13 novembre 2018

Fiat, il 62 per cento non basta a Marchionne

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Il 62 per cento non basta a Marchionne
Linda Panco, da Carta
A sorpresa, quello di Pomigliano non è stato un plebiscito: i sì all’accordo imposto dalla Fiat non arrivano al 63 per cento. Marchionne convoca i vertici della Fiat a Torino. Secondo indiscrezioni l’azienda si appresterebbe a ritirare l’investimento da 700 milioni di euro promesso ai sindacati firmatari. La Cgil offre una nuova trattativa, Bonanni minaccia, il ministro Sacconi: «Non ci voglio nemmeno pensare». Airaudo [Fiom]: «la Fiat si è incartata»
I lavoratori di Pomigliano hanno votato quasi tutti, ieri, nella giornata del referendum. La maggioranza di loro, come era previsto, ha naturalmente approvato l’intesa tra azienda e sindacati bocciata dalla Fiom, per salvare il proprio posto di lavoro. Ma il plebiscito è fallito: ha votato sì il 62,2 per cento dei lavoratori, mentre il 36 per cento si è espresso per il no. Ma il «plebiscito» era la condizione posta dal Lingotto per portare avanti l’investimento di 700 milioni di euro in Campania: ora l’azienda prende tempo, Merchionne sembra sia «preoccupato» e ha convocato a Torino il vertice della Fiat. Il timore è che l’azienda possa rinunciare all’investimento con la scusa della percentuale troppo alta di giudizi negativi al piano.
La vice segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ha immediatamente chiesto di riavviare il negoziato: «In quel territorio, caratterizzato da un’alta disoccupazione, uno stabilimento come quello della Fiat svolge un ruolo essenziale e non sostituibile. Chiediamo quindi all’azienda di confermare e avviare l’investimento e la produzione della nuova Panda a Pomigliano, e anche di riaprire la trattativa per un’intesa condivisa da tutti. Al governo, che è stato ininfluente sulle scelte industriali, che ha voluto giocare una sua partita di divisione del sindacato, il voto dice che un ‘paese moderno’ difende i diritti dei lavoratori». Anche il segretario generale della Fiom di Napoli, Massimo Brancato, rilancia la trattativa: «Se la Fiat si predispone a una mediazione che rispetti la Costituzione, le leggi dello Stato e il contratto, ci sediamo a un tavolo e siamo disponibili a fare un negoziato».
Raffaele Bonanni, leader della Cisl, invece dopo il risultato del referendum e i tentennamenti della Fiat si permette di tuonare: «La Fiat ora non scherzi e proceda con gli investimenti su Pomigliano, il sì ha vinto e quindi non ci sono scuse. Mi rifiuto di pensare che Marchionne non garantirà l’accordo, e se si dovesse verificare un’ipotesi del genere, saremo contro un ripensamento con la stessa forza con la quale abbiamo difeso i posti di lavoro». Il segretario generale della Uil Campania, Giovanni Sgambati, ha preferito parlare d’altro: «Una percentuale così alta di partecipazione non si era mai registrata in un referendum sulla flessibilità del settore». La Fim parla invece di un «robusto viatico» per il futuro della fabbrica.
Il ministro del lavoro Maurizio Sacconi ha confermato l’atteggiamento avuto dal governo fin qui: «Non voglio nemmeno ipotizzare – ha detto il ministro – che Fiat cambi idea, ho fiducia nella nota determinazione di un manager come Marchionne che saprà certamente rispettare il patto siglato con le organizzazioni che hanno avuto il coraggio di decidere».
«Temo che la Fiat a Pomigliano si sia incartata – ha sottolineato invece Giorgio Airaudo, segretario in Piemonte della Fiom – e abbia fatto un referendum su se stessa. Siamo di fronte a un voto coraggioso dei lavoratori che hanno saputo, nonostante le pressioni e il ricatto, esprimere un dissenso sulle condizioni che vengono poste dall’azienda per portare la Panda a Pomigliano».

