Firenze Bene Comune, dai presidi cittadini alle piazze mondiali: Take the square il 15 ottobre

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Alessia Benelli per l’Altracittà

«Preferisco dare volantini che giocare a burraco», a dircelo è Margherita, un’anziana signora che sembra una di quelle dolci nonne che leggono le favole ai nipotini per farli addormentare. Qualcuno dice «E’ la più grande volantinatrice di tutta Firenze” e lei «Beh,  so anche il motivo, i miei capelli bianchi convincono la gente. Sono sulla piazza da 50 anni, prima con il sindacato poi con il movimento femminista e l’associazione di amicizia italo palestinese, e oggi con i NoTav», anche se la signora Margherita ci tiene a precisare che non vuole essere etichettata «mi iscrivo poco ma partecipo molto».

Siamo al quarto giorno del presidio NoTAV organizzato dal Comitato contro il sottoattraversamento AV di Firenze al Ponte al Pino, dove sono già partiti i lavori per realizzare i due tunnel sotterranei che attraverseranno Firenze per 7 chilometri e si aspetta solo la famigerata “talpa” che trafiggerà il sottosuolo di una delle città più conosciute al mondo per la sua storia, arte e cultura. Non c’è traccia dei facinorosi NoTav di cui si sente parlare, persone violente pronte a far confusione e scagliarsi contro le forze dell’ordine. E la signora Margherita ne è la prova.

Oggi è una giornata particolare: si incontrano tutti coloro che hanno dato vita il primo luglio a “Firenze Bene Comune”, una rete di tutte le realtà che lottano per i beni comuni in città. «Ci siamo accorti – spiega Sandro Targetti, ex ferroviere del Comitato NoTav – che ci stavamo impegnando tutti per la difesa di diritti imprescindibili: la casa, il territorio, l’acqua, i servizi sociali… e che nelle nostre lotte ci dovevamo confrontare con gli stessi soggetti, il Comune e il Governo. Abbiamo quindi pensato di costituire una rete di sostegno reciproco per rafforzare le nostre attività. Oggi assistiamo alla riproduzione da parte del Sindaco Renzi delle stesse logiche del Governo Berlusconi: pensano a privatizzare, ridurre lo stato sociale all’osso e a portare avanti opere inutili, di cui non si ha alcun bisogno, perché perseguono gli interessi dei grandi banchieri e dei grandi costruttori, non quelli dei cittadini».

Al presidio ci sono quelli del “Progetto Conciatori”, Lorenzo Bargellini del “Movimento di Lotta per la casa”, qualcuno della rete antirazzista, il Comitato SanSalvichipuò, i Cobas, il Comitato contro la privatizzazione di Ataf… Sono quelli che hanno contestato il sindaco di Firenze due settimane fa al Teatro Verdi, ma non sembrano così “esagitati” come li ha descritti qualcuno. In molti prendono il microfono e parlano della loro battaglia, e in effetti tutti hanno qualcosa da imputare al Sindaco di Firenze. Il loro messaggio comune è molto chiaro: «Vogliamo essere ascoltati e dialogare con politici e amministratori che facciano gli interessi dei cittadini e non prestino il fianco alle banche, agli speculatori e ai grandi costruttori». Infatti il problema di tutte le realtà di base cittadine è riuscire a confrontarsi con le istituzioni. «È difficile farsi ascoltare dall’amministrazione – dice Targetti – la nostra proposta alternativa non è mai stata presa in seria considerazione».

«Il presidio – dice al microfono Tiziano Cardosi, del Comitato contro il sottoattraversamento TAV – sta andando bene. In 4 giorni abbiamo raccolto circa 400 firme contro il tunnel, ma soprattutto le persone sembrano più disponibili che in passato, anche i non attivisti stanno maturando una coscienza civile». Forse la gente inizia ad essere davvero stanca di una politica arroccata su se stessa, che non riesce a formulare una proposta alternativa di società e continua ad essere complice di coloro che stanno portando l’Europa e più in generale l’occidente verso il baratro economico e politico.
Qualcuno interviene manifestando una punta di tristezza: «Abbiamo appreso – dice Lorenzo Bargellini del Movimento di Lotta per la casa – che uno dei prossimi sgomberi sarà quello dello stabile della Regione Toscana in via Slataper, occupato da maggio da un gruppo di somali, eritrei ed etiopi richiedenti asilo. Ciò che mi rammarica di più è che la decisione parte proprio dall’Assessore alle politiche sociali Salvatore Allocca, assessore del Partito di Rifondazione comunista».
Qui al presidio tra di loro si chiamano “compagni”, e probabilmente gli ultimi che possono davvero appellarsi in questo modo sono loro, quelli che hanno aderito a Firenze Bene Comune: gli unici che, almeno in questa città, stanno davvero dalla parte dei più deboli e si oppongono al sistema economico, sociale e politico esistente.

Non sarebbe una forzatura definirli gli indignados italiani, infatti se andiamo a leggere il manifesto costitutivo del movimento spagnolo 15M ed i principi di Firenze Bene Comune notiamo come le similitudini siano molte: entrambi rifiutano il profitto e antepongono le persone e le loro necessità a qualsiasi altra istanza, entrambi propongono una società anticapitalistica ed equa.

Non a caso il 15 ottobre saranno a Roma per “Take the square”, manifestazione mondiale promossa dagli indignados spagnoli, che si propone di portare nelle piazze delle principali città del mondo tutti coloro che si oppongono alla collusione tra politica e grandi corporations, e che vogliono uscire dalla crisi rimanendo dalla parte dei deboli e di chi ha pagato in questi anni un modello di sviluppo iniquo e socialmente ed ecologicamente insostenibile. Una manifestazione globale che potrebbe essere definita anche un tentativo rivoluzionario di risolvere la crisi.

0 Comments

  1. Bruno Ferrari

    TAKE THE SQUARE! Non parteciperò alla manifestazione per ripicca contro questo abuso veramente ridicolo dell’inglese, perfino da parte di chi se sente “così” a sinistra. E magari non sapete neppure più l’italiano. Non mi sembra questa una dimostrazione né di modernità, né di cosmopolitismo, né di cultura. Ma di incultura si.
    Cultura è parlare bene l’italiano con gli italiani, l’inglese con gli inglesi, il francese con i francesi e il tedesco con i tedeschi.
    E’ orribile parlare male l’italiano con gli italiani e l’inglese con gli inglesi e magari non riuscire nemmeno a leggere correttamente il francese o il tedesco.

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    1. red

      Che piaccia o no, l’inglese è la lingua internazionalmente più conosciuta, usata ufficialmente o meno in tutti gli scambi a livello mondiale. Trattandosi di una manifestazione che vuole coinvolgere in contemporanea le piazze del mondo, è abbastanza ovvio che si dia alla stessa un nome inglese. Nome che per altro non abbiamo scelto noi dell’Altracittà, per essere precisi. Infine, non riteniamo che la manifestazione sia necessariamente “di sinistra”, dato che ci pare ormai trasversale l’indignazione per le storture e le conseguenze di questo modello di economia e di una politica che non serve il pubblico interesse.

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