Flop dei partiti anche in Toscana. Il Pd? Come la peggiore Dc. L'analisi di Donatella Della Porta

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di Massimo Vanni per Repubblica Firenze

Docente di sociologia politica all’Università europea e, a suo tempo, tra le animatrici del «movimento dei professori» del 2002, Donatella Della Porta avverte tutti. Anche il Pd e il centrosinistra che hanno retto allo tsunami elettorale che ha travolto il Pdl: le domande che salgono dall’elettorato restano per lo più inevase.

Professoressa Della Porta, che Toscana esce dalle urne?
«C’è un crollo del centrodestra, ma il centrosinistra è riuscito solo in parte ad avvantaggiarsi di questo crollo».

Perché il Pd non ha colto l’occasione?
«Ho l’impressione che il Pd non abbia guadagnato quanto avrebbe potuto perché anche a sinistra ci sono stati scandali. E poi l’appoggio incondizionato al governo Monti ha provocato allontanamenti. Il Pd è pur sempre una formazione eterogenea».

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«Come altrove, il Pd è qui molto diviso. E non è un tipo di divisione che risponde a principi salutari di democrazia interna, semmai a qualcosa di simile alle correnti democristiane nei momenti di peggiore decadenza della Dc».

Che pensa dell’exploit dei grillini?
«Ci sono due richieste nell’elettorato: una diversa politica economica, come vediamo anche in Francia e in Grecia, e una profonda insoddisfazione verso le forme della politica. Un fenomeno diffuso, ma che qui in Italia ha radici profonde, a cominciare dalla bassa qualità della classe politica che da Tangentopoli in poi non è riuscita a rinnovarsi».

Quanto hanno pesato gli scandali sul finanziamento pubblico e i tentennamenti dei partiti?
«Penso possano aver avuto un forte impatto, da Lusi a Belsito le vicende hanno scosso l’elettorato. E certo non ha aiutato dire, come ha fatto Bossi, che il finanziamento è della Lega e la Lega lo può buttare fuori dalla finestra. Prima ancora il caso Lusi ha fatto impressione. E l’elettorato di centrosinistra è più esigente».

E i grillini hanno incanalato una fetta della protesta.
«Hanno incanalato l’insoddisfazione profonda. Sprechi, lussi e le vacanze da sogno colpiscono ancora di più in un momento in cui precari e imprenditori si avvicinano e c’è chi muore di credito pubblico non pagato. I grillini mi ricordano i “Piraten” tedeschi. Ma dobbiamo tenere conto che c’è una distanza tra quello che dice Grillo e le ragioni per cui tanti votano le liste 5 Stelle sul territorio. Oltretutto, in un Paese dove il 98% dei cittadini non crede ai politici, bollare i grillini come “antipolitici” scatena l’effetto opposto».

Astensione e protesta stanno cambiando il rapporto con la politica in Toscana?
«Direi di sì, fatti di corruzione, correntizzazione dei partiti del centrosinistra, conflitti personalistici: tutto questo provoca una riduzione della percentuale di zoccolo duro tipico di Toscana ed Emilia. I partiti vengono avvertiti sempre più simili e non dicono niente sulla diseguaglianza economica e su come cambiare la politica».

Ma il Pd toscano non ha ragione di cantare vittoria?
«Rispetto al mare di distruzione ci si sarebbe aspettata una vittoria più consistente. D’altra parte quando abbiamo fatto un sondaggio tra i partecipanti al 1° Maggio e allo sciopero generale si è visto che anche loro sono profondamente insoddisfatti. E un Pd al 25 per cento, rispetto al crollo degli altri, non è grande risultato».

Come arginare però la crescente diserzione dalle urne? I partiti ce la possono fare?
«Il centrodestra dovrà andare verso una rifondazione totale. Il centrosinistra dovrà invece prendere posizione sui temi della crescita e rinnovare il proprio modo di funzionare: cosa si fa rispetto alle politiche di austerity, si sostiene il liberismo di Monti o si accentua la critica? Ma non è facile, perché ormai si agisce col vento contrario».

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