Firenze, che città spaventosa!

image_pdfimage_print

scopriamo una città che non conoscevamo.
Gli ingredienti sono cattivi, e piuttosto trasversali: mediocre conformismo, un tocco di eroica virilità, campanilismo sparso, sfumature igienico-sanitarie, e, in primo piano, l’allarme degrado. Terrorizzare e poi proteggere, si sa, è una delle più efficaci armi del populismo. Dunque una cartolina sempre uguale, nonostante il timbro di opposti schieramenti, in uno stile letterario tra De Amicis e la Fallaci. Vediamo qualche caso limite.
Matteoli si candida nelle liste di AN al traffico europeo, assegnando al centro Italia la patente: “Il Lazio, la Toscana le Marche e l’Umbria sono in grado di guidare l’Europa”. Poi si candida a redattore di un inserto vacanze: “in nessuna parte d’Europa le città sono più belle delle nostre, il paesaggio più struggente, l’inventiva e la laboriosità della gente più encomiabili”.
Gli fa eco Salvatore Quarta, candidato Margherita al Quartiere 1: “siamo tutti un po’ testardi ed orgogliosi in San Frediano come in Santo Spirito e in San Niccolò. Persone schiette e genuine, artigiani bravissimi e veraci”. Caratteracci. Per fortuna chiusi dentro le mura.
Pirrera, altro AN, ha toni più virili: “dentro me prepotente e irrefrenabile il desiderio di urlare: Svegliati Firenze!” Focoso e arzillo, tutela giustamente gli anziani “occorre privilegiare le famiglie con anziani, non certo favorire i Rom ai quali vengono assegnate villette”. Un’ingiustizia, certo: qualcuno conteggi l’ICI del Poderaccio. Sostiene ancora Pirrera: “le nostre Chiese sono luoghi ove gozzovigliare, dormire, orinare, prostituirsi e spacciare. La nostra terra è diventata terra di conquista per bande malavitose” e conclude con un augurio “che il buon Dio ci salvi dall’invasione di pulci, zecche e zanzare”.
Una voce isolata? Niente affatto, è in ottima compagnia, di Quarta. Anche lui promette. “Mai più le piene, le secche e le zanzare di un fiume croce per gli abitanti e delizia per i visitatori”.
La concretezza unita alla lirica spopola nel centro moderato: Simone Menci, ancora Margherita, mette a disposizione due numeri da chiamare in caso di: “spaccio e violenze in strade buie, frequentatori notturni di locali rumorosi, intere zone abbandonate a se stesse e ai branchi”. Se siete rincorsi da un qualche branco, chiamate fiduciosi Simone: se è occupato, forse sta realizzando “un coordinamento invisibile tra Forze dell’Ordine e Vigili Urbani”.
Rassicura sapere che l’uomo d’ordine va per la maggiore nei programmi elettorali di ogni schieramento. Anche nel paginone di Mario Razzanelli, Udc, si porge un tributo alla Polizia, citando la loro quarantaduesima (memorabile) festa, all’interno della quale è stato denunciato l’aumento dei borseggi. No scippo? No party.
Persino i Verdi, all’interno dei 12 punti programmatici, non dimenticano di dedicarne uno al poliziotto e al vigile di quartiere, per contrastare la delinquenza e la criminalità. Al loro fianco però, prevedono la presenza di un operatore sociale, che non specificano cosa debba contrastare: forse i vigili?
Franco Cardini, storico, ex consigliere Rai di AN, sostenuto da alcune singole personalità le cui ragioni ci sfuggono (ma le stiamo rincorrendo) apre il suo progetto politico pensando positivo: “mala tempora currunt”. L’erudito dedica un intero paragrafo al tema “immigrazione”. Rispetto all’appeal di sinistra è su questo tema che il candidato si mostra più debole: si parla di cultura dell’accoglienza, additando “la mendicità dei minori, i campi nomadi abusivi, i bivacchi e la microdelinquenza”. E di nuovo s’invocano le Autorità Statali a ripristinare pulizia, igiene e sicurezza e ad adottare la “Tolleranza Zero” contro ogni forma di abuso.
Per Gaia Checcucci, Alleanza Nazionale, “Abusivismo e contraffazione sono una malattia ancora da estirpare”. Se la destra denuncia coraggiosamente le patologie del nuovo millennio, la sinistra resta ancorata a nostalgiche epidemie. Giani, candidato al comune di Firenze per i socialisti riformisti, tra un salto in calzoncini rossi e un’arrampicata fotogenica, lancia il suo allarme: “Tifo sicuro”. Come si contrae? Lo sa la Checcucci: “rifiuti, bivacchi, punkabbestia e rave party”, o contatti con gli animali viste le “Tartarughe in città, cicale nel palazzo”. E se è letale? È un problema, o forse una soluzione, visto che “Le autoambulanze dirette a Careggi si possono arenare nel caos”. Uscire di casa è rischioso: “Il vigilino è diventato una presenza inquietante: agisce e colpisce rapido e intransigente”. Non basta, e l’esigente candidata esorta l’ultimo sforzo: “Adotta una buca!”.
Uno speciale riconoscimento per la grafica è stato assegnato al volantino di Rifondazione Comunista titolato “cambia prospettiva”. Sembra la brossure di un sanatorio, o di un rifugio astronomico sulla cima del Zuckerhuttl. Quattro individui che ridono felici indossando occhiali da ultima pagina dell’Intrepido per godersi l’eclisse parziale del dicembre 1982. L’abbigliamento varia dalla canottiera alla tuta da sci. All’interno la situazione non migliora. Un confuso skyline di Firenze sembra specchiarsi nell’acqua. In sovrimpressione campeggiano scritte rosse, con font stile Far West. Chi legge viene colto da mal di testa e labirintite, e reso inabile al voto.
La De Zordo invece è leggibile, ma sintetizza in A5 l’intero programma di Lula. Leggerlo comodamente in poltrona è un’alternativa valida al prossimo Social Forum Europeo, o Political Forum, se nessun noglobal avrà resistito alla tentazione di ricoprire incarichi politici. Ornella sobria, in bianco e nero, è una gran bella donna. Certo, prima della campagna elettorale lo era di più, ma con un paio di mesi di programma Fito Salute al Messeguè tornerà in piena forma, e a quel punto della Beauty Farm ne avrà bisogno Domenici.
A proposito di lui, qualcuno sa in quale città lo abbiano ritratto mentre pedala nel verde? Firenze è esclusa, visto che mancano piste ciclabili e Domenici provvede di persona a disboscare.
Ancora un falso storico, una mistificazione, un depliant che vende qualcosa che non c’è, su pianta, come il progetto San Donato nell’area ex Fiat. La Firenze elettorale, la città che non c’è.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *