13 dicembre 2018

G8, ecco perché è stato un fallimento. Al di là delle balle televisive

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di Giulio Marcon*

Per Berlusconi sarà stato forse un successo (mediatico), ma per l’Africa, il nostro pianeta e le persone in carne ed ossa che subiscono il peso della crisi il G8 dell’Aquila è stato un clamoroso fallimento.

I grandi capi del G8
I grandi capi del G8

Gli stanziamenti per l’Africa (passati da 25 a 15 per poi assestarsi a 20 miliardi di dollari) non sono altro che merce riciclata (e anche un po’ avariata) delle promesse fatte al G8 di Glenagles e, prima ancora, all’Assemblea del Millennio delle Nazioni unite nel 2000 (ed ad altri appuntamenti internazionali). Non si sa questi soldi chi e come li raccoglierà e da dove verranno, né come – se trovati – verranno spesi. L’accordo sul clima è al di sotto delle aspettative delle Nazioni unite e il loro Segretario generale se ne è lamentato pubblicamente. Fissare tra 41 anni (nel 2050) l’obiettivo della riduzione dei gas serra è il modo più comodo per prendere tempo, salvo poi rivedere al ribasso gli obiettivi ora posti, via via che si dimostreranno irrealizzabili. La conclamata lotta ai paradisi fiscali e agli inusitati profitti dei petrolieri è una pura petizione di principio. E “people first” (prima le persone) è solo un vacuo slogan per nascondere l’assenza di misure vere per fronteggiare la crisi economica e finanziaria globale. Per nuove regole sul commercio si rinvia al vertice di Doha del 2010. E per i mercati l’enfasi è che continuino a rimanere “aperti” (non sia mai, il protezionismo!), non sul fatto che si stabiliscano regole dure e stringenti per evitare il casinò finanziario che ha dominato indisturbato in questi anni. Dei “diritti” del mercato si parla in lungo e in largo nelle dichiarazioni dei G8, dei diritti del lavoro non c’è traccia.

Il G8 continua ad essere un club inutile (per il mondo) e anzi, spesso dannoso. Inefficace nel regolare le politiche globali ed ambientali sullo sviluppo ed egualmente inefficace nel fare fronte comune per rispondere ad una crisi economica e finanziaria senza precedenti nel secondo dopoguerra. Con un’operazione di maquillage politico e mediatico il G8 si allarga – a seconda dei giorni – a G14 e poi a G20, ma nella sostanza nulla cambia. I paesi emergenti rimangono alla finestra, ma soprattutto sono tenuti fuori dalla porta gli altri 180 e passa paesi sulla cui testa ricadono alcune decisioni prese dal G8. Le Nazioni unite sono isolate ed emarginate, fuori dal gioco: eppure sarebbero le uniche titolate a parteciparvi.

Anche l’invito – nella dichiarazione finale – a seguire l’esempio del “trattato di non proliferazione e l’impegno a creare le condizioni di un mondo senza armi nucleari” suona un po’ strano alle orecchie di chi aspira alla pace. Sicuramente giusto. Ma mentre si lavora per creare “le condizioni” di un mondo senza armi nucleari, il G8 si dimentica di dirci che ogni anno si spendono oltre 1.200 miliardi di dollari per le armi (l’80% a carico dei paesi del G8) e basterebbe ridurre del 4% la spesa militare mondiale per avere a disposizione il doppio dei soldi stanziati per l’Africa.

Per l’Africa di soldi ne sono stati stanziati in questi anni. A parole. Infatti gli obiettivi del Millennio – per mancanza di risorse – sono nel frattempo falliti e Berlusconi di promessa in promessa è arrivato a ridurre del 56% i fondi per la cooperazione allo sviluppo nell’ultima finanziaria, portando allo 0,11% la percentuale del PIL destinata ai paesi poveri. Rivendicare il “successo”del G8 è un’ipocrisia assoluta di fronte a tante migliaia di persone che muoiono di fame e di malattia nel continente africano – e ai milioni di lavoratori che perdono il posto – alle quali si fanno continue promesse che non vengono mantenute. Il G8 è ormai un vecchio arnese degli anni del neoliberismo. E’ ora di cambiare rotta, di tornare alle Nazioni unite e ad un’idea di mondo diversa, fondata sulla pace, la democrazia, un’economia di giustizia. Ovviamente di questo al G8 non si è parlato.

*l’autore è il coordinatore della Campagna Sbilanciamoci

0 Comments

  1. Marco Romoli

    concordo perfettamente con la necessitàdi potenziamento dell Nazioni Unite, unico organismo che potrebbe rappresentare i diritti dei popoli e non la tutela della ricchezza da sfruttamento

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  2. red

    inviato da Lucio Garofalo

    L’AFRICA E I POTENTI DEL G8

    Al termine del summit internazionale tenutosi a L’Aquila nei giorni scorsi, Silvio Berlusconi ha proclamato con la consueta alterigia ed enfasi retorica: “Il G8 è stato un successo, sono stati stanziati 20 miliardi per l’Africa”. In realtà, il vertice de L’Aquila si è concluso con una serie di clamorosi fallimenti rispetto agli ambiziosi obiettivi fissati nell’agenda. Sorvoliamo il tema dei mutamenti climatici, non tanto perché secondario o marginale, quanto per concentrarci sul nodo centrale dell’economia globale rappresentato dalla frattura sempre crescente tra Nord e Sud del mondo e dalle iniziative politiche a favore soprattutto del continente africano e contro la fame nel mondo. Ebbene, su tale versante il G8 ha annunciato solo vaghi e generici impegni e proclami verbali che, come ormai succede puntualmente, verranno smentiti dai fatti.
    Dunque, il vertice del G8 si è rivelato come l’ennesima operazione mediatica sbandierata come un evento persino filantropico e umanitario, con uno scopo liberale quanto pragmatico, almeno stando agli scopi dichiarati e alle enunciazioni di principio, quale la cancellazione del debito economico che strangola i paesi africani. Al di là della buona fede e delle buone intenzioni, reali o presunte, di qualche ingenuo spettatore tendenzialmente credulone e sprovveduto, a chi è per indole, vocazione e formazione intellettuale sempre vigile e critico, diffidente e malpensante, non è sfuggito il vero carattere, per nulla caritatevole e misericordioso, di tale avvenimento, ossia una finalità ipocrita e strumentale di mera propaganda ideologica. Come altre precedenti iniziative persino spettacolari, anche questo annuncio “buonista” appare assolutamente funzionale, o comunque strumentalizzabile, ai fini di un disegno ideologico e propagandistico teso, tra l’altro, a “ripulire” la coscienza sporca della “ricca e opulenta” civiltà occidentale, per procedere infine a riabilitare un sistema economico di rapina, di espropriazione e sfruttamento materiale e intellettuale imposto a danno di miliardi di esseri umani, un sistema economico planetario che da anni è precipitato in una grave perdita di consensi, oltre che in una fase di profonda crisi strutturale.
    A questo punto, mi sorge spontanea una domanda: ma chi sono i veri debitori e i veri creditori? Mi spiego meglio. L’Africa, culla del genere umano e delle prime civiltà storiche, è uno sterminato continente ricco di risorse umane e ambientali: forza-lavoro, acqua, petrolio, oro, diamanti, avorio e altre preziose materie prime. Queste immense ricchezze – non solo materiali, se si pensa al saccheggio culturale che ancora oggi subiscono le popolazioni africane – per secoli sono state depredate ed estorte ai legittimi proprietari, ossia gli africani, da parte di una ristretta schiera di superpotenze economico-imperialistiche (soprattutto europee, con l’aggiunta degli Stati Uniti, mentre il Giappone ha sempre mirato al dominio e allo sfruttamento coloniale del continente asiatico) che, in nome di una pseudo-legalità internazionale, continuano a pretendere la restituzione del cosiddetto debito economico accumulato da regimi locali dispotici e corrotti, collusi con lo strapotere occidentale, in seguito ad incessanti acquisti di armi da guerra, i cui principali produttori ed esportatori mondiali sono, non a caso, i suddetti Stati occidentali. Se leggiamo bene la storia dell’Africa (e dell’intero pianeta) ci rendiamo perfettamente conto che è il “ricco e civile” mondo occidentale ad essere debitore, sia sotto il profilo materiale che culturale, verso i popoli africani, non il contrario. Eppure, chi espone le cose come realmente sono, ossia crudamente e senza ipocrisie, è criticato e bandito quale “nemico” dell’occidente.
    Dal canto suo, il G8 ha creato uno dei paradossi più assurdi che si siano mai conosciuti, ma che esprime emblematicamente ed efficacemente la follia e le violente contraddizioni che sono alla base dell’assetto economico sociale vigente su scala planetaria. Infatti, mentre da un lato i capi di Stato riuniti nel G8 hanno pomposamente annunciato di voler abbattere il colossale debito economico (che ammonta a svariate migliaia di miliardi di dollari: una cifra spaventosa) che affoga i paesi africani e che in effetti non potrà mai essere estinto completamente dato che solo gli interessi annui stanno letteralmente strozzando lo sviluppo di quei popoli, soprattutto dell’Africa sub-sahariana e centro-meridionale, dall’altro lato dietro i proclami retorici si annidano nuove, pericolose liberalizzazioni in ambito economico internazionale.
