14 novembre 2018

Firenze e il caso Bertolaso, appalti e favori: una «inquietante vicenda di malaffare»

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di Alessandra Bravi

Il giorno dopo l’inchiesta che ha scosso i vertici della Protezione Civile, imprenditori e gestori delle opere pubbliche a Firenze, Roma e in Sardegna, si teme per le due strutture fiorentine finite nell’inchiesta, il nuovo Auditorium e la Scuola Marescialli. Secondo il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi non c’è nessun rischio di sequestro dei cantieri. Ma anche il sindaco si dice preoccupato per un eventuale stop che l’inchiesta per corruzione sugli appalti per i grandi eventi potrebbe causare ai lavori.

IL SINDACO – Renzi ne ha parlato in un’intervista all’emittente fiorentina Lady Radio rispondendo a una domanda sull’eventualità di un possibile stop ai lavori. «Mi preoccupa», ha affermato il sindaco, «anche se, quanto all’auditorium ho letto che il commissario per il nuovo teatro del Maggio Elisabetta Fabbri ha detto che non ci sono problemi procedimentali e pertanto si andrà avanti». «Dopodichè non sono un magistrato nè faccio l’avvocato, staremo a vedere», ha proseguito Renzi. «Certo, se avessi potuto scegliere, la scuola dei marescialli l’avrei fatta meno brutta, anche perchè più brutta è difficile farla. Avete visto che razza di colata di cemento c’è a Castello? Ma, ripeto, non siamo nelle condizioni di poter esprimere un giudizio oggi sull’inchiesta». «In questi casi – ha detto Renzi – occorre essere molto seri e dire, da un lato, che se qualcuno ha sbagliato deve pagare e se qualcuno ha un procedimento in corso è bene che si faccia processare; dall’altro lato, l’invito alla magistratura è di fare il più velocemente possibile perchè il rischio di tenere sulla graticola persone che poi si scoprono innocenti è da evitare».

L’IMPRENDITORE CHIAVE
– Dall’ordinanza intanto, emergono alcuni personaggi che hanno avuto un ruolo centrale anche per le opere di Firenze. Una delle figure centrali è l’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell’impresa Opere Pubbliche e Ambiente Spa, con sede a Roma. Piscicelli è l’uomo che, secondo il gip si aggiudica uno degli appalti minori per i mondiali di nuoto di Roma 2009, quello relativo alla piscina di Valco San Paolo, per un importo complessivo di 12 milioni di euro ma è anche colui che introduce l’impresa Baldassini-Tognozzi-Pontello presso il dipartimento ministeriale della Ferratella (il Dipartimento dove lavorano Balducci e De Santis, ndr) e assicura alla Btp l’aggiudicazione di alcuni appalti per il 150/o dell’Unità d’Italia. Piscicelli si offre di fare in modo che la Btp sia favorita nell’aggiudicazione di nuovi appalti e partecipi alla spartizione dell’enorme torta costituita dai 465 milioni di euro stanziati per altre opere. «Dalle intercettazioni – scrive il gip – emerge che Piscicelli tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 mette in contatto prima Vincenzo Di Nardo e Riccardo Fusi – rispettivamente legale rappresentante e presidente del consiglio di amministrazione della Btp – con Balducci e De Santis che gestiscono gli appalti pubblici per l’esercizio delle grandi opere. Grazie a tale intermediazione, Di Nardo e Fusi avrebbero avuto la preventiva assicurazione che alcuni dei predetti appalti sarebbero stati aggiudicati alla Baldassini-Tognozzi-Pontello». Lo stesso Piscicelli «per quell’attività di intermediazione richiede al Fusi un riconoscimento economico di 1 milione e 500 mila euro: «La rete di rapporti che ho costruito con questi funzionari — dice De Vito a Fusi — costituisce il mio background di dieci anni di buttamento di sangue». In questo contesto, scrive il gip, De Vito Piscicelli, «in numerosi dialoghi intercettati, faceva riferimento al fatto che aveva dovuto contrarre un prestito di centomila euro con soggetti campani, per soddisfare alcune richieste avanzategli dall’ufficio di via Ferratella. Dal «tenore dei dialoghi intercettati – prosegue il gip – induceva a ritenere che si trattasse di un prestito usuraio, elargito da soggetti che lo stesso De Vito Piscicelli indicava come pericolosi». Nella telefonata intercettata con il cognato, infatti, l’imprenditore li definisce così: «Son quella gente che è meglio che ci stai lontano…se si sgarra è la fine…quello vanno trovando…io già l’altra volta dal 5 del mese…sono passati al 10…».

