14 novembre 2018

Firenze razzista? Non tutta

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Dall’agosto scorso, quando il Comune ha deciso che ‘il problema’ della città era costituito dai lavavetri stranieri, abbiamo assistito ad una escalation razzista senza precedenti, a Firenze e in tutta Italia. La deriva verso destra del Partito Democratico è stata accompagnata dalla destra, quella originale, arrivata al governo ad aprile. In tutto il paese Pd e Pdl si rincorrono per abbattere – a suon di dichiarazioni, delibere, leggi, prassi fasciste rimesse a nuovo – i diritti sociali e civili della popolazione più debole e indifesa. Intendiamoci, la responsabilità penale è personale e quindi quando uno straniero ruba, uccide, truffa va perseguito nello stesso identico modo dell’italiano che delinque. Ma la politica in questo periodo di crisi economica – quindi fecondo per attivare la dinamica del capro espiatorio – è andata oltre. Alla ricerca disperata di consenso ha cercato di soddisfare i peggiori istinti delle persone facendo di tutta l’erba un fascio, criminalizzando tutti gli stranieri di una dato paese, strumentalizzando fatti di cronaca sempre avvenuti, negando quei principi costituzionali che dicono che davanti alla legge siamo tutti uguali.
Sono partite così le campagne contro i senegalesi in centro, contro i rom nelle baracche e nelle ex fabbriche, contro i rumeni, contro le badanti, contro chi osa occupare strutture pubbliche abbandonate da anni per avere un tetto per la notte. I sindaci di Firenze, Sesto Fiorentino e Fiesole si sono distinti per mancanza di umanità. Spesso anche le associazioni collaterali alle amministrazioni sono state zitte o hanno semplicemente balbettato affinché non fosse disturbato troppo chi deve decidere se finanziarle o meno con soldi pubblici. A Sesto, in una casa del popolo, è stato organizzato un incontro per cacciare gli stranieri dal territorio comunale. A Firenze il nuovo regolamento comunale dei vigili urbani (180 divieti, nessun diritto), voluto a tutti i costi dall’assessore Cioni, ha visto di nuovo saldare gli interessi della destra con quelli del Pd e dei suoi partiti satelliti come Verdi, Sinistra Democratica e Comunisti Italiani, capaci di eclatanti dichiarazioni di principio e poi pronti a chinarsi nel votare ciò che il Pd chiede. A tutelare i diritti della persona rimangono oggi a Palazzo Vecchio solo i gruppi di Rifondazione e di Unaltracittà.
Una reazione c’è stata: la parte più evoluta della città (più semplicemente quella che ritiene di avere ancora una Costituzione a cui rifarsi per una convivenza civile) ha tentato di opporsi ad un modello culturale preoccupante e pericoloso. Incontri, manifestazioni, iniziative si succedono con una frequenza confortante. è nata l’Assemblea autoconvocata che in questi mesi ha cercato di mettere insieme cittadini e organizzazioni che si battono per i diritti e contro il razzismo; è partita la campagna ‘Il prossimo sono io’ che permette a chiunque di fotografarsi con un mirino sul corpo; è stato lanciato un appello ai giornalisti affinché facciano il loro mestiere rispettando i diritti di tutti e non solo ascoltando le sirene dei politici; sono stati organizzati digiuni e presidi contro le misure repressive di comune e governo, una sfilata di moda rom ha aperto simbolicamente l’ultima edizione di Pitti Bimbo. Contro i lager di ultima generazione, chiamati CPT, che qualcuno vorrebbe sul nostro territorio, è stata realizzata un’azione simbolica e di grande impatto: vivere in una gabbia allestita nel mezzo del Piazzale Michelangelo. Infine il 22 luglio una lunga ‘Marcia della convivenza’ si è snodata per le vie del centro, fino ad arrivare a lasciare le proprie ‘impronte di pace’ davanti a Palazzo Vecchio.

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