Fiori nel cemento

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Iniziare sciorinando i soliti pregiudizi sulle periferie degradate, sporche e pericolose, serve? No, se si parte dal presupposto che tutto questo esiste anche in quelle zone che periferiche non sono, a Firenze come nel resto del mondo.
E poi, non ci piacciono le banalità e neppure le generalizzazioni!
Diamo quindi la parola ad Antonella, giovane giardiniera di ventinove anni che le Piagge le conosce bene. Piccola, bionda e carina, la troviamo alle prese con una macchinetta taglia erba davanti al piazzale del Centro Sociale “Il Pozzo”. Qui ha sede l’”Oasi del Fiore” di cui Antonella è una delle fondatrici. È da quando aveva tredici anni che vive alle Piagge. La sua famiglia, dopo lo sfratto a Pontassieve, è stata assegnataria di una casa “riservata” ai dipendenti delle Poste. È soltanto da un anno, e cioè da quando è nato il suo primo figlio Samuele, che Antonella non abita più alle Piagge anche se poi qui ci lavora tutti i giorni. La scuola alla “Paolo Uccello”, gli amici, l’adolescenza, le prime esperienze lavorative: tutto nella vita di Antonella ruota intorno alle Piagge e, “se sono arrivata a quello che sono e a quello che faccio, lo devo alle Piagge. Ho cominciato a lavorare a diciassette anni come commessa in una pasticceria per un anno. Dopo ho trovato lavoro in fabbrica; una catena di montaggio a Calenzano. In fabbrica sono stata male, avevo attacchi di panico. Allora, mio padre mi ha convinto a venire a conoscere Alessandro e io all’inizio non ci volevo andare. Che ci vengo a fare dal prete, dicevo… Conoscendo Alessandro ho saputo del corso di florovivaismo e non so cosa mi è scattato in testa perché facevo tutto un altro tipo di vita prima… In fabbrica ero diventata operaia specializzata e quindi guadagnavo piuttosto bene. Ma quello era un lavoro che rifiutavo; non era il mio posto. Ho deciso di lasciare tutto e cominciare il corso. Fra tutti, eravamo una banda di raccattati!”. Antonella sorride, e ci tiene a chiarire, come se ce ne fosse bisogno, che le sue sono parole dette in senso buono. “Senza lavoro e, in qualche modo, con situazioni di disagio, chi per il rapporto con i genitori, chi per altri problemi. Mentre frequentavo il corso, per guadagnare qualcosa, mi occupavo dei bambini delle Piagge…. e così ho capito cosa mi piaceva fare. Ma senza una qualifica professionale, non potevo andare avanti e ho deciso di prendere il diploma di dirigente di comunità.”
Ma questo ancora non era abbastanza per Antonella. “Siamo partiti con l’”Oasi del Fiore” non per fare semplicemente una ditta di giardinaggio ma per costruire un’esperienza a sfondo sociale, con l’inserimento lavorativo di ragazzi delle Piagge che per essere seguiti avevano bisogno della presenza di personale qualificato. La maggior parte infatti sono ragazzi minorenni a disagio per quanto riguarda problemi con gli stupefacenti o per piccoli furti”.
L’”Oasi del Fiore” è il risultato concreto dell’impegno e della collaborazione di ragazzi e ragazze che, dopo aver frequentato nel 1997 un corso di formazione professionale di florovivaismo organizzato da “Il Muretto”, Regione Toscana e Enaip, hanno dato vita ad una cooperativa sociale. Oggi l’Oasi lavora a pieno ritmo, ma per iniziare, racconta Antonella, ha avuto bisogno di un prestito arrivato dal Fondo Etico e Sociale, nato da un’idea della cooperativa “Il Cerro” e della Comunità delle Piagge.
“Siamo partiti da zero ed abbiamo avuto bisogno subito di un prestito. I soldi allora ce li ha dati Alessandro, il prete, perché ancora il Fondo Etico non esisteva. Con le prime richieste di lavoro, abbiamo dovuto comprare le attrezzature… per fortuna nel frattempo era nato il Fondo Etico! Abbiamo quindi potuto chiedere il prestito che ci ha permesso di comprare gli strumenti e di partire con le prime buste paga. Dieci milioni di lire davvero fondamentali! Le banche non ce li avrebbero mai dati, quei soldi, perché non abbiamo i requisiti adatti. Se non ce li prestava il Fondo, non sapevamo proprio come fare. Lo scorso luglio abbiamo terminato di pagare la nostra ultima rata; avevamo concordato rate semestrali di circa 1.000 Euro ciascuna. Siamo sempre stati tranquilli rispetto alla restituzione. Sapevamo che avevamo a che fare con persone con cui poter parlare e che capiscono i problemi: se un mese non hai i soldi per pagare e il mese dopo invece sì… insomma, non è come una banca che se non paghi ti sequestra la roba!”
Sulla personalizzazione degli interventi di prestito (si può “contrattare” l’importo delle rate e i tempi della restituzione) e sul cercare di seguire (e non solo elargire soldi) le realtà e le problematiche di chi si rivolge al Fondo Etico, insiste Alberto Sarcoli, uno dei responsabili, che così descrive il progetto piaggese.
“Noi siamo un’associazione di volontariato, per cui non possiamo direttamente erogare prestiti; non possiamo neppure raccogliere denaro. Facciamo da intermediari. Il denaro lo raccogliamo attraverso la cooperativa “Il Cerro” e, tramite la Mag6 di Reggio Emilia, su indicazione dell’assemblea dei soci, viene erogato il prestito. Nessuno firma cambiali. La restituzione avviene pagando rate tramite bollettino postale. Siamo tutti volontari e nemmeno tanto specializzati! Io, per esempio, sono un ex camionista! Lo scopo non è solo quello di dare soldi ma è soprattutto quello di instaurare un rapporto con le persone che ricevono il prestito. Se noi diamo i soldi ma poi non abbiamo le forze per seguire queste persone … Per questo motivo, stiamo anche riflettendo sulla possibilità di sospendere fino alla fine dell’anno l’erogazione dei prestiti. La maggioranza di queste persone, non sanno neppure com’è fatta una banca! In questo modo, possono essere aiutate ad andare avanti senza essere soffocate da restituzioni che non sarebbero in grado di fare”.
“Credo di essere una persona migliore anche grazie alle Piagge”, conclude Antonella, quasi a fornirci la chiusura ideale del pezzo. La sua è la storia di una ragazza “normale” che dal quartiere ha saputo prendere il meglio. Quante altre storie simili e diverse vengono oscurate da stereotipi e pregiudizi?

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