21 settembre 2018

Fortezza Europa, tutto da rifare

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In una sala gremita da un pubblico attento, Giovedì pomeriggio si è tenuto al Palaffari il Seminario dal titolo ‘Diritto a migrare, diritto di asilo’. Diverse sono state le analisi proposte , per la diversità che caratterizza l’esperienza e l’approccio degli intervenuti. Su un punto tuttavia i singoli contributi si sono ricomposti, senza troppe sfumature: le politiche di chiusura e di esclusione nei confronti dei migranti portate avanti dai singoli governi e dalla Fortezza Europa non raggiungono l’obiettivo enunciato di ridurre i movimenti migratori, ma si rivelano soltanto fonte pericolosa di nuovi squilibri, di discriminazione, di insicurezza.
Enrico Pugliese ha ricordato come il concetto di ‘sanatoria’ sia stato introdotto in Europa a partire dal ’73, anno di svolta per le politiche di immigrazione. Prima era assolutamente ‘lecito’ spostarsi come turista e poi decidersi di stabilirsi in un altro paese, attraverso una semplice dichiarazione all’autorità di competenza. Oggi, le classi politiche non sanno affrontare con concretezza il mutato scenario caratterizzato da un mercato del lavoro internazionalizzato e destrutturato: ad esempio, si rifiutano con ostinazione di recepire proposte avanzate già in passato a favore dell’introduzione di procedure permanenti di regolarizzazione.

Vari gli interventi sull’asilo, mirati in primo a luogo ad affermare la necessità di cambiare approccio nei confronti di questo istituto, ricollegandolo alla politica più ampia di immigrazione: una buona ed efficacie politica di immigrazione è requisito necessario per il recupero della specificità che caratterizza il diritto di asilo. Proposte precise di riforma per il diritto d’asilo sono state avanzate da Gianfranco Schiavone del Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS), mentre Claire Rodier del GISTI (Fr) ha denunciato le forme di abuso e le diverse strategie utilizzate a livello europeo per limitare, se non per eliminare di fatto, l’esercizio del diritto di asilo. Non ultima, l’istituzione di campi per rifugiati direttamente sul territorio dei Paesi di origine, creando situazioni paradossali di ‘asilo interno’. Un seminario dedicato a questa tematica si terrà a Bruxelles i prossimi 5 e 6 febbraio 2003, mentre in Francia il Gisti è promotore di un appello a favore della regolarizzazione dei sans-papiers.
La Fortezza Europa, ha spiegato Anna Maria Rivera (Università di Bari), si fonda su radici complesse, in cui le nuove forme di razzismo e xenofobia pervadono il senso comune e vanno ad alimentare le giustificazioni di chi sostiene e attua le politiche restrittive e dell’esclusione. René Gallissot (Università di Parigi)ha descritto questa tendenza come un’ideologia quasi neocolonialista che viene attuata, a livello normativo, attraverso l?introduzione di nuove barriere interne: meccanismi sempre più selettivi dell’immigrazione, crescenti discriminazioni e differenze di trattamento, creazione artificiale di molteplici status giuridici per i migranti.
Inquietanti alcuni dati riportati, tra cui uno della ‘civile’ Italia: ogni 25 ore nel nostro paese si sviluppa un atto a sfondo razzista. Uno strumento per combattere questa realtà potrebbe essere la creazione di un Osservatorio, non soltanto con il compito di monitarare atti di razzismo, ma anche con quello di organizzare l’autodifesa di chi è vittima di tali azioni.
Sul piano più generale, secondo Sandro Mezzadra (Università di Bologna), occorre sviluppare una rappresentazione più forte della questione dell’immigrazione all’interno del movimento, che soltanto in occasione di Genova 2001 ha capito il valore paradimatico dei migranti, dedicandogli il corteo di apertura. Il Social Forum di Firenze può rappresentare davvero un’occasione per dare una dimensione europea veramente all’azione dei migranti, attraverso la valorizzazione della loro soggettività, la promozione di campane su scala europea, la capacità di elaborare nuove forme di cittadinanza.

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