14 novembre 2018

FATE per la patente: quando la macchina è una necessità vera

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Patricia è nigeriana. Ha quasi trent’anni. Lavorava in un cooperativa di pulizie quando è rimasta incinta. è stata licenziata (era alla fine del periodo di prova) ed ha perso la sua unica fonte di guadagno. Ha già due figli e dallo stress, ha perso il terzo prima che nascesse.
Patricia è solo una delle oltre duecento ragazze che si sono presentate all’Associazione F.A.T.E. per partecipare al progetto “Donne al Volante”, il corso di guida gratuito per 25 donne immigrate finanziato dalla Provincia di Firenze. Il corso ha preso il via i primi di luglio, con le visite mediche di rito delle allieve, la consegna delle dispense e i primi test. Per le due settimane di apertura, lo ‘sportello’ presso la sede dell’Associazione, in via San Gallo 133r, è stato preso d’assalto da un viavai continuo di donne provenienti da ogni angolo della terra, che passavano per lasciare i dati necessari per partecipare alla selezione e per raccontare le loro storie, spesso drammatiche, che hanno fatto parte della valutazione finale.
Esce Patricia ed entra Shima. Iraniana: studia urbanistica a Empoli e, per lavorare, ha assoluto bisogno della macchina. Ha una zia in Italia ma non può contare economicamente su di lei.
Poi tocca a Faiza, che ha superato i quarant’anni e viene dal Pakistan, dove faceva la professoressa di matematica. Parla inglese perfettamente. Qui, in Italia, con la patente, può aspirare a lavorare in un’impresa di pulizie.
Nella piccola sede dell’Associazione entra poi un gruppo di donne extracomunitarie, accompagnate da Elena. Fanno parte dell’Associazione ‘Nosotras’ e, saputo dell’iniziativa, non hanno perso tempo e si sono messe in fila allo sportello, come fanno tutte le altre donne arrivate da sole.
Un’attenzione particolare è stata data da Fate alle ragazze madri, per le quali avere la patente può fare la differenza tra trovare o no un lavoro. Come per Josemare, 39 anni, brasiliana, madre di tre bambini. Di recente è riuscita a portare in Italia Larissa, la più grande, che per ora ha solo un permesso come turista. Un lavoro stabile, sicuro e con contratto regolare permetterebbe a Josemare di riavere con sé anche Julio Cesar e Kave, gli altri due figli.
La nazionalità più numerosa, tra le 230 donne che si sono presentate, è quella peruviana. Ci sono poi molte donne africane (soprattutto etiopi e somale), e tante donne dell’Est Europa (rumene e albanesi). Residenza nel comune di Firenze, un’età compresa tra i 18 e i 55 anni, permesso di soggiorno in corso di validità. Queste le condizioni per partecipare alla selezione. Ci voleva inoltre una certificazione del proprio reddito 2007 (ISEE o CUD).
Maria Zipoli, presidente dell’Associazione Fate, non si immaginava che l’iniziativa riscuotesse un successo del genere. “Questa è la dimostrazione”, ci spiega, “che sono moltissime le donne immigrate che hanno la voglia e le potenzialità per far fare un salto di qualità al loro lavoro e, più in generale, alla loro vita. Non si tratta solo di donne che hanno problemi di integrazione, ma soprattutto di donne che vorrebbero stare meglio e magari avere gli strumenti per realizzare delle loro idee imprenditoriali”.
Maria confida in un’estensione del progetto: “Con il numero incredibile di richieste che ci sono arrivate, voglio sperare che la Provincia non ci negherà una seconda classe di immigrate”.

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