Firenze Insieme, una terapia d’ascolto?

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Dopo l’imbarazzante ballottaggio cui è stato costretto, fresca di nomina e leggera di portafoglio, ha messo in piedi con solerzia un bel sito http://firenzeinsieme.comune.fi.it/home.htm e un fitto calendario di circa 60 incontri su: grande distribuzione, giovani, scuola, parchi, rifiuti, solidarietà, salute, parcheggi… chiunque può alzare la mano e dire la sua. Il presupposto di questo percorso non è però una ridiscussione delle “scelte strategiche”, ma un’apertura sulle cosiddette “modalità di attuazione”. Il lessico non aiuta: vaghezza e cautele lo rendono fumoso e ambiguo, tuttavia un concetto è chiarissimo: l’operazione è puramente consultiva. Nessun impegno preso, nessuna garanzia che quanto “ascoltato” venga recepito. L’idea del bilancio partecipativo non è nemmeno sfiorata.
Quei cittadini, oltre 27.000, che alle scorse elezioni hanno votato per la sinistra critica, si domandano: che senso ha partecipare ad un dibattito sulle modalità di attuazione di un programma che era stato avversato in parti sostanziali (come ad esempio il termovalorizzatore), e che era stato calato dall’alto in modo niente affatto partecipato?
Ora è da vedere che cosa succederà alla fine di questa terapia d’ascolto. La partecipazione non può restare irreggimentata a lungo come strumento di gestione del consenso – se qualcuno volesse fare uno studio sulla propaganda istituzionale potrebbe rileggersi i comunicati stampa emessi dal Comune – e il Forum per Firenze (o meglio, il suo naufragio) ha già dimostrato che la discussione può arrivare fino a un certo punto, oltre al quale poi occorre l’operatività. Avrà la giunta comunale il coraggio di resistere alla tentazione di chiudersi nelle stanze del Palazzo e indire appalti e alleanze coi poteri forti? Avranno almeno l’energia per aprire tavoli, consultare rappresentanti di categoria, cittadini, associazioni, motivare scelte, coinvolgere il tessuto sociale e produttivo e impegnarsi in prima persona sui singoli temi? O torneranno al “taglio trionfale del nastro”, e a farsi inghiottire dalle poltrone? Se così fosse, sarebbero frustrate tutte quelle forme di cittadinanza attiva che si sono messe in movimento. Così oltre ai rifiuti, si manderebbe in cenere la “loro” partecipazione. (Ca.L.)

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