Famiglie gay: uruguayano sposato con italiano ottiene permesso di soggiorno

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Il documento emesso dopo che il tribunale ha accolto il ricorso della coppia gay, assistita dall’associazione radicale Certi diritti. Non è riconosciuto il matrimonio, ma il diritto ad avere una vita familiare in Italia, richiamandosi a precedenti pronunce della Cassazione e della Corte costituzionale: e’ la prima volta

REGGIO EMILIA – Un giovane uruguayano sposato con un cittadino italiano ha ottenuto un permesso di soggiorno nel nostro Paese dopo aver presentato un ricorso al tribunale di Reggio Emilia, che lo ha accolto: una sentenza importante, perché è la prima che in Italia viene rilasciato un documento ufficiale che dà efficacia al riconoscimento dello status famigliare delle coppie omosessuali, rileva l’associazione radicale “Certi Diritti”, che ha sostenuto il ricorso della coppia gay.

Il permesso di soggiorno è stato rilasciato dalla questura di Reggio Emilia che in un primo momento aveva respinto la richiesta del giovane, di nome Rafael, che ha sposato in Spagna un cittadino italiano, poiché in Italia il loro matrimonio non è riconosciuto. Nel ricorso presentato successivamente, pur non richiedendo la trascrizione del matrimonio, materia che con il diritto di famiglia viene lasciata alla competenza esclusiva di ogni stato membro dell’Unione europea, si chiedeva l’applicazione delle norme che regolamentano la libera circolazione dei cittadini europei e dei loro famigliari. Queste normative europee, ratificate dall’Italia, devono essere applicate anche nel nostro Paese.

Nel ricorso, presentato dall’avvocato Giulia Perin e concordato con il Direttivo di Certi Diritti, non si è chiesto quindi il riconoscimento del matrimonio spagnolo ma il diritto per i coniugi, sebbene non riconosciuti, ad avere una vita famigliare in Italia, tesi accolta dal Giudice Tanasi, con una sentenza 2 giunta il 13 febbraio 2012.

Il tribunale ha quindi accolto il ricorso ai sensi del d. Lgs. 30/2007, legge che dà attuazione alla direttiva 2004/38/ce, sul riconoscimento del diritto di soggiorno ai familiari (anche stranieri) dei cittadini dell’Unione europea. Nel ricorso si era fatto riferimento alla sentenza n. 1328/2011 della corte di Cassazione che afferma: a) la nozione di “coniuge” prevista dall’art. 2 D.Lgs. N. 30/2007 deve essere determinata alla luce dell’ordinamento straniero in cui il vincolo matrimoniale è stato contratto e che b) lo straniero che abbia contratto in Spagna un matrimonio con un cittadino dell’Unione dello stesso sesso deve essere qualificato quale “familiare”, ai fini del diritto al soggiorno in Italia.

La sentenza si è richiamata alla sentenza della corte costituzionale n. 138 del 2010 che afferma, tra l’altro, che all’unione omosessuale, “intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso”, spetta “il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia” e che il “diritto all’unità della famiglia che si esprime nella garanzia della convivenza del nucleo familiare costituisce espressione di un diritto fondamentale della persona umana”.

da Repubblica Reggio Emilia

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