di Linda Panco, da Carta

A sorpresa, quello di Pomigliano non è stato un plebiscito: i sì all’accordo imposto dalla Fiat non arrivano al 63 per cento. Marchionne convoca i vertici della Fiat a Torino. Secondo indiscrezioni l’azienda si appresterebbe a ritirare l’investimento da 700 milioni di euro promesso ai sindacati firmatari. La Cgil offre una nuova trattativa, Bonanni minaccia, il ministro Sacconi: «Non ci voglio nemmeno pensare». Airaudo [Fiom]: «la Fiat si è incartata»

I lavoratori di Pomigliano hanno votato quasi tutti, ieri, nella giornata del referendum. La maggioranza di loro, come era previsto, ha naturalmente approvato l’intesa tra azienda e sindacati bocciata dalla Fiom, per salvare il proprio posto di lavoro. Ma il plebiscito è fallito: ha votato sì il 62,2 per cento dei lavoratori, mentre il 36 per cento si è espresso per il no. Ma il «plebiscito» era la condizione posta dal Lingotto per portare avanti l’investimento di 700 milioni di euro in Campania: ora l’azienda prende tempo, Merchionne sembra sia «preoccupato» e ha convocato a Torino il vertice della Fiat. Il timore è che l’azienda possa rinunciare all’investimento con la scusa della percentuale troppo alta di giudizi negativi al piano.

La vice segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ha immediatamente chiesto di riavviare il negoziato: «In quel territorio, caratterizzato da un’alta disoccupazione, uno stabilimento come quello della Fiat svolge un ruolo essenziale e non sostituibile. Chiediamo quindi all’azienda di confermare e avviare l’investimento e la produzione della nuova Panda a Pomigliano, e anche di riaprire la trattativa per un’intesa condivisa da tutti. Al governo, che è stato ininfluente sulle scelte industriali, che ha voluto giocare una sua partita di divisione del sindacato, il voto dice che un ‘paese moderno’ difende i diritti dei lavoratori». Anche il segretario generale della Fiom di Napoli, Massimo Brancato, rilancia la trattativa: «Se la Fiat si predispone a una mediazione che rispetti la Costituzione, le leggi dello Stato e il contratto, ci sediamo a un tavolo e siamo disponibili a fare un negoziato».

Raffaele Bonanni, leader della Cisl, invece dopo il risultato del referendum e i tentennamenti della Fiat si permette di tuonare: «La Fiat ora non scherzi e proceda con gli investimenti su Pomigliano, il sì ha vinto e quindi non ci sono scuse. Mi rifiuto di pensare che Marchionne non garantirà l’accordo, e se si dovesse verificare un’ipotesi del genere, saremo contro un ripensamento con la stessa forza con la quale abbiamo difeso i posti di lavoro». Il segretario generale della Uil Campania, Giovanni Sgambati, ha preferito parlare d’altro: «Una percentuale così alta di partecipazione non si era mai registrata in un referendum sulla flessibilità del settore». La Fim parla invece di un «robusto viatico» per il futuro della fabbrica.

Il ministro del lavoro Maurizio Sacconi ha confermato l’atteggiamento avuto dal governo fin qui: «Non voglio nemmeno ipotizzare – ha detto il ministro – che Fiat cambi idea, ho fiducia nella nota determinazione di un manager come Marchionne che saprà certamente rispettare il patto siglato con le organizzazioni che hanno avuto il coraggio di decidere».

«Temo che la Fiat a Pomigliano si sia incartata – ha sottolineato invece Giorgio Airaudo, segretario in Piemonte della Fiom – e abbia fatto un referendum su se stessa. Siamo di fronte a un voto coraggioso dei lavoratori che hanno saputo, nonostante le pressioni e il ricatto, esprimere un dissenso sulle condizioni che vengono poste dall’azienda per portare la Panda a Pomigliano».

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