LA REPLICA DI BTP
– «Il gruppo Baldassini-Tognozzi- Pontello sta restituendo i soldi, non vedo come si possa ipotizzare un finanziamento poco chiaro». Lo dice Marco Rocchi, difensore di Italo Biagini, direttore generale del Credito Cooperativo fiorentino, indagato nell’ambito dell’inchiesta fiorentina sugli appalti per i grandi eventi. L’accusa è appropriazione indebita. La procura ipotizzerebbe che le ragioni di credito presentate dal gruppo Btp al Credito cooperativo si siano basate su documenti non veritieri riguardo la capacità della società a restituire il finanziamento. Presidente del Credito cooperativo fiorentino è Denis Verdini, uno dei coordinatori del Pdl. «La banca, intesa come istituto, – spiega Rocchi – così come spiegato nel decreto di perquisizione, è parte lesa». Nell’inchiesta, fra gli indagati compaiono anche il presidente della Btp, Riccardo Fusi, il suo vice Roberto Bartolomei, e una consulente, Monica Manescalchi. La procura di Firenze indaga sulla società in merito al progetto della scuola marescialli dei carabinieri, a Firenze, il cui appalto, in un primo momento affidato dal ministero alla Btp, dopo una serie di contenziosi è passato alla Astaldi; i lavori sono stati poi bloccati. «Siamo sereni e tranquilli – spiegano Alessandro Traversi e Sara Gennai, legali di Fusi – Nel decreto di perquisizione come reato compare la corruzione. Oltre alla scuola marescialli, vengono citati anche il G8 de La Maddalena e le celebrazioni dei 150/O dell’Unità d’Italia, per i quali la Btp non ha avuto appalti».

MOVIMENTI SOTTO CONTROLLO – Le intercettazioni dell’inchiesta della procura fiorentina seguono i movimenti degli imprenditori fiorentini, impegnati a vincere gli appalti delle opere fiorentine. Da una parte Vincenzo Di Nardo, coinvolto nell’inchiesta sul sottopasso, che si lamenta con la «banda di delinquenti» che gli fanno perdere l’appalto. Dall’altra Valerio Carducci della Giafi che, in un primo momento, è sicuro di aver vinto quello del nuovo teatro della musica, l’Auditorium. Qui si inserisce l’ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana, Fabio De Santis, arrestato con l’accusa di corruzione. Carducci, che presenta un ricorso al Tar, viene convinto dall’ingegnere Angelo Balducci (anche lui arrestato) a «non coltivare in modo efficace il ricorso». Intermediario della trattativa è appunto De Santis. «Carducci verrà ricompensato — annota il gip Lupo — per il suo comportamento». Ci sono intercettazioni tra lo stesso Carducci e De Santis dalle quali si evince che qualcuno stia preparando «a favorirlo nell’aggiudicazione ad appalti pubblici». Non solo: Carducci viene indicato come «soggetto a disposizione di pubblici ufficiali» e uomo chiave per «la risoluzione di svariati problemi». Carducci sarebbe interessato alle gare di appalto relative al G8. L’11 luglio 2008, De Santis dà poi la conferma al Carducci che è rimasto aggiudicatario della gara.

Fonte Corriere Fiorentino

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