10 dicembre 2018

Fischietto e pistola

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Vigili urbani armati? Sembra essere questo il futuro scenario aperto dalla delibera avanzata in consiglio comunale dall’assessore Graziano Cioni per impedire l’accesso degli obiettori di coscienza al concorso per vigili urbani attraverso l’introduzione del porto obbligatorio della pistola. La proposta sta facendo molto discutere, anche se ancora una decisione precisa non è stata presa, ed è stato dato tempo fino al 9 giugno per analizzare più approfonditamente la questione. Tuttavia, a seguito di molte proteste, è stato proposto di fissare almeno un tetto massimo al numero di obiettori che possono far parte dei vigili urbani e di impiegarli solo per svolgere lavoro di ufficio. La proposta ha trovato d’accordo il centro-destra; contrari si sono invece dichiarati il consigliere dei Comunisti Italiani Luca Pettini e il consigliere dei DS Gregorio Malavolti, che in un comunicato stampa hanno osservato come “invece di organizzare il corpo della polizia municipale in modo da poter accogliere lavoratori che abbiano rifiutato l’uso delle armi e il servizio militare, si risolve banalmente con un gesto di chiusura un problema decennale, che ha visto opporsi centinaia di obiettori a molte amministrazioni locali, soprattutto di centrodestra”. La proposta inoltre è in aperto contrasto con una sentenza della Corte Costituzionale che stabilisce che non si può discriminare un obiettore sulla base della sua scelta di coscienza. è bene sottolineare poi come a livello nazionale non sia previsto per legge il porto obbligatorio delle armi per i vigili urbani, eccetto in rari casi (ad esempio per particolari servizi di vigilanza).
La delibera ha un valore soprattutto simbolico, visto che riguarda un numero esiguo di persone, numero inoltre destinato a non aumentare, dato che con l’introduzione del servizio militare volontario anche la figura dell’obiettore di coscienza scomparirà. Attualmente sono 7 gli obiettori in servizio, i quali, pur essendo stati esclusi inizialmente, sono entrati nel corpo della polizia municipale grazie alla sentenza del TAR; la nuova norma però rende estremamente difficile, se non impossibile, fare ricorso. Tuttavia armare i vigili equivale a negare la possibilità di formare un corpo nonviolento di polizia municipale e si tratta di una nuova affermazione di un’idea di sicurezza basata esclusivamente sulla repressione, sulla militarizzazione e sulla discutibilissima convinzione che portare un’arma sia un deterrente contro la criminalità. Ma siamo sicuri che non ci sia altro modo per risolvere i problemi sociali che ricorrere alle armi e aumentare ulteriormente l’imperante clima di diffidenza e insicurezza che sembra essere così diffuso in Italia e che ha già portato alla recente istituzione del poliziotto di quartiere? Senza contare che la polizia municipale ha compiti diversi rispetto ad altre forze dell’ordine e le situazioni che possano spingerla ad usare un’arma sono davvero poche: neanche in grandi città come Roma infatti è previsto il porto obbligatorio della pistola.

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