Finalmente lasciano Bartoloni e Formigli addio all'urbanistica del "riempi tutto"

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di Franca Selvatici

«Ce l´ho più con chi costruisce che co´ i´ diavolo», sbuffa una pensionata arrancando con le borse della spesa. Frase colta al volo, mesi fa, di fronte ai cantieri di costruzione di un nuovo complesso, quasi un nuovo quartiere, in via Niccolò da Tolentino – via di Quarto, a Rifredi. Gli edifici in costruzione tolgono luce e aria alle famiglie che abitano nelle case vicine. Così come accade in molti altri quartieri di Firenze, dove la densificazione urbana teorizzata dall´ex assessore Gianni Biagi (Pd) ha alimentato proteste e scavato fra cittadini e amministrazione fratture dolorose: forse più gravi, nel loro insieme, di quelle provocate dall´inchiesta shock sull´area di Castello e sui rapporti fra la giunta di centrosinistra e la Fondiaria di Salvatore Ligresti. Molti dei nuovi edifici contestati – sorti al posto di vecchie fabbriche, depositi, capannoni di aziende artigiane – portano la firma della Quadra, la società di progettazione costituita nel 2000 da un gruppo di professionisti fra cui il geometra Alberto Formigli, già capogruppo del Pd in consiglio comunale, e l´architetto Riccardo Bartoloni, fino a pochi giorni orsono presidente dell´Ordine degli architetti. Le proteste dei cittadini e un´inchiesta della magistratura hanno messo in discussione la fertile attività della Quadra.

Le attività della Quadra sono al centro di un´inchiesta dei pm Giuseppina Mione e Leopoldo De Gregorio e degli investigatori della polizia stradale. Negli uffici dell´urbanistica sono stati acquisiti i fascicoli di tutti i progetti Quadra. Le indagini, partite dalla costruzione del grande complesso Dalmazia sulle ceneri della ex fabbrica Lavazza in via Pietro della Valle a Rifredi, si sono estese a numerosi altri interventi, alcuni dei quali resi possibili grazie a varianti urbanistiche approvate in consiglio comunale con il voto favorevole, fra gli altri, di Alberto Formigli. Quadra sembra essere stata l´esecutrice più fedele della politica di «densificazione urbana». Ha riempito cortili interni, come in via Ponte di Mezzo, portando via aria e sole a una famiglia con tre bambini che abita in una casetta rosa. Ha sfruttato in modo superbo ogni possibilità offerta da norme e regolamenti per aumentare altezze e superfici e per costruire alle distanze minime consentite dagli edifici esistenti (e qualche volte anche più vicino, secondo le accuse).

L´inchiesta, partita con un´ipotesi di corruzione, sembra essere giunta alle battute conclusive. E mentre Alberto Formigli non compare fra i candidati nelle liste del Partito Democratico, Riccardo Bartoloni si è dimesso dall´incarico di presidente dell´Ordine degli architetti, che ricopriva da 8 anni, e anche dalla carica elettiva di consigliere, in modo che il consiglio non potesse, come era accaduto lo scorso anno, respingerne le dimissioni.
«Le responsabilità che mi dovevo assumere in base alla legge e al mandato elettorale le ho assunte tutte fino in fondo», ha spiegato: «Gli adempimenti istituzionali sono esauriti, le azioni si sono concluse, i principi sono stati affermati. Non voglio diventare un problema inutile». Nell´anno appena trascorso l´architetto Bartoloni ha riscosso la convinta solidarietà dei consiglieri ma ha dovuto affrontare anche segnali di dissenso. Il 24 febbraio 2009 quarantadue architetti ne hanno chiesto le dimissioni, ritenendo che l´immagine pubblica dell´Ordine risultasse gravemente danneggiata dall´inchiesta sulla Quadra. Il 15 marzo successivo un gruppo di giovani architetti ha pubblicato un appello preoccupato sullo stato dell´urbanistica a Firenze e «sul rapporto malato instauratosi fra la pubblica amministrazione e la professione dell´architetto». In quelle circostanze il consiglio ha di nuovo fatto quadrato attorno al presidente, che ha scritto una lettera a tutti i colleghi spiegando di essere rimasto al suo posto, nonostante l´«accanimento mediatico», nella certezza «non solo di non aver mai infranto la legge o le regole deontologiche, ma neppure di essere mai sceso a compromessi con i valori etici»: «Tanti architetti, e io fra questi, sono riusciti ad avere il loro piccolo successo professionale senza scendere al minimo compromesso. E questo perché, ci si creda o no, ci sono dei valori che ci sostengono».

