Firenze e i ciclisti, un rapporto di amore-odio

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Carola Del Buono per l’Altracittà

Otto chili di cioccolatini distribuiti ai ciclisti di passaggio. È questo il segno del successo dell’iniziativa “Chi sceglie la bici merita un premio”, lanciata dalla Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) e svoltasi a Firenze il 22 settembre.
L’appuntamento era parte della “Settimana europea della mobilità sostenibile”, mentre qui in Italia la cosa passa sotto silenzio.
A Firenze i membri della Fiab hanno creato delle postazioni e offerto a tutti coloro che passavano in bicicletta un cioccolatino. Questo gesto ha un significato particolare, perchè secondo i membri della Fiab chi sceglie la bicicletta come mezzo di trasporto merita veramente un premio.
«Per due buoni motivi – ci spiega Valerio Parigi, membro del consiglio direttivo di Fiab Firenzeinbici Onlus, incontrato durante questa giornata. Il primo è che la bicicletta non inquina, ed il secondo motivo è che è un mezzo con cui ci si muove benissimo da una parte all’altra della città».

Dice ancora Valerio «In Italia il modello di mobilità dominante è la macchina, al contrario del resto d’Europa … Per fare un esempio a Berlino abbiamo 31 auto su 100 abitanti, mentre a Firenze ne abbiamo 71 su 100. Questo per sottolineare come non è poi così vero che automobile è uguale a progresso… Ma un discorso del genere nel nostro paese sembra pura fantascienza».
Valerio sottolinea che l’amministrazione comunale fiorentina, che dovrebbe essere la prima a “premiare” i ciclisti,  è invece la prima a penalizzarli, basta pensare alle piste ciclabili, spesso fatte male, e regolate in maniera insensata.
E che dire del Bike Sharing? Questa possibilità sembra ora più lontana, in quanto Firenze si è classificata solo 126esima per i finanziamenti statali, facendosi così scappare 400mila euro.
«Il progetto presentato era veramente dilettantesco (a mio parere sembrava scritto per non vincere…), eseguito con scarso interesse ed incompetenza. A questo punto forse è meglio che il Bike Sharing non si faccia proprio… – commenta Valerio. Ti sembrerà strano che dica così ma è inutile prendere dei finanziamenti per un progetto così fatto, che significa fare una cosa, farla male e poi vederne il fallimento. Abbiamo diversi esempi in Italia di questo tipo, il Bike Sharing di Roma e  quello Pistoia, tutti e due hanno fatto una brutta fine».

Per quel che riguarda invece la pedonalizzazione di Piazza Pitti e via Tornabuoni, dove sembra che le biciclette siano state messe in svantaggio rispetto ai motorini, Valerio si limita a commentare che «se non si tiene conto delle bici non si può definirla di certo una pedonalizzazione. Perchè la pedonalizzazione di per sé facilita le bici, nel codice della strada c’è scritto chiaramente che nell’area pedonale si può tranquillamente transitare con questo mezzo, è strano che i dirigenti della mobilità non abbiamo capito questo …”.
Le piste ciclabili nell’area pedonale sono quelle di Ponte Santa Trinita e Ponte alla Carraia, collegate da Lungarno Corsini. «Queste piste sono sempre state bidirezionali, ma l’amministrazione comunale ha pensato bene di farle a senso unico, complicando notevolmente la vita al ciclista». Per i motorini (definiti da Valerio “pestiferi”) è andata meglio perché con gli aggiustamenti alla pedonalizzazione hanno riavuto il permesso di transito, mentre le piste sono rimaste a senso unico.
Valerio Parigi ci ha parlato anche della Germania, dove ha vissuto, ricordando che là anche i ministri vanno al lavoro in bicicletta ed esistono persino, per i politici, le bici blu. Sono racconti veramente molto lontani dalla nostra realtà, dove ci hanno convinto che le biciclette possano essere solo legate solo alle rastrelliere e non ai pali (come invece molta gente poi alla fine fa):
«Non ci sono molte rastrelliere in centro e la maggior parte sono in condizioni pessime. In zona ZTL diventano poi oggetti rari, il fatto che si trovino tante biciclette legate in giro ai pali dimostra che non ce ne sono abbastanza. E questo è un altro esempio di come il ciclista invece che premiato viene decisamente penalizzato». E aggiunge: «Non c’è scritto da nessuna parte del codice della strada che la bici può essere legata solo alle rastrelliere, perché la bici è un veicolo come gli altri, e può essere parcheggiata ovunque se non è in divieto… In sostanza possono essere legate a tutto ciò che non è sul marciapiede».

Infine, parliamo del trasporto della bicicletta sulla tranvia. Questo tipo di mezzo pubblico ha sempre permesso questa possibilità, o almeno così accade in Europa, due esempi sono le tramvie di Strasburgo e Siviglia, dove la bici ha regolarmente accesso. Qui da noi invece come spesso accade si è andati in senso opposto, e al momento il regolamento del servizio tranviario non lo consente. Tuttavia è stato richiesto il parere all’ente ministeriale competente per modificare il regolamento e consentire l’accesso delle bici fuori dagli orari di punta.

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