Fortezza: Un'altra idea sul futuro.

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Fare non è sempre sinonimo di far bene. Un ottimo esempio è quello della Fortezza e delle altre grandi opere con cui l’amministrazione Domenici sta trasformando la città. Trasformazione figlia di un presunto modernismo fondato su un’idea di sviluppo quantitativo che privilegia meccanismi puramente economici rispetto alla qualità della vita. Non siamo d’accordo: un altro tipo di sviluppo non solo è possibile, ma necessario, se vogliamo un futuro sostenibile sul piano ambientale e sociale. La modernità e l’innovazione non sono concetti cui si può sacrificare la vita quotidiana ma possono diventare uno strumento per ottenere una nuova qualità del vivere e una nuova vitalità del tessuto urbano, attivando le energie locali nella loro complessità.

Firenze ha bisogno di uno sviluppo che miri alla coesione sociale, un futuro scandito sui tempi e i bisogni delle donne e degli uomini che la abitano. Gli stessi che hanno dimostrato negli anni un forte senso civico e un desiderio alto di partecipazione ma anche, e forse soprattutto, l’idea che la «città nuova» possa essere il frutto di percorsi decisionali condivisi tra i vari soggetti protagonisti del territorio: cittadini, categorie economiche, società civile organizzata, con le amministrazioni che, oltre ad essere protagoniste del processo, garantiscano il corretto svolgimento delle dinamiche partecipative.

La modernità, così come è perseguita nella nostra città, sceglie invece percorsi, come quelli legati al project financing, che riducono irrimediabilmente la capacità di controllo della pubblica amministrazione ed escludono il ruolo attivo dei cittadini. Nel caso della Fortezza si cominciano ad ammettere gli errori; ma chi ha autorizzato quel progetto? Con quali procedure istruttorie? C’è stato il tempo per valutarlo a fondo? Evidentemente no, riducendosi l’iter a una conferenza dei servizi in nome di una velocizzazione che certamente non fa l’interesse della collettività. Così si raddoppiano gli spazi espositivi alla Fortezza con provvedimenti che mettono ulteriormente in crisi un’area già sottoposta a una elevata congestione veicolare e si crea un parcheggio, a sua volta attrattore di traffico, a pochi metri dalle mura del Sangallo.

E ancora. Si producono sempre più rifiuti e, invece di puntare seriamente a una politica di riduzione, le amministrazioni scelgono di costruire un nuovo inceneritore che la riduzione la nega in partenza. L’aeroporto di Peretola provoca inquinamento, disagio e oggettivo pericolo per una parte consistente della città, ma in nome della presunta modernità si propone di ampliarlo. C’è addirittura chi propone ancora grandi infrastrutture, magari in sotterranea sotto le colline di Fiesole e di Careggi, (genovesizzandole) per risolvere i problemi di traffico crescente senza minimamente porsi la prospettiva di una mobilità alternativa e sostenibile. Si potrebbe continuare con decine di altri esempi, ma i fiorentini si rassegnano a questo sviluppo ipertrofico che non dà risposte ai veri bisogni della città?

Cosa possiamo fare insieme per arginare i guasti di questa visione della modernità sviluppista a tutti i costi? La questione della Fortezza da Basso è emlematica, può diventare il simbolo di una nuova partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. Rivedere in toto il progetto della Fortezza è una necessità come testimoniano le molte voci che in questi giorni si levano per una Firenze del futuro dal volto umano.

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