Fino all'ultimo respiro: è già sotto sfratto ma non si arrende il Progetto Conciatori

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Ultim’ora: proprio ieri è arrivata al Progetto Conciatori la determinazione comunale che intima di abbandonare i locali, con previsione di sgombero per il 24 marzo.  Una ragione in più per partecipare alla manifestazione prevista per domani pomeriggio, sabato 26, che vedrà un corteo sfilare dalle 16 per le vie di Santa Croce.
Di seguito un articolo scritto qualche giorno fa, quando ancora sembravano esistere margini di speranza.

di Carola Del Buono per l’Altracittà

Via dei Conciatori è un piccolo vicolo oscuro, parallelo alla centralissima via Ghibellina, nei pressi della chiesa di Santa Croce. E’ qui, in questa piccola via, che si trova il grande Palazzo de’ Conciatori, un tempo adibito al lavoro della concia delle pelli. E proprio questo edificio di proprietà comunale è stato per 30 anni un contenitore di iniziative e attività di grande valore sociale, a partire dal 3 Dicembre 1980, data d’inizio dell’occupazione, sino ad oggi.

In questo spazio hanno trovato sede Democrazia Proletaria, la Lega Obiettori di Coscienza, un collettivo comunista e le prime riunioni della Rete antirazzista e delle comunità straniere, come anche le residenze protette dell’associazione Artemisia (che si dedica alle donne che subiscono violenza), e molto altro ancora… senza contare l’uso di alcune stanze come tampone per emergenze abitative transitorie, come quelle di una famiglia di 7 persone, altrimenti costrette a dormire in un furgone.

Questa lunga storia di utilizzo sociale di un bene pubblico sembra ormai arrivata tristemente al capolinea: l’immobile di via dei Conciatori è stato messo all’asta dal Comune di Firenze e aggiudicato per un milione e 912.000 euro (poco più di 1150 euro al mq) ad una società a responsabilità limitata, la Toscotre. A dispetto di questa “sentenza di esecuzione”, gli occupanti continuano a mantenere la vitalità del progetto, attraverso laboratori e attività aperta a tutti, adulti, giovani e bambini, con l’obiettivo di ribadire l’importanza che può avere questo luogo come spazio collettivo.

A gennaio abbiamo partecipato alla giornata aperta del Progetto Conciatori, il nome collettivo dato all’occupazione, e parlato con alcuni protagonisti. Mentre insegnava ad impastare il pane ad un pubblico misto di ragazze e donne più mature, Melania, giovane architetto, ci ha spiegato che “le attività sono organizzate per coinvolgere il più possibile il quartiere e tutto il tessuto sociale, anziani, giovani, bambini… Tutto questo senza scopo di lucro e tutto autogestito”.

Nel manifesto infatti c’erano: presentazione del corso di Qi-Gong, laboratorio teatrale per bambini, spazio auto produzioni con le mani (laboratorio del pane, corso di orticultura pensile, corso per imparare a fare i fiori secchi …) ma anche discussioni e dibattiti, workshop e molto altro.

“E’ assurdo come il comune abbia fatto finta di non vedere, come non abbia dialogato con gli occupanti” ha aggiunto Sandro, un veterano dell’occupazione. “Hanno venduto questo stabile come se fosse vuoto, ma in effetti le cose non stavano così… pensiamo ad esempio che il Partito di Rifondazione Comunista pagava un’indennità di occupazione. Come Progetto Conciatori abbiamo proposto un progetto di co-housing e di auto recupero, mantenendo la proprietà comunale, per il riutilizzo pubblico del palazzo, ma non abbiamo trovato ascolto. Adesso cerchiamo informazioni sull’impresa immobiliare e ci opponiamo alla vendita per sospetto di speculazione edilizia… 1150 euro al mq sono pochissimi per un palazzo in pieno centro a Firenze, vincolato dalla soprintendenza. La cosa più probabile è che venga trasformato in residenze per studenti ed immigrati, oppure in uffici e studi professionali”.

“Credo che il progetto Conciatori possa resistere, reclamando il suo diritto ad utilizzare degli spazi collettivi che sono utili a tutti”. Ne è convinto Sauro, architetto e membro del Gas Allegri, il gruppo di acquisto solidale di Santa Croce, che ha sede proprio qui. “Oggi in occasione di questa giornata di laboratori è passata molta gente, anche anziani, genitori con bambini, e non, come pensano tanti, lavativi con i cani… molti hanno un’idea distorta degli occupanti e delle persone che vengono a passare il tempo qui… Ma chi occupa rivendica uno spazio che è di tutti, e non lo fa per limitare l’accesso a determinate persone. È ora di superare quest’immagine negativa, anche perché nel resto d’Europa stiamo assistendo invece ad una rivalutazione, in positivo, di realtà come la nostra”.

È chiaro che la vendita di un immobile ad un privato non assicura alcun rispetto dell’uso collettivo, anzi, è garanzia del contrario. È ancora Sauro a farci riflettere su questo aspetto, una questione che sembra veramente messa in un angolo nonostante la sua importanza sociale. “La vendita di un edificio pubblico è sicuramente un fatto negativo. Il quartiere sostiene di avere sufficienti spazi pubblici, ma secondo me non è così. Gli occupanti sono lì per dire innanzitutto che questo edificio ha un utilità, e poi c’è da aggiungere: se continuano a vendere tutti gli edifici di proprietà pubblica poi cosa dobbiamo vendere ancora? Le strade, le piazze?”

Ricordiamo quante volte l’amministrazione comunale ha proclamato di voler “ridare il centro ai fiorentini”, e non farlo diventare solo punto di ritrovo per i turisti o abitazione per gli immigrati.
“Io mi chiedo: come si fa a ridare il centro ai fiorentini, o meglio agli abitanti, se non ci sono spazi collettivi ma solo luoghi dove poter consumare, come ristoranti e birrerie, dove si può sostare solo pressati dai tempi del commercio? Per combattere lo svuotamento del centro bisogna ricostruire un senso di appropriazione, e le comitive di ubriachi non sono molto d’aiuto. Il rapporto con gli abitanti del quartiere è sempre stato ottimo, e mentre all’inizio sentivo voci dubbiose su quest’edificio, perchè comunque via dei Conciatori è una zona buia e desolata, oggi grazie a queste iniziative che danno vita alla strada sento che c’è più simpatia e fiducia verso il lavoro di noi occupanti”.

Mentre scriviamo non è ancora stato stipulato il contratto di vendita. Forse non tutto è perduto per il Progetto Conciatori.

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