Fermento anche in Toscana per lo sciopero dell'industria

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dell’industria e dell’artigianato, indetto per il 21 febbraio. E anche la Toscana ha cominciato con i preparativi. Nella regione sono migliaia i posti di lavoro a rischio a causa delle ripercussioni della crisi industriale che sta attraversando l’Italia. Gli effetti del tracollo Fiat sono stati i primi a farsi sentire, a partire dal settore della componentistica auto. Tra i 70.000 lavoratori impiegati nella metalmeccanica, 4.000 sono nell’indotto della casa automobilistica torinese. E la Gkn di Campi Bisenzio, che ne fa parte, ha già visto sparire 74 posti di lavoro, a cui probabilmente si aggiungeranno altri 80 futuri disoccupati entro giugno. Grave la situazione anche in altre 2 aziende toscane dipendenti dalla Fiat: la Delphy e la Trw, entrambe di Livorno. Quattro le piccole ditte di sub fornitura che sono state schiacciate dagli eventi, lasciando senza lavoro oltre 300 persone. Il parallelo toscano della crisi Fiat è invece rappresentato dalla Piaggio di Pontedera. In entrambe è infatti mancata la volontà di impegnarsi nell’innovazione dei prodotti e di investire nella ricerca e nello sviluppo. Inoltre, la cassa integrazione è stata usata come soluzione momentanea alla sensibile flessione registrata dal mercato, sia degli scooter che delle automobili. Preoccupante anche la crisi della cantieristica, dalla Sec di Viareggio, fallita nel novembre 2002, dando vita ad una vera e propria odissea per i suoi lavoratori fra aste deserte e mancati stipendi, ai Cantieri navali Orlando di Livorno per i quali si sono affacciate 2 proposte di acquisto che verranno vagliate ufficialmente il 17 gennaio. Una situazione di asfissia è registrata nel sistema orafo come in quello tecnologico, con la Ote Marconi di Firenze, ancora in attesa che Finmeccanica faccia valere la sua opzione d’acquisto. Ma per l’azienda fiorentina qualcosa sembra muoversi. Da qui alla fine di gennaio sono stati organizzati dei tavoli tecnici tra Governo, sindacati e dirigenza per giungere ad una soluzione che sia soddisfacente anche per i lavoratori.
Purtroppo, nessuna buona nuova neanche dall’Indagine congiunturale del terzo trimestre 2002 di Assindustria. Ancora preoccupanti i dati del settore metalmeccanico e del sistema moda. Nel primo caso il contatore segna –11,6% per la produzione e –9,7% per il fatturato; nel sistema moda gli stessi dati sono fermi, rispettivamente, a -5,8% e –5,9%.

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