15 dicembre 2018

Firenze 2009. Se sei straniero niente casa, nemmeno pagando

image_pdfimage_print

di Valentina Buti

Incredibile ma vero, ancora oggi i proprietari di alloggi in affitto a Firenze dicono no alle richieste degli stranieri, soprattutto se si tratta dei cosiddetti extracomunitari. L’abbiamo verificato di persona.

Sei straniero? Niente casa per te. È quello che è accaduto a Laura e Mohamed, una giovane coppia italo-marocchina. Un’odissea lunga anni per trovare un alloggio e una sequela di appuntamenti rinviati, telefonate interrotte, rifiuti brutali. Dalle agenzie alle quali si erano rivolti e dai privati che affittavano.

Laura e Mohamed si sono conosciuti a Firenze nel ’99. Lei è napoletana, poco più che ventenne, lui viene dal Marocco e dal ’97 è in Italia. Si innamorano, decidono di andare a vivere insieme. Ci hanno messo quasi 10 anni per trovare una casa dignitosa. Nel 2000, lei sta finendo la scuola per estetista, lui invece, laureato all’università di Berrechid in linguistica inglese, è factotum di un albergo del centro. Sentono agenzie e privati, via telefono, di persona, l’esito è sempre lo stesso: «quando Mohamed diceva di essere marocchino, improvvisamente non avevano niente» racconta Laura. Contattano un privato, «sono andata da sola a vedere la casa, c’era l’accordo, finché non ho accompagnato Mohamed a conoscere la proprietaria» dice Laura. «La signora chiese se i miei genitori lo sapevano, poi fece finta di niente e ci ricordò di comprare le marche da bollo per il contratto». Ma la proprietaria diserta l’appuntamento e riattacca il telefono non appena sente la voce di Laura. Gli anni successivi sono una ricerca continua. Intanto si sposano e Laura rimane incinta, vanno a vivere in un convitto, poi nel monolocale di un amico, 27 mq di muffa e scarafaggi per 500 euro mensili. Solo nel 2008 trovano una casa, grazie a una cliente di lei, «una casa vera, dove possiamo crescere nostro figlio».

L’esperimento
Indossando i loro panni, abbiamo cercato casa a Firenze, facendo da intermediari per Nauffel, un marocchino di 30 anni, in Italia da 10. Nauffel è un personaggio inventato: nel nostro racconto alle agenzie e ai privati fa il pizzaiolo, ha un contratto a tempo indeterminato e un regolare permesso di soggiorno. Adesso è in Marocco e rientrerà a metà agosto, ha chiesto a noi di aiutarlo a trovare un mono o un bilocale in città, la zona è indifferente, che costi al massimo 700 euro al mese.

Abbiamo visitato 8 agenzie. Solo 2 hanno accettato di far vedere la casa all’amico immaginario. L’addetto dell’Agenzia 1 ha esposto un ricco ventaglio di scelte. L’Agenzia 2 ha storto la bocca, poi il responsabile si è messo al pc, «ma – ha detto – non risulta nulla che faccia al caso vostro». Agenzia 3: stessa dinamica, un secco «non c’è niente». La referente dell’Agenzia 4 invece ha fissato subito un appuntamento, affatto interessata alla cittadinanza di Nauffel. L’Agenzia 5 è stata la più esplicita. «Anche se avessi un appartamento – ha spiegato la titolare – non potrei dirlo perché nessuno vuole affittare ad immigrati». Le Agenzie 6 e 7 hanno declinato con garbo la richiesta, «tutto pieno». L’Agenzia 8 ha messo le mani avanti: «i proprietari vogliono vedere il permesso di soggiorno, non garantisco niente».

Abbiamo quindi telefonato a 5 privati. Uno solo era disposto a far vedere la casa. Due, apparentemente interessati, dopo aver introdotto Nauffel hanno velocemente cambiato idea: «ora che ci penso sono in parola con una signorina» ha detto uno, «ora che ricordo la casa si libera a novembre» ha risposto l’altro. La quarta telefonata si è interrotta a metà, «tututu», richiamiamo, non risponde. L’ultima signora, alla parola marocchino, «i marocchini teneteli a casa vostra – ha detto irritata – il mio è un appartamento di lusso con l’aria condizionata» e giù la cornetta. Sei a 2 per le agenzie. Quattro a 1 per i privati: è sempre in testa la città che non affitta agli immigrati. La condanna dell’assessore regionale al sociale Gianni Salvadori è forte e chiara. «Invito tutte le persone che hanno detto di no a fare un esame di coscienza e a ricordare il “non si affitta ai meridionali” di 40 anni fa». Ma il razzismo di oggi per l’assessore nasce da un fertilizzante più potente «il terrore per ciò che sembra diverso, che ha messo radici in gran parte della società civile. La destra italiana si senta responsabile di questo sfacelo culturale».

[Fonte Unità]

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *