23 settembre 2018

Firenze, il degrado è anche una fila disumana

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Nonostante il problema fosse già stato portato all’attenzione di Questura e Comune di Firenze, ad oggi resta irrisolta la questione delle condizioni di estremo disagio in cui si trovano i tanti immigrati che devono sbrigare pratiche in questura. Di seguito la lettera inviata dall’Europarlamentare toscano Niccolò Rinaldi.

Permessi di soggiorno. Un tavolo tra Comune e Questura per voltare pagina

Leggo spesso “Fuori binario”, giornale della solidarietà, dolente bollettino delle miserie urbane, e ogni volta sono storie che scuotono dall’indifferenza. Ma l’articolo a tutta prima pagina dell’ultimo numero “un giorno in questura” merita anche da parte di Questore e Sindaco, ai quali ho appena inviato una lettera, un approfondimento.
Una fiorentina, Caterina Scarselli, ha raccontato con sensibilità umana e anche molta umiltà, cosa accade quasi ogni giorno presso la Questura della nostra città. È una visione che contrasta con le tante prove di solidarietà e accoglienza che anche come Comune e come città caratterizzano Firenze.

Dalle 5,30 di mattina si forma una lunga fila per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. Alle 8.00, all’apertura degli uffici, si contano anche trecento persone, tra le quali molti bambini – che a quanto pare devono obbligatoriamente presentarsi – anziani, perfino malati che non vogliono perdere il giorno buono per il rinnovo. Per tutti la legge è dura: mettersi in fila e aspettare ore, arrangiandosi: non c’è una sedia, una sequenza di numeri, un riparo, e addirittura neppure un bagno. Chi ha bisogno se la cava tra le auto parcheggiate o ricorrendo a un bar vicino. Chi deve cambiare un bambino fa come può. Chi lascia la fila per qualche minuto rischia di non ritrovare più il posto e dover ricominciare da capo. Chi riesce a entrare negli uffici, si ritrova la metà degli sportelli chiusi (Caterina Scarselli ne ha contati aperti solo 8 su 17), e personale che in alcuni casi risponde con preparazione e gentilezza e in altri con irritazione e approssimazione. I mediatori linguistici non esistono, e dati la confusione e il passamano delle pratiche, si finisce spesso col fare più di una fila, scontrandosi anche con dipendenti che in un tale ambiente di lavoro alle 9.00 di mattina sono già sfiniti. Alcune persone, anziani o immigrati di recente arrivo, restano anche ore in balia di pratiche che non capiscono, disorientati senza che nessuno sia preposto a fornire un minimo aiuto. Fuori e dentro la Questura regna una situazione di caos dove si accetta tutto, pur di avvicinarsi allo sportello sperando in bene.
Come a tutti noi, anche a me è capitato e a volte capita ancora di incappare in file incomprensibili perché con un minimo di organizzazione si potrebbero evitare o comunque diminuirne i disagi. Ma quello della Questura di Firenze descritto da “Fuori binario” è lo spettacolo di una vera vessazione a cui sono sottoposti dei lavoratori stranieri, in coda dalle 5.30 di mattina, anche nell’inverno che arriva, anche con i bambini, ai quali si ricorda – con le ore di attesa, la mancanza di servizi, l’assenza di ogni ausilio – proprio che vengono considerati “stranieri”, presenze ingombranti, elettoralmente irrilevanti, e non un’irrinunciabile risorsa per il paese.
Tuttavia l’immagine che scaturisce non è solo quella di residenti di seconda classe, ma di un paese arcaico, lontano da quei livelli europei ai quali una città come Firenze deve ambire.
Conosciamo tutti le ristrettezze di bilancio, i tagli, eccetera. Ma in questo caso la vera lacuna è l’assenza di organizzazione – un paio di gabinetti chimici per strada, servizi disponibili all’interno della Questura, cartelli chiari, code differenziate, priorità per donne con bambini o incinta, servizio di numerazione, sportello unico per ogni pratica, e un buon numero di sedie anche vecchie, misure con le quali si potrebbe ovviare almeno ad alcuni degli aspetti che fanno di questo angolo di Firenze un luogo indegno di un paese civile.
Oltre a mettere a disposizione la mia conoscenza sui finanziamenti europei disponibili per migliorare l’assistenza, auspico che con un veloce tavolo di lavoro tra Comune e Questura, eventualmente anche coinvolgendo alcune associazioni di volontariato, si possano cambiare rapidamente le modalità di attesa per gli immigrati alla Questura, e, come con questa amministrazione si è riusciti a fare in altri campi, voltare pagina.

Niccolò Rinaldi 

0 Comments

  1. Marco

    Senza entrare nel merito della garanzia di certi diritti che anche “noi” italiani dovremmo avere quando facciamo oltre 6 ore di coda doloranti ad un “Pronto soccorso” e non per pratiche burocratiche per permettere di soggiornare in un paese che nell’80% dei casi nel bene e nel male ti ha dato “una nuova vita”, per far capire quando si vuol dare un senso già di parte a tutti i costi la foto che denuncia il problema non è dell’ufficio immigrazione di cui si lamenta quanto sopra. Quindi magari fate attenzione prima di fare “denunce mediatiche” con prove false. Cercatene di vere e mettendo insieme un pò di pezzi riuscirete ugualmente a rendere la vostra idea!

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    1. red

      Caro Marco,
      la foto che abbiamo messo non pretende certo di essere una “prova” – non siamo in un tribunale! – è una semplice foto di repertorio che fa vedere una fila di cittadini stranieri. Non c’è comunque bisogno di prove fotografiche, per accertarsi che la situazione è proprio quella descritta nella lettera che riportiamo, è sufficiente fare un salto in Questura.

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