26 settembre 2018

G8, Bolzaneto: i "servitori dello Stato" sono colpevoli

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di Massimo Calandri

Nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 dell´estate 2001, i no-global furono picchiati, umiliati, sottoposti a «trattamenti inumani e degradanti». Ci fu tortura, e gli imputati sono colpevoli. Generali della polizia penitenziaria, guardie carcerarie, ufficiali dell´Arma e militari, agenti e funzionari di polizia, persino quattro medici: la corte d´appello del tribunale di Genova li ha condannati tutti e 44. A nove anni dai fatti la maggior parte dei reati è prescritta, ma i responsabili pagheranno comunque risarcendo le vittime delle violenze. E con loro metteranno mano al portafogli anche i ministeri di appartenenza (Giustizia, Interno, Difesa), che dovrebbero sborsare una cifra tra i dieci e quindici milioni di euro.

Sono state poi inflitte sette condanne a complessivi dieci anni di reclusione nei confronti di quattro guardie carcerarie responsabili di falso – reato non prescritto –, e di tre poliziotti che avevano rinunciato alla prescrizione. «Questa sentenza è due volte importante, perché fatti come quelli accaduti a Bolzaneto non dovranno ripetersi. Mai più», hanno commentato soddisfatti i pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati. Alla fine della lettura della sentenza da parte del presidente Maria Rosaria D´Angelo, un imputato presente in aula ha inveito contro i giudici – «Avete voluto condannare tutti e basta, senza fare distinzioni» – ed è stato allontanato. «Una vergogna» ha detto l´ispettore Mario Turco, condannato ad un anno. Tutti gli imputati tranne uno, finito nel frattempo nei guai con l´accusa di aver stuprato tre prostitute nelle guardine della questura genovese, restano comunque al loro posto. I procedimenti disciplinari scatteranno solo dopo la eventuale condanna definitiva in Cassazione.

In primo grado, nel luglio del 2008, erano state pronunciate 15 condanne e ben 30 assoluzioni. Dei «simbolici» 76 anni di prigione chiesti dalla procura ne era stato riconosciuto meno di un terzo. Durante tre giorni e tre notti, nel luglio 2001, passarono per la caserma di Bolzaneto – trasformata nel “centro di prima detenzione” del G8 – almeno 252 fermati. Almeno, perché nemmeno i registri furono tenuti correttamente dai responsabili, e i pm presumono che i prigionieri possano essere stati anche di più. I no-global dovevano restarvi il tempo di una visita medica e dell´identificazione prima del trasferimento ad altre strutture: rimasero invece dietro quelle sbarre anche più di trenta ore, sottoposti ad ogni genere di umiliazione. Per Riccardo Noury, portavoce italiano di Amnesty International, «questa sentenza aiuta a far sì che non vi siano altre Bolzaneto, anche se la mancanza del reato di tortura e l´assenza in questi nove anni di parole chiare di condanna da parte delle autorità di governo italiane nei confronti di chi commise gravi violazioni dei diritti umani, lascia sempre aperto questo rischio».

Fonte Repubblica

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  1. red

    COMITATO VERITA’ E GIUSTIZIA PER GENOVA
    http://www.veritagiustizia.itinfo@veritagiustizia.it
    comunicato stampa

    SOSPENDERE TUTTI SUBITO, E UNA LEGGE SULLA TORTURA

    Il messaggio dei giudici d’appello, con le 44 condanne per i maltrattamenti e le torture su decine di cittadini detenuti nella caserma-carcere di Bolzaneto nel luglio 2001, è chiarissimo e dev’essere colto immediatamente dalle istituzioni. Tutti i condannati nelle forze dell’ordine devono essere immediatamente sospesi dagli incarichi, in modo che non abbiano contatti diretti con i cittadini; gli Ordini professionali devono agire sui propri iscritti con la sospensione: non è più possibile restare nel terreno dell’ambiguità. Se la Costituzione è una cosa seria, se la tutela dei diritti umani e civili è davvero una priorità, lo Stato deve inviare ai cittadini e ai lavoratori delle forze di polizia un messaggio nitido: l’Italia ripudia i comportamenti che hanno condotto alle condanne di oggi e lo deve dimostrare con atti concreti. Se buona parte delle pene è caduta in prescrizione è solo perché in Italia non ha una legge sulla tortura (reato che per la sua gravità non prevede prescrizione), nonostante l’Italia si sia impegnata oltre vent’anni fa ad approvarne una. Il parlamento ora non ha più scuse: la sentenza di oggi dimostra che abbiamo assoluto bisogno di quella legge.

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