Fenomeno Beppe Grillo: Perché sì e perché no.

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Beppe Grillo ci convince quando denuncia lo sfascio della politica italiana compiuto dai partiti. Ci convince quando porta in piazza un milione di persone per dire no alla deriva della democrazia. Quando attacca la casta a cui appartengono personaggi politici come Mastella, Amato, Berlusconi, D’Alema, Fassino; del giornalismo come Riotta, Fede, Mieli; delle imprese come Tronchetti Provera, Montezemolo, Consorte. Ci convince quando difende i magistrati che indagano gli affari della politica come Clementina Forleo e Luigi De Magistris. Ci convincono soprattutto le decine di migliaia di ‘grillini’ che ormai da un paio di anni lavorano in tutto il Paese a livello locale sulle energie rinnovabili, contro gli inceneritori, per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la partecipazione attiva nei consigli comunali.

Beppe Grillo non ci convince per niente quando è contro l’indulto. Sappiamo benissimo che le carceri sono strapiene di persone, in grande quantità straniere, che hanno commesso reati lievi, gli stessi reati per cui un italiano non viene neanche fermato. Non ci convince quando dice che chi ha commesso un reato non può candidarsi alle elezioni. Non ci convince perché crediamo che sia necessario distinguere, ad esempio, tra un reato di mafia e uno politico. Per intendersi: Cesare Previti è giusto che stia fuori dal Parlamento ma è altrettanto giusto che una personalità come Sandro Pertini, finito in carcere come membro della Resistenza, possa diventare Presidente della Repubblica. Grillo non ci convince nemmeno nelle sue derive razziste, quando attacca indistintamente rom rumeni, albanesi, cinesi come se ‘tutti’ i rom, ‘tutti’ gli albanesi e ‘tutti’ i cinesi commettessero dei reati.

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