Firenze, la moschea all'Isolotto? "Siamo pronti ad accoglierla"

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di Daniele Tirinnanzi da La Nazione

Moschea, avanti tutta. E’ questa la volontà dell’imam della comunità islamica fiorentina e presidente nazionale dell’Ucoii, Izzedin Elzir. Che, in questa direzione, incassa l’appoggio di don Enzo Mazzi — storico parroco dell’Isolotto e anima della comunità fiorentina che fa capo al quartiere fondato dal sindaco La Pira — e quello del presidente del quartiere 4 D’Eugenio. Ieri mattina (Domenica 17 ottobre) un incontro presso il centro alle baracche dell’Isolotto in via degli Aceri ha sancito l’unità d’intenti tra l’imam e la comunità cristiana del quartiere.

Un incontro voluto fortemente dalla stessa comunità guidata da don Mazzi, che apre di fatto alla ventilata ipotesi della collocazione della futura moschea proprio nel quartiere 4, una delle possibili destinazioni emerse nelle scorse settimane. “Stiamo lavorando assieme al sindaco Matteo Renzi, i nostri sforzi sono comuni e condivisi — ha detto l’imam Izzedin Elzir — nel concreto noi ci muoviamo con incontri e colloqui con realtà proprio come la comunità dell’Isolotto”.

E’ la terza volta che l’imam visita don Mazzi e la sua comunità nel corso degli ultimi anni. Ma stavolta, al centro del dibattito, c’era proprio la futura moschea. “C’è un diritto da parte della comunità islamica ad avere una moschea in città — ha detto don Mazzi — un diritto da riconoscere. Inoltre servirebbe un gesto così per contrastare quel clima di xenofobia dei nostri tempi, e porsi in un’ottica di integrazione”. Un dibattito sereno — presenti una quarantina di persone tra fedeli della comunità e cittadini —, ma ben sorvegliato da volanti di polizia e carabinieri. “Parleremo di nuovo con l’amministrazione comunale — ha proseguito Elzir —, il sindaco conosce bene la nostra esigenza e siamo sicuri che ha le idee chiare”.

A Firenze la comunità islamica conta circa 30mila fedeli. Nelle scorse settimane erano state tre le ipotesi di collocazione della futura struttura: a Castello, a Firenze sud e proprio nel quartiere 4, in zona viale Nenni. “L’ipotesi viale Nenni? Abbiamo avuto contatti col presidente del quartiere D’Eugenio, ma non abbiamo ancora parlato nello specifico di moschea. Di sicuro c’è la volontà comune con tutti gli amministratori” ha precisato Elzir. Ad aprire a questa possibilità anche lo stesso presidente del quartiere Giuseppe D’Eugenio: “Quella di viale Nenni è una delle ipotesi in campo, sono contento che ci sia stato un incontro con la comunità dell’Isolotto in questo senso. Con Elzir ci siamo confrontati e abbiamo da anni un dibattito aperto su diverse tematiche, sono soddisfatto che gli orientamenti espressi finora dalle realtà del territorio siano favorevoli ad accogliere la richiesta. Noi siamo a disposizione, che sia viale Nenni o un altro luogo, il quartiere 4 ha alle spalle una lunga tradizione di tolleranza religiosa, si tratterebbe di un ulteriore arricchimento. Insomma, noi non ci tiriamo indietro”.

E allora avanti tutta, dopo che nel mese scorso la stessa Comunità islamica ha presentato un disegno di massima, curato dall’architetto David Napolitano, di un possibile, futuro edificio per una moschea. Da Palazzo Vecchio i segnali, giunti in tempi non sospetti, sono di apertura: “La Comunità islamica ha un atteggiamento corretto” disse allora il vicesindaco e assessore alla cultura Dario Nardella, “siamo pronti a un confronto sul progetto”.

0 Comments

  1. Maria Teresa Vogel

    Cari Amici,
    Cari Amici,

    sono d’accordo che ogni confessione religiosa abbia il proprio luogo di culto e di preghiera dove, in pieno rispetto delle leggi del rispettivo paese, possono celebrare i loro incontri. Sono felice che la comunità islamica possa avere a Firenze una sua bella Moschea.

    Però, sarei altrettanto felice se anche nei paesi musulmani le religioni non islamiche potessere godere dello stesso privilegio.

    Per esempio, nel 1844 in Iran è nata la Fede Bahá’í. Da quel momento, i bahá’í sono stati continuamente perseguitati, con oltre 20.000 credenti barbaramente massacrati. Oggi, nel 2010, in Iran ci sono ancora dei bahá’í in prigione per il solo fatto che sono bahá’í. Per la Comunità bahá’í, avere un luogo di culto è assolutamente proibito. Vivono in continuo pericolo di essere arrestati, in pieno contrasto con i diritti umani. Non voglio entrare in altri dettagli, ma si tratta di una situazione veramente triste, ingiusta e preoccupante.

    La Bahaí International Community è accreditata alle Nazioni Unite fin dal 1948 quale Organizzazione Non Governativa, in stato consultivo con UNICEF e ECOSOC.

    Cordialmente
    Maria Teresa Vogel
    Firenze

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