Firenze con il popolo turco, oggi 5 giugno alle 18.30 davanti la Prefettura

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Appuntamento davanti alla Prefettura in via Cavour 1 a Firenze, ore 18.30

Riceviamo dal Collettivo Prezzemolo e volentieri pubblichiamo

Le manifestazioni della scorsa settimana, che avevano portato all’occupazione del parco di Gezi, si sono trasformate a seguito del brutale intervento delle forze dell’ordine in un movimento di resistenza di massa che attraversa tutta la Turchia. Gli occupanti si opponevano in primo luogo alla commercializzazione di un parco pubblico, ma il movimento rappresenta il culmine del malcontento diffuso generato dalle politiche repressive del governo del partito AKP, che da anni sopprime ogni forma di dissenso e opposizione.

Le origini della rabbia delle piazze turche sono molteplici, e includono:
– La presenza sempre piu opprimente dello stato nella vita privata delle cittadine e dei cittadini turchi, e la volontà del governo di limitarne diritti fondamentali acquisiti da decenni. Prova ne sono il dibattito circa l’abolizione della legge sull’aborto e la più recente introduzione di limitazioni alla vendita e al consumo di alcool.
– Il moltiplicarsi di progetti anti-democratici di trasformazione urbana, che portano alla progressiva gentrificazione della città a beneficio di pochi imprenditori, come è avvenuto a Sulukule, Tarlabasi e nel caso del Cercle d’Orient, il palazzo di Taksim che ospitava lo storico cinema Emek.
– L’ostinazione del governo, che ha progettato centinaia di centrali idroelettriche e un terzo ponte sul Bosforo, e vuole espandere la produzione nucleare del paese nonostante la crescente e diffusa opposizione da parte di ampie fasce della società.
– La mancanza di chiarezza sulle vicende di Roboski/Uludere – dove 38 civili sono stati massacrati dall’aviazione turca nel Dicembre del 2011 -, sull’omicidio del giornalista di opposizione Hrant Dink nel 2007, e sui tanti casi analoghi rispetto ai quali il governo nega ogni responsabilità e ostacola i processi.
– La repressione, le retate e gli arresti di massa basati su accuse infondate, di cui lo stato è responsabile da anni e che coinvolgono attivisti, giornalisti, studenti e membri del movimento Kurdo.
– L’intensificazione del controllo governativo sui media e le limitazioni al diritto dei cittadini ad una informazione libera, divenute ancora più drammatiche a seguito delle bombe di Reyhanli dello scorso 11 Maggio, in cui sono morte più di 50 persone.
– La limitazione dei diritti politici dei cittadini e del diritto di associazione, come dimostrato dalla repressione della manifestazione e dei festeggiamenti del primo Maggio a Istanbul.

Ma in particolar modo, la rabbia di Taksim nasce dall’esasperazione per il continuo ricorso alla violenza da parte della polizia, che ha attaccato con una brutalità spropositata una manifestazione pacifica e popolare, sganciando quantità enormi di lacrimogeni e impiegando idranti e mezzi antisommossa in disprezzo a ogni regola sulle loro condizioni d’uso.

L’utilizzo della violenza da parte della polizia turca rappresenta una chiara violazione dei diritti universali dell’uomo, come testimoniato dalle migliaia di feriti tra i manifestanti di Taksim e Kizilay, e dai morti che accompagnano sistematicamente l’intervento delle forze dell’ordine. Nel frattempo, il primo ministro Erdogan accusa i manifestanti di essere”una banda di devastatori”, con dichiarazioni pubbliche che hanno il solo intento di sgretolare il già fragile tessuto sociale del paese. In altre parole, Erdogan rifiuta di fare i conti con il grido di opposizione che si è levato dalle piazze di tutta la Turchia, e con lo straordinario movimento che è emerso per contrastare le sue politiche neoliberiste e neo-conservatrici.

Misure economiche che caratterizzano la Turchia così come troppe altre società nel resto del mondo, i cui governi appiattiti al volere dei mercati internazionali sono convinti che il raggiungimento degli obiettivi imposti dal capitalismo globale possa ottenersi a discapito della democrazia e attraverso la repressione nel sangue del dissenso popolare.

Dal momento che il governo e i media in Turchia continuano a ignorare la protesta, riteniamo della massima importanza che l’opinione pubblica internazionale sia messa a conoscenza di quello che sta succedendo in questi giorni, e che si crei una rete transnazionale di solidarietà nei confronti del movimento e di opposizione contro le politiche neoliberiste e le pratiche anti-democratiche del governo Erdogan.

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