Febbre emorragica senza fine a sinistra. Commento del dopo-voto

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Riceviamo e pubblichiamo
di Jacopo Landi

Siamo a commentare ancora una volta una prestazione deludente del centro sinistra italiano. A misurare la disaffezione totale delle persone alla politica e alla partecipazione civile.

In Toscana la Lega al 6, 5% è il dato più sorprendente, buon risultato anche dell’Idv che tiene bene anche su base nazionale a conferma che l’opposizione ferma al governo Berlusconi paga.

Sicuramente ci potrà essere amarezza e delusione, ma certamente nessuna sensazione di sorpresa almeno nel risultato dei partiti del centro sinistra. Perse regioni chiave, consegnato l’intero nord a Lega e Pdl, in Toscana vince facile Rossi, ma con un’astensione da paura e con un risultato che passa dagli 889.876 voti dell’Ulivo del 2005 ai 641.214 di questa tornata elettorale.

Il Pd rimane il trionfo della grisaglia, ex burocrati del PCI che non vedevano l’ora di trasformarsi in borghesi cafè au lait, finalmente liberi di parlare alle imprese invece che agli operai, di piegare il potere raggiunto ad altri scopi, di libertinare nello scintillante mondo della tv, di sottrarsi all’opprimente ombra degl’intellettuali per tentare essi stessi il salto, il grande balzo verso la metafisica, evitare le piazze e le mani sudate per i social network e le Red tv.

I militanti, i compagni, categorie da aborrire, richiami dal sottoscala, per dirla alla Bertinotti il massimo esponente della lunga marcia verso il cachemire “il lasciarsi andare al fascino della contaminazione” così lui ha battezzato il suo rapimento, il suo ingresso nel mondo dei salotti di nani e ballerine. Tutto ciò mentre i lavoratori preparavano la lunga marcia per salire sui tetti, per arrangiarsi come possono, lanciando segnali, cercando in qualche modo reti di solidarietà.

A sinistra del PD questi sono i dati su cui riflettere: la Federazione della Sinistra e Sinistra e Libertà sommano insieme appena 137.832 voti, contro i 275.464 che gli stessi soggetti con sigle diverse ottennero nel 2005, mettendo insieme 3 candidati tutti delle Fderazione, Sel non pervenuta.

Cosa rimane di questa sinistra? Alcuni dicono una pattuglia di consiglieri e assessori locali che cercano di salvare un posto di lavoro e non un territorio, anzi magari lo usano, male, quel territorio e infatti i cittadini non li premiano.

Nel vuoto delle idee e nel rifiuto pervicace di valorizzare ciò che di buono e collaudato esiste solo perché proviene da un passato da abiurare a tutti i costi, ecco che si tenta la ricetta alchemica degli avversari, si copia dove si può, ma soprattutto come si può, cioè male visti i mezzi.

Il leaderismo paga a destra? Eccolo servito a sinistra con il Vendola da esportazione. Un Vendola flessibile, usato come un brand internazionale, come fosse Clooney con il caffè, anche Vendola beve acqua dal rubinetto in Campania, anche Vendola gioca a freccette in Emilia e via vendolando, ma Vendola non è la Coca cola, è un buon leader locale di una regione, la Puglia, che al centro ispira simpatia come meta per le vacanze estive e al nord, oltre a essere percepita geograficamente lontana come l’Iraq, incassa i titoli dei giornali solo per gli sbarchi d’immigrati e le imprese criminali, non certo per il suo essere regione dell’eolico. Così Vendola si riconferma non senza fatica nella sua regione, ma fallisce completamente come prodotto da esportazione e Sel paga dazio ovunque, ormai siamo alla conta dei chicchi di pepe. Ma ciò nonostante anche da noi in Toscana si considera la miseria come un grande risultato e ogni volta dalle profondità sempre più profonde si dice di vedere una fantastica luce, un puntino luminosissimo, un punto di partenza e infatti: “Sel si ferma a 58,000 voti ma riparte da qui” titolano.

La Federazione non sta messa meglio anche se incassando qualche chicco in più alimenterà l’illusione che l’accompagna da un anno e mezzo di essere il nuovo che indietreggia. La storia delle due micro sinistre mi ricorda quella parodia di Guzzanti sulle due fiction sul frate di Pietralcina che con grande rivalità vennero messe in onda quasi all’unisono. Ricordate i due Padre Pio che s’incontravano?. “Sono iu badre biu!” “No sono iu badre biu” “No sono iù badre biu! Tu ghi sei?” “Badre biu!” “No sono io badre biu”. E ricominciavano di nuovo.

Cosa sperare? Nella solita autocoscienza che le poliformi invisibilità che formano i così detti gruppi dirigenti si e ci propinano ogni volta? Nel solito richiamo a riunioni “aperte” e “partecipate”? O in un master in costruzione e gestione di un partito politico da fare dalle parti di Ponte di legno, camuffati da emissari del dio Odino?

Il futuro deve essere qualcosa di dirompente, qualcosa come l’idea di raggiungere la luna negli anni 60, un sogno capace di mobilitare energie e sentimenti di ricostituire un popolo.

Adesso ci sono tre anni, le opzioni in campo, sono sempre più convinto non servono a ripartire, ma per adesso sogni a parte, mi accontenterei di vedere la volontà seria di parlare ai propri simili, di allungare mani e aprire gli occhi per setacciare il profondo delle compagne e dei compagni vicini.

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