21 novembre 2018

Fra gli accampati di Quaracchi, cento persone in mezzo al niente

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Marco Bazzichi dal Corriere Fiorentino

L’indicazione più efficiente per individuare Quaracchi non è tanto il navigatore satellitare, decollando da Peretola, vi passano sopra. Poi ci si imbatte nell’ultima frontiera della disperazione, il campo dei nomadi e dei senzatetto accanto alla ferrovia

Quaracchi è uno dei borghi, forse il più piccolo, in cui si suddivide la periferia di Firenze tra Peretola e via Pistoiese. All’assemblea dei Cento luoghi, pur in concomitanza con quelle di Brozzi e Peretola-Petriolo, a discutere si sono presentate ben 160 persone. Viene da domandarsi dove siano, di giorno, perché si notano soprattutto i campi incolti e spelacchiati, le strade fangose e il loro complicato intreccio. L’indicazione più efficiente per individuare Quaracchi non è tanto il navigatore satellitare, quanto gli aerei che, decollando da Peretola, vi passano proprio sopra. Seguendo questo tracciante, ci si imbatte nell’ultima frontiera della disperazione, il campo dei nomadi e dei senzatetto in via di San Pietro, accanto alla ferrovia. Persino al confronto dell’Olmatello e di altri insediamenti del genere, il campo di Quaracchi supera gli ultimi confini dell’igiene e della vivibilità. Non c’è corrente, non c’è illuminazione, non c’è niente, se non fango e informi baracche.

Più o meno, ci vivono 100 persone, tutte etichettate, dalla popolazione circostante come “rom”. Tra di loro, vi è Stefano (così ha italianizzato il suo nome), che ogni pomeriggio, verso le 16, parte a piedi da lì per andare a prendere la figlia, che fa la seconda elementare. Un quarto d’ora a piedi. A detta dei ragazzi del campo di Quaracchi, vanno tutti a scuola alla Manzoni, che è a Novoli, in realtà, e la indicano appena dall’altra parte della strada. C’è però da credere ai più adulti, quando raccontano di essere in Italia chi da 5, chi da 10 anni e di aver lavorato a lungo in nero, per lo più come muratori, operatori di gru e gommisti. Difficile che il “rom” racconti con precisione come sia finito a Quaracchi: “finito” viene interpretato come “disperato”, “giunto alla fine”. Come siete finiti a Quaracchi? «Ora stiamo male, non c’è caldo nelle baracche». E fuori dal campo? «Non c’è lavoro». Siete qua perché nomadi? «Siamo qua perché poveri». Vi accusano di rubare, lo sapete? «Noi qua, tutti bravi».

Una versione che non convince gli abitanti della zona di via Pistoiese, anche se i toni sono tutt’altro che esasperati. «Sicuramente alcuni di loro si arrangiano in maniera poco trasparente», commenta una mamma, mentre va a prendere la figlia all’uscita da scuola. Questi discorsi scivolano sulle spalle di Stefano, mentre tiene per mano sua figlia. Appena la piccola si sgancia dal padre, si mette a correre in cerchio, assieme a un bimbo cinese, un marocchino e un italiano. La scuola elementare è l’epicentro delle micro realtà che ruotano intorno a via Pistoiese e via Pratese. Che si venga da Brozzi, da Le Piagge o da Quaracchi non conta più. «Si figuri se conta la provenienza dall’Asia o dai Balcani», aggiunge una maestra, mentre la sua collega, della 2A, parlotta con Stefano. «Nella mia classe abbiamo due cinesi, due marocchini, due rumeni e la piccola, che è, se non sbaglio, la prima rom di questa scuola». Di fronte alla scena, davvero triste, del padre e della figlia che se ne tornano al campo fangoso, vengono giù molte barriere, ma resta il problema di quel centinaio di persone.

Con la testardaggine di alcuni operatori sociali, come Marcello Zuinisi, qualcosa di buono si intravede all’orizzonte. L’idea, paventata nove mesi fa, quando all’ordine del giorno era lo sgombero dell’ex Osmatex, di far lavorare in Liguria gli uomini che sono ora a Quaracchi, sta prendendo realtà. La conferma arriva da Ulderico Fusani, dirigente della Provincia di La Spezia, nel settore delle Politiche Economiche, Sociali e del Lavoro: «E’ più che un’idea da vagliare, siamo a un punto successivo. Ci stiamo lavorando, e l’ipotesi di dare questa alternativa a questa gente, potrebbe, sottolineo il potrebbe, realizzarsi davvero». Agli accampati di Quaracchi, dunque, si profilerebbe la possibilità di intervenire, in un progetto di inclusione sociale, allo studio anche degli enti locali toscani, sulle spiagge e le foreste colpite dal maltempo. Dal dragaggio dei fiumi alla pulizia delle spiagge, sarebbe l’occasione per dimostrare quanto davvero queste persone hanno il desiderio e la convinzione di riscattarsi.

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