15 dicembre 2018

Firenze: no alle banche armate

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Il 22 Gennaio è stata approvata a larga maggioranza dal Consiglio comunale di Firenze la mozione che invita l’amministrazione a scegliere i propri partner bancari secondo principi della finanza etica, cioè rivolgendosi agli istituti che non finanziano il commercio di armi e che sostengono piuttosto imprese giovanili, cooperative sociali, onlus, imprese dei paesi del sud del mondo. La mozione è stata fatta propria all’unanimità dalla commissione bilancio (presidente Foti, Rinnovamento) e, a maggioranza, dalla Commissione Pace (presidente Marzullo, Comunisti Italiani). Dato il suo evidente contenuto etico, l’approvazione di questa mozione costituisce una vittoria dal punto di vista delle battaglie sociali, ma anche la prova che in Italia sono possibili forme di partecipazione democratica dal basso. Infatti, la sua formulazione è stata il frutto di una collaborazione attiva di vari soggetti sociali. Abbiamo rivolto alcune domande ad Alessio Papini, capolista dei Verdi in Palazzo Vecchio che ha presentato la mozione.

Che significato ha rispetto alla campagna “Banche armate” l’approvazione di questo documento?
Il bilancio del Comune è di circa 1 miliardo di euro. Attualmente la banca di riferimento è la Cassa di Risparmio di Firenze, che per ora non ha aderito alle richieste di negare finanziamenti a chi si occupa di commercio di armi. Questa mozione sarà applicata a partire dal 2003: è evidente che gli istituti che volessero candidarsi come partner dovranno adeguarsi ai principi in essa richiamati. Dal punto di vista della finanza etica è quindi un bel risultato e un forte richiamo per le banche a tener presente nelle proprie scelte l’assunzione di principi etici.

Sappiamo che il processo di scrittura ha seguito un percorso particolare, innovativo: come è nata questa mozione?
È stata il risultato di un lavoro di sinergia, a più voci: da una parte il contributo prezioso di coloro che da anni seguono la campagna di sensibilizzazione e pressione “Banche Armate” lanciata dalle riviste Nigrizia, Pax Christi, AltrEconomia e seguita su Firenze dal Coordinamento; dall’altra la Rete di Lilliput con “Banche trasparenti”, più altri interlocutori che si sono aggiunti strada facendo. Infatti, oltre ad attingere direttamente alle esperienze maturate negli anni dai soggetti citati, la mozione è stata scritta appoggiandosi alle loro mailing list: tramite posta elettronica è stato attivato uno spazio di dibattito aperto a tutti per scambiare pareri, informazioni, opinioni. Il documento finale che è stato presentato in Palazzo Vecchio è il risultato di questa elaborazione collettiva, partecipata dal basso. E’ un esempio tangibile di come si può applicare la democrazia telematica partecipata.

Che ostacoli ha incontrato con questo metodo che sicuramente rappresenta una grande novità per il nostro paese?
Le difficoltà incontrate sono state solo di tipo tecnico, per esempio problemi legati al fatto che molte persone non hanno dimestichezza con internet e la posta elettronica: insomma l’idea è piaciuta e la partecipazione dal basso ha funzionato bene. Quando ho presentato il documento in Comune ho però notato che alcuni consiglieri si sono sentiti esclusi dal processo di elaborazione.
Insomma, come ha detto Malavolti (consigliere DS), l’approvazione della mozione sulle banche etiche è davvero un evento storico per Firenze quale città concretamente operatrice di pace?
Certo: da una parte, si interrompe così un finanziamento indiretto del commercio di armi rivolgendo piuttosto lo sguardo a chi opera interventi sociali. Dall’altra, si applica una metodologia che con mezzi moderni apre luoghi di confronto diretto tra cittadini e amministrazione. In questo modo trovano una collocazione importante e uno sbocco naturale tutte le esperienze della società civile. È sicuramente un passo importante per la nostra città e un esempio da seguire.

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