Firenze, le piazze del '77: un racconto di gioia e rivoluzione

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Abbiamo chiesto a Maurizio De Zordo, della redazione de Le Piazze del 77 e fra i fondatori de La città invisibile, di presentare il lavoro collettivo sul movimento del 77 a Firenze. ecco quanto ci ha inviato (rc)

Rovesciate i cassetti, cercate le vecchie foto, i giornali, i volantini, e metteteli in rete. Questo, più o meno, il messaggio che ha cominciato a circolare in rete un paio di anni fa, su invito in particolare di Antonio Tassinari, che delle piazze e delle strade fiorentine degli anni ’70 fu protagonista, per poi seguire la sua passione civile e artistica e andare a lavorare con il Teatro di comunità fra Ferrara e l’Argentina.

Ora Antonio ci ha lasciato, ma quel lavoro è continuato, ed ha prodotto un “numero zero”, a cui evidentemente seguiranno altri: Quaderni di foto, commenti e altro, che ripercorrono quegli anni, e quei sogni di gioia e rivoluzione, come dice il sottotitolo. Storie raccontate, e qui sta il bello, dalle testimonianze e dagli scatti di chi quel periodo l’ha vissuto. Non storici, né sociologi, immagini e parole di chi c’era.

Non una “operazione nostalgia”, ma la voglia di dire la nostra al di là di etichette e stereotipi che ci hanno ammorbato anche troppo: anni di piombo, anni di eroina, anni cupi e violenti. Sappiamo che sono stati molto altro, anni colorati e ricchissimi di creatività e ribellione, di passioni e sogni collettivi, di musica di arte e di gioia. E si, di dolore, di morte e di violenza, di carne e sangue. E sono anni che vale la pena raccontare, come ce li ricordiamo, senza pretese di indagini e interpretazioni.

Anni che hanno visto crescere movimenti e gruppi, più o meno formalizzati, dal 68 fino alla grande esplosione del ’77: movimenti giovanili che si affacciavano prepotentemente sulla scena politica, rivendicando un proprio ruolo e un nuovo protagonismo. Movimenti che si sono estesi a dismisura nel corso degli anni ’70 e che hanno coinvolto una intera generazione di giovani che irrompevano nella realtà politica e sociale di quegli anni con la loro critica radicale, e una fortissima volontà di cambiamento. La partecipazione fu altissima, come molto varia la composizione e le diverse anime che gli diedero vita, voce e cuore. Gruppi strutturati (Potere Operaio, Lotta Continua, Avanguardia Operaia, il Manifesto), l’area più variegata dell’Autonomia Operaia, ma anche il femminismo, la controcultura, l’underground, e infinite iniziative di carattere culturale, dalla musica al teatro, con tanta creatività e sperimentazione.

Ecco, le caratteristiche più notevoli di quella stagione ribelle sono da una parte la dimensione di un movimento giovanile di rivolta radicale, non conciliabile con il “sistema”, la voglia di cambiare davvero la vita ed il mondo, una tensione fortissima e condivisa verso una sovversione della realtà data. Una radicalità non conciliabile neanche con la “sinistra storica”, che restò in buona misura estranea, ed anzi contrastò anche fortemente quei movimenti e quella tensione rivoluzionaria.

Dall’altra l’irrompere di quella tensione e volontà di cambiamento in tutti gli aspetti e in tutti i momenti della vita di ognuno: non c’era solo da rovesciare un sistema politico, era la vita stessa a dover essere cambiata. I rapporti personali, i rapporti di genere, la famiglia, gli stereotipi della convenienza “borghese”, tutto era soggetto a critica, modificazione, ricerca, sperimentazione. E di conseguenza le “armi” da impugnare non erano più solamente le bandiere e i volantini (o anche, per alcuni, non pochi, pistole e mitragliette), ma erano tutti i mezzi di espressione di sé, arte, musica, teatro, autocoscienza, droghe, sogni individuali e collettivi che diventavano strumento rivoluzionario.
E la dimensione naturale per vivere tutto questo era la piazza, la strada, lo spazio di tutti.

Le piazze piene di ragazzi che le popolavano per incontrarsi, stare insieme e condividere percorsi e idee. Le vie di una città da riscoprire e reinventare. Le strade dei viaggi, con macchine scassate o in autostop, per l’Europa o per l’Oriente. Le strade delle manifestazioni e dei mille scontri con un potere che non poteva che riconoscerci alieni. Tutto questo vorrebbe raccontare, ed evocare, questo piccolo spontaneo contributo. Suggestioni, atmosfere, impressioni. Perchè ci siano ancora piazze da occupare, sogni da condividere, rivoluzioni da fare.

Sabato 17 gennaio presentazione de Le piazze del 77 alla casa del popolo di Colonnata.

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