Francuccio Gesualdi scrive a Betori: "il Codice vale più delle persone?"

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Vecchiano, 30.10.09

A Sua Eminenza Mons. Giuseppe Betori Arcivescovo di Firenze

Eminenza,

mi scuso per questa lettera aperta, ma la vicenda è pubblica e merita uno scambio allargato. Non mi intendo di diritto canonico e non so valutare se e quanto gravemente don Alessandro Santoro abbia violato il codice ecclesiastico, benedicendo le nozze di Sandra Alvino e Fortunato Talotta. Si direbbe una violazione grave, a giudicare dalla sua decisione di sospenderlo da qualsiasi incarico, ma due interrogativi mi tormentano e trovo corretto comunicarglieli.

Primo: perché la Chiesa si ostina a fare passare sempre cinquecento anni prima di riconoscere le evidenze scientifiche più elementari e perseguita i suoi membri più validi solo perché osano schierarsi a favore di scelte che la storia inevitabilmente indica come le più corrette? Non mi appellerò alla condanna di Galilei o del Savonarola, per sottolineare come l’oscurantismo della Chiesa spesso la ponga su posizioni così insostenibili da meritare la condanna della storia e perdere la stima di un vasto numero di fedeli. Mi appellerò all’esperienza quotidiana, a quel vissuto comune che ci dice quanto la natura a volte sia imperfetta ed abbia bisogno dell’intervento medico per correggere l’imperfezione. Tutti ci sottoponiamo a cure ed interventi chirurgici, anche complessi e rischiosi, per correggere malformazioni congenite o acquisite, in ogni tipo di organo, e la Chiesa non ha niente da ridire. Anzi se non si intervenisse avrebbe parole di condanna. Sinceramente non capisco perché non debba accettare che le malformazioni sono possibili anche nella sfera genitale, tali da fare sbagliare l’assegnazione del sesso e quindi da imporre un cambiamento di anagrafe, una volta corretta la malformazione. Questo sembra essere il caso di Sandra, che all’anagrafe ha ottenuto il cambio di sesso e come donna ha potuto celebrare il suo matrimonio civile con Fortunato.

Il secondo interrogativo è più angosciante del primo e riguarda la gerarchia di valori della Chiesa. Don Alessandro è alle Piagge dal 1994, uno dei quartieri più degradati di Firenze. Vi si è dedicato con tutto se stesso per ridare dignità, parità, capacità di partecipazione, a persone e famiglie che la società preferisce rinchiudere nei ghetti per toglierseli dalla vista. In quindici anni ha creato scuole, luoghi di incontro e di aggregazione, esperienze di economia solidale, tale da attirare l’ammirazione di tutta Italia. Ma soprattutto, tale da ridare speranza a centinaia di famiglie che in don Alessandro hanno trovato amicizia, conforto, solidarietà. Ora, con la sua decisione di allontanare don Alessandro dalle Piagge, per loro tornerà la solitudine, l’insicurezza, l’abbandono. Davvero un articolo del codice canonico vale più dell’avvenire di centinaia di famiglie?

Sono stato allievo di don Lorenzo Milani. Anche lui subì le ritorsioni di una gerarchia ecclesiastica che non tollerava chi anteponeva la fedeltà al Vangelo alla difesa degli interessi di potere della Chiesa. Oggi la Chiesa lo carica di onorificenze, ma il modo migliore per dimostrare che si è capito la lezione del Milani non è osannandolo, ma smettendo di perseguitare chi fa la scelta degli ultimi.

Distinti saluti

Francesco Gesualdi

0 Comments

  1. giovanni giardi

    Mons. Betori/don Santoro: carità l’è morta
    Sulla vicenda di cui al titolo ho scritto il messaggio che segue alla Diocesi di Firenze. Tutta la mia solidarietà alla Comunità delle Piagge (Mi ricorda tanto la vicenda dell’Isolotto e Don Mazzi e anche la vicenda di Don Milani).

    Mi creda, caro vescovo, sono un credente, un praticante e, con mia moglie, ho impegnato la vita e la famiglia nella solidarietà e nella condivisione attingendo da quello che mi hanno suscitato le scritture i profeti della carità cristiana di oggi (in particolare Don Oreste Benzi) e della società civile.
    Nella vicenda delle Piagge e della rimozione del parroco, don Alessandro Santoro, vedo, però, solo burocrazia, regole farisaiche, una buona dose di ideologia e pregiudiziali omofobe che ritrovo con orrore (ne parlo da qualche tempo sul mio piccolo sito; http://www.promemoria.sm) in gran parte della chiesa gerarchica. Nessun segno della fratellanza cristiana, della legge dell’amore, l’unica che è venuta a predicare Cristo in contrapposizione alla “legge” farisaica.
    Fa il paio con la vicenda del rifiuto di una legge di tutela degli omosessuali votata da chi si presenta in politica come cristiano e con l’opposizione del Vaticano ad una raccomandazione dell’ONU proposta dalla Francia contro la persecuzione degli omosessuali.
    Se la vedrà con la sua coscienza, ma è certo che il mondo non potrà vedere Gesù in questi atteggiamenti

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