    A parte le condizioni di estrema povertà materiale in cui versa oltre un miliardo di persone che vive con meno di un dollaro al giorno, occorre evidenziare la catastrofe sanitaria provocata dalla crescente diffusione di perniciose malattie epidemiche quali l’Aids, che in occidente sono ormai debellate o sotto controllo, mentre in vaste zone del continente africano stanno causando un vero e proprio sterminio di massa a causa degli alti costi dei vaccini imposti dalle multinazionali farmaceutiche. Ebbene, il mio profondo scetticismo scaturisce esattamente dall’analisi dell’esperienza storica, che mi induce a dubitare del valore di simili iniziative che servono, probabilmente, solo a rimuovere i sensi di colpa e la cattiva coscienza del mondo occidentale. Non è un caso che l’immenso fiume di denaro devoluto finora ai paesi poveri, sia finito in parte nelle tasche dei ceti ricchi dei paesi poveri, in parte è ritornato ai ricchi dei paesi più ricchi in termini di interessi (usurai) sul debito oppure attraverso la vendita di armi.
    Allora, si dirà, come sono “bravi, buoni e generosi” i bianchi occidentali, che sono persino disposti ad azzerare il debito finanziario che uccide l’Africa e il Terzo mondo in generale! Ma, domando, quale strozzino ha mai estinto, di sua spontanea volontà, il debito (o una parte di esso) contratto dalle proprie vittime? Nessuno. Eppure siamo pronti a credere che una cosa del genere possa improvvisamente accadere agli usurai dell’economia globale, soltanto perché lo ha detto la Tv, solo perché lo hanno annunciato alcuni capi di stato. Ma che ingenuità sovrumana! Inoltre, seguendo i telegiornali, ad un certo punto ho visto scorrere le immagini dei potenti del G8, alla stregua di un vero e proprio spot elettorale. Ciò mi ha ulteriormente confermato che un obiettivo strategico di simili iniziative “benefiche”, condotte a livello verticistico, è quello di sottrarre l’iniziativa ai movimenti di base e alle masse, che evidentemente possono solamente svolgere un ruolo da spettatrici, per assegnare invece una funzione decisiva e primaria agli statisti del G8 i quali, grazie anche ai loro giullari e servitori addetti alla propaganda, possono riacquistare la credibilità e il prestigio perduti.
    Tuttavia, i capi di stato del G8 non sono tanto potenti e determinanti quanto lo sono, invece, altri centri di comando e dominio “imperiale”, ovvero: le multinazionali, soprattutto quelle petrolifere, degli armamenti, dei farmaci, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e altre strutture del potere economico sovranazionale. Pertanto, le migliori campagne di sensibilizzazione non si promuovono organizzando eventi di pura retorica e demagogia politica, o allestendo megaspot elettorali a beneficio dei presunti padroni della Terra, bensì costruendo dal basso percorsi di lotta, di elaborazione, riflessione e progettazione politica, in cui le masse popolari riescano ad esercitare un ruolo di protagonismo reale, attivo e consapevole, e non quello di semplici spettatori e consumatori passivi di ciò che ormai è diventato soprattutto uno dei tanti mega-spettacoli dello starsistem politico internazionale. Ovviamente, mi riferisco al summit del G8.
    Questa è l’umile opinione di un cittadino del mondo che non intende conformarsi agli schemi politici e culturali dominanti, ma cerca di sfuggire alle facili suggestioni suscitate dai mass-media e da iniziative prettamente propagandistiche. In buona sostanza, il mio intento è di smascherare la natura ipocrita e mistificante di tali operazioni di portata planetaria che vengono spacciate come attestati di solidarietà e di amicizia universale, ma in realtà approfittano della buona fede e delle speranze dei popoli. Non sono un mago né un profeta, per cui non conosco né intendo suggerire la “soluzione” rispetto ai gravi problemi che affliggono gran parte dell’umanità, come la drammatica emergenza della povertà estrema in cui versano i popoli africani. A tale scopo, comunque, non servono le iniziative quali il G8, che celano e perseguono altri interessi, orientati a vantaggio dei decisori del G8 e di quel 20 % di ricchi che consumano oltre l’80 % del reddito materiale prodotto dall’intero pianeta.

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