21 novembre 2018

Follonica, 40 rifugiati adottati dalle famiglie

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di Mario Porqueddu

Una sera ne hanno parlato al loro figlio più gran­de, 3 anni e mezzo: «Noi siamo fortunati: ci s’ha la casa, ci s’ha da mangiare. Aran­shi e Zari non hanno niente. Sarebbe bel­lo condividere, che dici?». A lui pareva giusto. La sorellina ha un anno e mezzo e non si sa cosa ne pensi. Fatto sta che Aranshi e Zari, rifugiati eritrei che in Li­bia, in attesa di affidare la loro vita a uno scafista, si sono innamorati e ora aspetta­no un figlio, da domenica abitano a casa di Luca e Giulia, marito e moglie, di Fol­lonica. «Non siamo eroi: stiamo facendo una cosa normale, ospitiamo due amici — dice Giulia —. Certo, sarebbe bello se lo facessero in tanti. La solidarietà per noi è un valore importante». In 60 metri quadri vivono in sei. I due ragazzi africa­ni dormono nel divano-letto in sala. «I bimbi l’hanno presa bene: al mattino si svegliano e saltano sul letto di quei pove­retti — ride Giulia —. E poi non ho mai avuto la casa così pulita, Aranshi lucida tutto».

Erano arrivati in 200, a novembre, da Lampedusa. Tutti richiedenti asilo. A Fol­lonica li aspettavano i bungalow del vil­laggio «Il Veliero», un camping che per l’inverno si è trasformato in centro di ac­coglienza. «L’ultima volta che in paese ci sono stati profughi fu nel ’56, erano un­gheresi », racconta il sindaco Claudio Sa­ragosa. La convenzione tra Viminale e «Veliero» è scaduta martedì. Dopo un sit-in di protesta sull’Aurelia e trattative seguite dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati, il villaggio si è svuotato. E que­sta è una storia a lieto fine, perché 40 dei rifugiati sono rimasti in Toscana, «adot­tati » per un po’ da cittadini italiani.

Era stata Francesca Cannizzo, prefetto di Grosseto, a lanciare un appello al­l’ospitalità. Ha funzionato. Ma la faccia stravolta di Ilaria Salvi, assessore alle Po­litiche sociali di Follonica, è la prova che non è stato semplice. Ricorda i giorni du­ri: «Un caso di Tbc, anche se subito isola­to, alimentò settimane di polemiche». La Lega chiese l’invio dell’esercito. «Sca­ramucce politiche» minimizza il sinda­co, che è del Pd. In realtà momenti di ten­sione ce ne sono stati: episodi di intolle­ranza sui bus o nei locali pubblici, due profughi arrestati per altrettanti palpeg­giamenti ai danni di una commessa e una barista, un paio di denunce. Ma ci sono stati anche incontri dal titolo «Sto­ria dell’altro», con i richiedenti asilo che raccontavano ai follonichesi le loro espe­rienze. E poi corsi di italiano, feste dan­zanti, la messa di Natale. L’università di Siena ha mandato qui gli studenti di an­tropologia culturale. Caritas, Centro mis­sionario e molti cittadini hanno formato una rete di solidarietà. Il Corriere di Ma­remma ha raccontato del fidanzamento tra Rachele, cameriera del «Veliero», e Musa, maratoneta etiope, che in questi mesi si è allenato assieme ad atleti ma­remmani, ha corso la Roma-Ostia, e ora in un centro d’accoglienza del Lazio aspetta di sapere se la sua domanda d’asi­lo sarà accolta.

L’altro ieri Luca Marchionni, proprie­tario del «Veliero», faceva la spola in au­to tra il camping e Follonica per smistare 32 rifugiati in appartamenti suoi e della sua famiglia: «In questi mesi vissuti as­sieme ci sono stati momenti emozionan­ti, di condivisione». Così, nelle seconde case dove d’estate stanno i turisti abite­ranno, almeno fino all’arrivo del permes­so di soggiorno definitivo, gruppi di gio­vani eritrei: niente affitto e il vitto è offer­to. Poi c’è chi ha scelto la convivenza: un ragazzo di Cecina, una famiglia a Marsi­liana, una signora tedesca che sta in Ma­remma, e i due sposi di Follonica. Marte­dì Giulia ha portato Aranshi in ospedale per l’ecografia. «Ci hanno detto il sesso: è femmina! Vogliono chiamarla Giulia».

[Fonte Corriere della Sera]

0 Comments

  1. ROSETTA

    Grazie per questi segni di solidarietà. In un’Italia che si pensa abbia perso i suoi valori e dove la popolazione è sempre più maleducata e intollerante, sapere che c’è ancora gente che agisce con il cuore, che aiuta gli altri, che fa sacrifici per condividere la propria casa con altri è veramente una cosa commovente. Ti fa pensare che c’è ancora gente buona e generosa e ti fa venir voglia di condividere questo slancio di generosità. E le forme per condividerla sono davvero tante, basta guardarsi attorno! Grazie ancora. Mi fa sentire orgogliosa di voi italiani!

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