Valori che alcuni abitanti di condominii, casette o ville oscurate dai palazzi firmati Quadra non hanno avuto modo di percepire. C´è chi, come la dottoressa Monica Giglioli che abita in via XXIV Maggio, ha scritto una lettera aperta all´architetto Bartoloni, chiedendogli se non si fosse posto il problema degli «effetti collaterali» delle sue progettazioni, degli «eventi avversi» determinati dai palazzi che tolgono sole, luce e aria alle abitazioni vicine. Non ha ricevuto risposta. Una domanda analoga è stata rivolta mesi dopo al sindaco, al soprintendente e all´architetto Bartoloni, nel doppio ruolo di presidente dell´ordine e di progettista di un complesso di villette terratetto a schiera, dalla signora Donatella Mei che vive in una villa del Quattrocento in via del Podestà e che ha visto sorgere una muraglia al confine del suo giardino storico amorevolmente curato. Una muraglia firmata Bartoloni. Non risultano reazioni. Maurizio Toma, presidente del comitato del Galluzzo e candidato nella lista Renzi, chiede ora all´ex presidente dell´Ordine degli architetti che significato abbiano per lui parole come «tutela dell´ambiente», «interessi superiori», «collettività». Sperando in una risposta.

[Fonte Repubblica]

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0 Comments

  1. Massimo

    Penso che Lastri, Pistelli ecc. possano ringraziare anche Formigli e Quadra per la loro sconfitta alle primarie. Questi palazzinari sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso per molti fiorentini nei confronti dell’attuale amministrazione che giustamente hanno deciso di cacciare chi non ne ha preso le distanze. Non credo che Renzi sarà molto meglio. Speriamo in qualcos’altro.

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  2. roberto

    Più che della quadra portano la firma della squadra, quella dei profittatori , quelli che non vogliono perdere l’attimo fuggente, nemmeno un minuto, per portare a termine il loro disegno, che è quello di sostituire ogni cmq di terreno con 1000 volte tanti centimetri cubi di calcestruzzo.
    Sono banche e imprenditori senza scrupoli che hanno la disponibilità totale di quel poco che è rimasto delle centurie della Piana.
    Sfruttando gli strumenti che il potere politico offre loro, speculando in dispetto della storia, della natura, del paesaggio si prendono gioco della vita della piccola gente insignificante che sempre più asfissiata non riesce a scappare e spera inutilmente in soluzioni di basso impatto che le renda almeno sopportabili.,
    Non lasciandosi sfuggire nessuna opportunità di ingigantirsi stanno trasformando quella che chiamano città metropolitana in una vera porcheria.
    Non vedremo mai ad esempio che, per facilitare la viabilità, un proprietario,( a partire dagli ordini monastici e religiosi), arretra il suo muro di cinta, dovendolo ricostruire, di mezzo metro per ampliare la sede stradale.
    Esemplare per descrivere il fenomeno in atto è l’urbanizzazione, della piana di Castello e Sesto Fiorentino.
    La conurbazione avviene oltre che con l’invenzione di edifici destinati a diventare incubatori di idee, con il proposito osceno di incubare tutti quanti noi, spettatori inermi di questo scempio!

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