23 settembre 2018

Finansol, il blog della finanza solidale

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Dal movimento della finanza etica e solidale degli ultimi trent’anni sono nate solide esperienze di nicchia (le Mutue auto gestione), più o meno fumosi progetti di marketing bancario, qualche isolata iniziativa pubblica a livello locale. Nel frattempo la finanza globale ha continuato ad accrescere il suo peso su tecniche e cultura di gestione di impresa, sulle politiche pubbliche, sugli stessi operatori finanziari. La necessità di far crescere e conoscere il dibattito (trasversale e nonviolento) su come si possano coniugare finanza e solidarietà, tecniche avanzate di gestione di impresa e qualità locale, è dunque stringente. C’è bisogno di rafforzare i punti di vista originali, confrontarli con altre esperienze nel mondo, fare chiarezza su terminologie e processi organizzativi. Nonché di smascherare le palesi mistificazioni.
Per contattare la redazione: info@finansol.it

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  1. Rosario Florio

    SOCIETA’ DI MUTUO SOCCORSO, MICROCREDITO e RIFORMA DEL TUB DLGS 141/2010.

    Premessa.

    Con l’entrata in vigore della riforma del Testo Unico Bancario, introdotta dal DLGS 141/2010, si è posto il problema se le Mutue (Società di Mutuo Soccorso) possono continuare o meno a svolgere la loro attività di erogazione di finanziamenti.

    La nuova normativa.

    La norma fondamentale è l’art. 7 del DLGS 141/2010 che modifica il testo del Titolo V del TUB artt. 106 e seguenti.
    La norma chiaramente stabilisce che: i soggetti esercitanti nei confronti del pubblico l’attività di finanziamento, devono essere intermediari finanziari autorizzati ed iscritti nell’albo di Banca d’Italia. I requisiti che questi intermediari finanziari devono possedere per poter essere iscritti nel predetto albo sono precisati nel successivo art. 107. Tra questi requisiti vi è l’adozione della forma di società di capitali.
    In virtù di questa norma una Società cooperativa od una Società di Mutuo Soccorso non potrà svolgere l’ordinaria attività d’intermediazione finanziaria rivolta al pubblico.

    La nuova normativa sul microcredito.

    La nuova norma definisce e disciplina il microcredito. Per i soggetti che intendono esercitare l’attività finanziaria di microcredito, l’art.111 del TUB (modificato dal DLGS 141/2010) prevede un regime “semplificato”, ma comunque omogeneo con quello ordinario.
    Infatti all’art. 113 del nuovo TUB, in deroga all’art. 106, si istituisce un elenco speciale degli intermediari esercenti l’attività di microcredito. Questo elenco non sarà tenuto dalla Banca d’Italia, ma da un nuovo organismo che sarà costituito sotto forma di associazione e con personalità giuridica di natura privata.
    Al comma 4 lo stesso art. 113 ai soggetti giuridici senza fine di lucro concede la possibilità di svolgere l’attività finanziaria di microcredito a condizione:
    1. che siano iscritti in una sezione separata di questo elenco;
    2. che pratichino condizioni di favore (agevolate) rispetto a quelle di mercato.

    Il nuovo T.U.B. distingue nell’ambito dell’intermediazione finanziaria la specifica attività del microcredito e suddivide in due categorie gli intermediari finanziari operanti nel settore:
    1. soggetti con fini di lucro;
    2. soggetti senza fini di lucro che, come previsto dal comma 5 dell’articolo 111, hanno precisi requisiti individuati da un Decreto del Ministero dell’Economia.

    Sia gli uni che gli altri devono essere iscritti nell’elenco previsto dall’art.111, all’interno del quale è prevista una sezione separata in cui saranno a loro volta iscritti i soggetti senza fini di lucro.

    Il dubbio interpretativo.

    Il nodo interpretativo da sciogliere è nel comma 4 dell’art. 111 che recita: “In deroga all’art. 106, comma 1, i soggetti giuridici senza fini di lucro in possesso delle caratteristiche individuate ai sensi del comma 5, possono, se iscritti in una sezione separata dell’elenco di cui al punto 1, svolgere le attività indicate al comma 1 e 3 ….” .

    Il passo “se iscritti in una sezione separata dell’elenco”, in una interpretazione restrittiva, indicherebbe che l’ente non profit:
    1. deve essere necessariamente iscritto all’elenco previsto dal comma 1 dell’art. 111 e deve quindi deve possedere i requisiti previsti dal comma 2 dello stesso articolo;
    2. inoltre deve avere anche i requisiti che dovranno essere definiti dal Decreto del M.E.F. per poter svolgere l’attività del microcredito.
    Pertanto anche i soggetti ONLUS, dovrebbero essere costituiti con la forma giuridica di società di capitale.

    In una visione meno restrittiva della norma, per la quale propendo, per poter svolgere l’attività di microcredito, il soggetto finanziario senza fini di lucro deve solo avere i requisiti che dovranno essere definiti dal Decreto del M.E.F. Di conseguenza l’iscrizione in una sezione separata dell’elenco sarebbe solo un adempimento formale conseguente alla verifica del possesso di tali requisiti. Non si può ovviamente escludere che il Decreto del MEF preveda tra i requisiti la forma di società di capitali, negando, in tal caso, alle società cooperative ed alla società di mutuo soccorso la possibilità di esercitare il microcredito rivolgendosi al pubblico. Pertanto, in mancanza di questo Decreto attuativo non è possibile avere certezze sulla questione.

    L’intermediazione finanziaria non rivolta al pubblico.

    Le questioni poste dalla nuova disciplina del TUB si pongono per quei soggetti che intendono svolgere l’attività d’intermediazione finanziaria nei confronti del pubblico.
    Viceversa non essendo variata la disciplina relativa a quei soggetti che, come le Società di Mutuo Soccorso e le Cooperative in generale, perseguono il fine della mutualità esercitando l’attività finanziaria limitata strettamente ai soci:
    l’attività di raccolta del prestito sociale destinato a finanziare l’attività statutaria della società (per Cooperative e Mutue);
    l’erogazione del credito ai soli soci (per le Mutue).

    Rosario Florio
    Legacoop Campania

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