Firenze, chiuso il cinema Colonna. La speranza è digitale?

image_pdfimage_print

Carolina Mancini per l’Altracittà

Il Cinema Colonna ha chiuso. Ma forse è ancora presto per piangere il lutto dell’ennesima sala di città. Quello che si sa per certo è che la società che aveva la sala in gestione da due anni, la Nuova Colonna Srl, è in liquidazione, che ai due dipendenti che dopo l’estate erano rimasti in attesa, sono arrivate le lettere di licenziamento. Adesso, la ‘palla’ torna alla famiglia Giovannoni, proprietari dell’immobile e dell’azienda, per la quale sembrano intenzionati a trovare nuovi gestori.
“Questo locale è nato nel 1925, ed è sempre stato un cinema, se si esclude quella decina d’anni, dal 1984 al 1995, in cui dovemmo chiudere per la necessità di realizzare ammodernamenti, e in cui, comunque, ospitammo la “Bottega di Gassman” – spiega Aldo Giovannoni. Ci terremmo molto che la tradizione del cinema proseguisse.”
Raggiunto al telefono, uno dei due ultimi gestori della Nuova Colonna srl, Dario Di Lorenzo, ci dice che in questi ultimi due anni la vendita di biglietti non era calata, tutt’altro.”Avevamo però ereditato una situazione piuttosto pesante dalle gestioni precedenti, per questo ci è stato impossibile attuare la forma di rilancio che avevamo in mente per questo cinema, cioè la trasformazione in due sale.”
Sembra dunque che la presenza di una sala in più sia un elemento decisivo per i piccoli cinema di città: quelli più a rischio sono infatti i monosala.
Alcuni amministratori hanno compreso che la sopravvivenza di questi esercizi commerciali è fondamentale per il tessuto urbano (perché la presenza di un cinema fa vivere una strada, ‘illumina’ un quartiere e crea aggregazione sociale intorno ad un polo culturale). La proposta più gettonata però, per risolvere questa questione, è quella di digitalizzare le sale, di dotarle cioè di un apparecchio per la proiezione digitale evitando così di dover reperire le copie dei film in pellicola.
Di ogni film in pellicola esiste un numero (più o meno) limitato di copie. Quando si ricorre alla proiezione digitale, invece, si possono ricevere i film (ma anche video di concerti, opere liriche…) con un semplice collegamento via satellite, quindi potenzialmente, in misura illimitata.
L’Unione Europea mette a disposizione dei fondi per la digitalizzazione. Dal 2007 a oggi, attraverso il programma MEDIA sono stati erogati 25 milioni di euro e per la fine del 2010 è previsto il lancio di un nuovo programma di aiuti che destinerà ulteriori 4 milioni di euro alla digitalizzazione, in particolare dei cinema che proiettano soprattutto film europei –fonte: http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/10/1168&format=HTML&aged=0&language=IT&guiLanguage=en)
In Toscana il contributo europeo per la qualificazione e l’innovazione tecnologica è di 2 milioni di euro, da impiegare per l’acquisto di apparecchi di proiezione e riproduzione digitale, impianti per la ricezione del segnale digitale terrestre e via satellite e la ristrutturazione e messa a norma delle cabine di proiezione, degli impianti e dei servizi adibiti a proiezione di pellicole.
«Abbiamo esaminato 69 domande da tutta la Toscana – afferma l’assessore regionale alla cultura Cristina Scaletti – e siamo in grado di finanziarne subito 54. Per i rimanenti 15 esercizi sono però in grado di garantire un rapido inserimento nella graduatoria e raggiungere il 100% di accoglimento delle richieste».
Tutto questo è ‘buono e giusto’ ma probabilmente non risolutivo, perché non prende in considerazione il problema nella sua interezza, generando alcuni equivoci. Una delle questioni che, ad esempio, viene spesso (più o meno consapevolmente) lasciata fuori dal dibattito sulle opportunità del digitale, è quella dei diritti delle opere che si vanno a proiettare. E’ quello il costo più oneroso per gli esercizi cinematografici, un costo che deve essere sborsato per ogni proiezione, a prescindere dal supporto con cui il film viene veicolato.
“In un periodo in cui le sale mono-schermo di città soffrono decisamente, c’è qualcuno (e anche autorevoli amministratori) che crede che con la digitalizzazione della sala la questione dei diritti scompaia. Come se i diritti si andassero ad ‘accalappiare” nell’etere’”. A parlare è l’esercente fiorentino Stefano Stefani: “Il digitale non risolverà il problema dell’approvvigionamento di copie, che in realtà non c’è mai stato. Certo, questi contributi gioveranno a tutte quelle piccole sale (quelle parrocchiali ad esempio) che non possono permettersi una cabina per la proiezione in pellicola e che si compreranno così un proiettore digitale, anche se, beninteso, dovranno accollarsi una parte della spesa.”
Il finanziamento regionale, infatti, può contribuire fino al 50% dell’investimento, escluso il caso di ristrutturazione e messa a norma, dove il tetto di contributo è previsto fino al 20%.
Prosegue Stefani:
“Con il digitale si potrà facilmente accedere a un catalogo di opere liriche, di concerti, di classici del cinema. Ma non si risolve il problema di mercato: l’ente pubblico dovrebbe dare un sostegno dedicato alla programmazione di qualità che si sommi a quello ministeriale. A molti esercenti i contributi alla digitalizzazione serviranno per installare il 3D, ma il cinema europeo di qualità difficilmente passa attraverso il 3D.”
La posizione di Stefani, che spesso è considerato una voce spesso fuori dal coro a Firenze,
è in realtà in linea con chi il cinema lo fa, in Italia. Francesca Cima della Indigo Film (la casa di produzione de “Il Divo”, per citarne uno), intervistata sul “Giornale dello Spettacolo”, afferma: “Il processo di digitalizzazione delle sale è utile e auspicabile; tuttavia, a parte una contrazione nei costi della distribuzione, non credo possa cambiare la situazione più di tanto.”

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *