Firenze, passi da formica

image_pdfimage_print

C’è un comune in Italia che ha preso l’Agenda 21 sul serio, con ben 41
progetti per il Piano Energetico Comunale, 18 dei quali già operativi. Uno di
questi è il progetto “Cambieresti?”, monitoraggio su mille famiglie disposte a

impegnarsi per cambiare stile di consumo secondo criteri di sostenibilità.
Mille famiglie si sono spontaneamente offerte perché credono che il consumo
estremizzato aggravi i problemi ambientali e sociali della città, e che
controllarlo farà vivere meglio loro e l’intera comunità. Cercheranno di
risparmiare energia, consumare meno e in modo etico, organizzarsi in modo da
ridurre il proprio ‘impatto ambientale’. Lo stesso Comune raccoglie porta a
porta i rifiuti in un quartiere turistico e commerciale, e la percentuale del
differenziato è rapidamente aumentata in quel quartiere dal 5 all’80% (la
media italiana è attorno al 19%). Infine, il Comune ha aperto uno sportello
che dispensa ai cittadini suggerimenti concreti per rendere sostenibili gli
stili di vita e di consumo. Tra questi progetti c’è anche l’analisi
dell’efficienza energetica degli edifici pubblici: il Comune non si accontenta
di monitorare i cittadini, ma si mette completamente in gioco, dimostrando
coerenza e buona fede.
Questo comune non è in Toscana, nella ‘rossa’ Emilia o in Umbria, bensì in
Veneto, una regione presieduta dal forzista Galan, e la città in questione è
Venezia: città difficile, con la mobilità più complicata d’Italia, milioni di
turisti che l’invadono durante tutto l’anno, un’università importante e una
mentalità diffusa non propriamente ‘no-global’.
La giunta di Roma ha approvato un progetto che destinerà 3.500 metri quadrati
dell’area ex-Mattatoio, al Testaccio, a una ‘cittadella dell’AltraEconomia’
dedicata a commercio equo, consumo critico, biologico, finanza etica. Sempre
un’area difficile: la regione è presieduta da Storace, la città è una vasta e
complessa capitale, eppure il Comune sta restaurando l’area secondo criteri di
eco-compatibilità con un costo complessivo di 3,7 milioni di euro, alla faccia
dei tagli della finanziaria, per i quali vediamo continuamente gli
amministratori fiorentini stracciarsi le vesti a ogni richiesta di interventi
incisivi sui trasporti pubblici o sulla raccolta di rifiuti porta a porta.
Alcune giunte di centrosinistra sono dunque capaci di portare avanti
sperimentazioni e progetti concreti di cambiamento.
Ma vediamo cosa accade in Toscana e a Firenze. La Toscana è una regione con
un’impronta ecologica, indice del consumo delle risorse ambientali, pari a 4
ettari pro capite, quasi il doppio rispetto alla media mondiale (2,3 ettari)
anche se ben al di sotto rispetto a quella di paesi come gli Stati Uniti che
sfiorano i 10. A Firenze già in febbraio è stato superato il limite dei 35
sforamenti giornalieri di pm 10 (polveri sottili) e il Comune cerca di
tamponare l’emergenza smog con targhe alterne e altri piccoli espedienti non
risolutivi. Il trasporto pubblico non è stato potenziato, gli ingorghi
bloccano i bus e le corsie preferenziali diminuiscono per lasciare spazio ai
parcheggi. Il sindaco Domenici si fa fotografare in bicicletta ma le piste
ciclabili quasi non esistono. Non è insomma una situazione all’altezza degli
amministratori più fotografati nei forum movimentisti da Porto Alegre in poi.
Le iniziative concrete verso la sostenibilità appaiono piuttosto scarne. La
Regione sostiene Terra Futura, compie i primi passi nel Green Procurement
acquistando porzioni minime di energie da fonti rinnovabili, e firma blandi
protocolli d’intesa con le associazioni del consumo critico per sostenere le
iniziative (altrui) sulla sostenibilità. Ha approvato una legge di sostegno al
commercio equo. è qualcosa, ma non basta.
A Firenze, dopo l’istituzione di un assessorato con delega sugli stili di
vita, è stato intrapreso un percorso di forum aperti alla partecipazione
cittadina sfociati in due principali risultati: l’approvazione del programma
del sindaco e un progetto di sportello eco-equo ancora lungi dal realizzarsi.
è vero che il Consiglio Comunale si è spesso espresso con direttive che
incentivano commercio equo e software libero, ma restano buone intenzioni o
microscopici progetti ben circoscritti.
Sembrano mancare le basi culturali: il sindaco cita Feuerbach ma ammette di
non essere preparato a rispondere a domande sul software libero…
Il mega progetto dell’inceneritore convive con un mini progetto di raccolta
differenziata porta a porta nel quartiere di San Lorenzo, isolato e non
organico alla politica generale dei rifiuti, più orientata a rispondere alla
campagna della destra sul “degrado” del centro storico.
Da segnalare anche una campagna per l’incentivazione dell’uso dell’acqua del
rubinetto invece di quella in bottiglia. Peccato che sia stata intrapresa
dopo la conversione di Publiacqua in spa e che quindi appaia come una
qualsiasi campagna pubblicitaria nell’ottica “libera concorrenza in libero
mercato”.
Agenda 21
Accordo internazionale per lo sviluppo sostenibile firmato da molti paesi fra
cui l’Italia alla Conferenza di Rio de Janeiro nel 1992. A Ferrara nel 1999 le
Amministrazioni locali italiane hanno dato vita al Coordinamento Agende 21
Locali Italiane che assume gli stessi impegni.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *