioni per i diritti umani ci rimanda un messaggio molto preciso: per la prevenzione di torture e altre forme di soprusi, è fondamentale che non vi sia mai un messaggio di impunità. L’impunità è il motore dell’abuso di potere. Nel caso di Genova, abbiamo avuto giustizia formale in alcuni processi (Diaz e Bolzaneto), ma non giustizia sostanziale, a causa delle promozioni e delle conferme negli incarichi degli imputati, e delle mancate scuse alle vittime e ai cittadini da parte dei vertici istituzionali. La questione democratica posta dai gravissimi abusi di Genova è stata rimossa. E i casi di abusi si sono ripetuti: in carcere, per strada e altrove. Ma l’autocritica e la trasparenza non sono ancora entrate nel modo d’essere delle nostre forze dell’ordine. Diventa difficile, di fronte a comportamenti del genere, mantenere un rapporto sano fra cittadini e istituzioni. La sfiducia non può che crescere.

Dove sono ora i manifestanti di Genova? Il movimento è morto e sepolto sotto i manganelli o sono altre le cause della sua apparente stanchezza?
Le violenze di Genova hanno certamente fermato l’espansione del movimento nella sua fase nascente. Se però andiamo a vedere, come abbiamo fatto nel nostro libro, le analisi e le proposte fatte a Genova nel 2001, si scopre che sono attuali oggi più di allora. Il movimento non fu ascoltato, ma aveva previsto e indicato il disastro ambientale e sociale in arrivo. Quelle idee non sono morte. Si ritrovano, per fare un esempio, nel movimento per l’acqua pubblica. E se alziamo lo sguardo al resto del mondo, le ritroviamo in luoghi dieci anni fa impensabili: ad esempio nei programmi di governo di alcuni paesi latinoamericani o nei movimenti sociali che sono stati co-protagonisti delle rivolte nel Nord Africa. Il movimento antiliberista non è morto e le sue idee avranno un ruolo importante nel futuro del pianeta: starà alle persone, a chi sta sotto e può essere protagonista del cambiamento, farne davvero tesoro.

L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova
>>> presentazione mercoledì 18/05/2011 ore 18:00
la Feltrinelli Librerie via de’ Cerretani 30 r- Firenze
con Vittorio Agnoletto  e Lorenzo Guadagnucci

0 Comments

  1. red

    Domenica 22 maggio, alla Fortezza da Basso durante Terra Futura (Spazio Media
    Eventi), ore 12,30 nuova presentazione del libro.
    Paolo Beni (presidente Arci), Ugo Biggeri (presidente Banca Etica), Susan
    George (Transnational Institute) ne discuteranno con gli autori.

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  2. red

    “(…) Lo raccontano per la prima volta i pm che si sono occupati dell’inchiesta, a partire da Enrico Zucca che testimonia una “proposta indecente”, gravissima dal punto di vista istituzionale: “Arriva dalla polizia una richiesta esplicita, una sorta di patto: voi rinunciate ad andare a fondo nelle inchieste sulla polizia, noi facciamo altrettanto nelle indagini sui manifestanti. La proposta ci è riferita in questi termini dal procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino. E’ decisamente rifiutata”. Lo conferma anche Patrizia Petruzziello, il magistrato che ha poi condotto l’inchiesta su Bolzaneto: “Si proponeva una sorta di pari e patta”. [http://espresso.repubblica.it/dettaglio/g8-la-polizia-tento-di-insabbiare/2151367]

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