F35. Ecco i "falsi miti" sull'acquisto dei cacciabombardieri

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Dalla penale ai posti di lavoro creati fino all’impossibilità di uscire dal programma. La versione del deputato Giulio Marcon e di Francesco Vignarca, portavoce di Rete disarmo. Che della prossima mozione Casson al Senato dice: “Aleatoria sui tempi, ma validità politica”

ma “se si tratta di un ulteriore passo avanti verso la cancellazione del programma, la mozione di Casson (che sarà votata il 10 o l’11 luglio al Senato) è valida e va votata, se non altro per la sua valenza politica: è una proposta firmata da 17 senatori del Pd”. Lo sottolinea Francesco Vignarca, coordinatore della Rete disarmo e tra i portavoce della Campagna “Tagliamo le ali alle armi”.

Secondo Vignarca, però, bisogna prima sfatare alcuni falsi miti sull’acquisto dei cacciabombardieri, che hanno animato in maniera impropria la discussione alla Camera. In particolare per quanto riguarda la questione dei posti di lavoro che andrebbero persi e delle eventuali penali che l’Italia sarebbe costretta a pagare. Come già aveva fatto il 26 giugno scorso in aula da Giulio Marcon in occasione delle dichiarazioni di voto sulle mozioni presentate. “Sono state dette tante bugie sugli F35. Si è detto che non possiamo uscire dal programma, perché dovremmo pagare le penali. Falso, non dobbiamo pagare nessuna penale. Si è detto che hanno un ritorno economico superiore all’investimento. Falso, il ritorno economico non supera il 20 per cento –aveva spiegato il deputato di Sel – Si è detto che potrebbero creare più si 10mila posti di lavoro. Falso, daranno vita al massimo a 5-600 posti per lavoratori che già lavorano alla linea Eurofighter (tra parentesi: quante migliaia di posti di lavoro si potrebbero creare investendo 14 miliardi nelle piccole opere?). E’ stato detto che nessun paese è uscito dal programma. Falso, Canada, Olanda, Australia e Norvegia hanno rinviato, sospeso e poste dure condizioni al programma e nessuno si è stracciato le vesti”.

Anche per Vignarca è “ scandaloso che nella discussione alla Camera siano state raccontate ancora volta tante bugie”. “I diecimila posti di lavoro promessi all’inizio non saranno compresi sul programma e non ci sarà nemmeno il trasferimento di occupati che lavoravano sull’Eurofigther, i caccia europei – spiega – Dal punto di vista occupazione ci perdiamo. Ma in ogni caso non credo che un sistema d’arma possa essere giustificato in base all’occupazione. Se anche la difesa batte su questo tasto è perché non esiste un’altra motivazione di senso”. Anche la storia delle penali che l’Italia si troverebbe costretta a pagare uscendo dal programma “è una balla – aggiunge – abbiamo speso dei soldi per fare lo sviluppo, il resto sono contratti ancora da sottoscrivere, quindi non c’è alcuna penale”.

Il nodo della questione resta, invece, capire qual è l’urgenza dell’acquisto dei nuovi caccia e a cosa realmente servirebbero. “Alla base c’è un problema di senso: noi cerchiamo dei cacciabombardieri d’attacco, ma se la difesa del paese debba farsi con questi strumenti è una questione tutta da discutere – continua ancora Vignarca – È importante in senso negativo quanto detto dal ministro Mauro che ha sottolineato come l’Italia deve essere pronta ad attaccare in ogni momento. Ma questo è un mandato che nessun Parlamento gli ha dato. Su un modello di difesa del genere ci deve essere prima un confronto parlamentare e politico. Perché stiamo scegliendo di acquistare questi strumenti senza avere una strategia? È come decidere se scegliere di mettere in valigia il bikini o gli scarponi senza sapere se si va al mare o in montagna”.

Un’altra argomentazione sbagliata, secondo il coordinatore di Rete disarmo è quella che dà per scontato l’acquisto per sostituire i 256 aerei da difesa usurati. “Prima di tutto si fa la stima contando il totale delle flotte così come erano in passato – aggiunge – e non si dice che questi aerei che andrebbero cambiati sono stati usati appena due anni fa per i bombardamenti in Libia, quindi è chiaro che così a pezzi non sono”. Infine l’acquisto comporterebbe una dipendenza continua dagli Stati Uniti, a cui dovremmo continuamente rapportarci per la gestione dei caccia. “Stiamo mettendo la nostra difesa in mano a un alleato, che come dimostra il caso Datavate non ha esitato a spiarci”.

Per quanto riguarda i costi la spesa per ogni aereo si aggira intorno a 130 milioni: l’acquisto quindi comporterebbe per lo Stato un esborso di 14 miliardi. “A questi vanno aggiunti i costi di manutenzione e logistica, che vuol dire una spesa complessiva di 52 miliardi fino al 2050. È una scelta molto opinabile in un momento così difficile per il paese”. Per Vignarca resta quindi fondamentale portare avanti una battaglia per costringere il Governo a uscire dal programma. “Nella mozione del Pd che verrà discussa al Senato si parla di una sospensione, senza indicare i tempi – conclude – Il primo testo portato avanti alla Camera legava la sospensione a una procedura di indagine, mentre ora è legata a un nuovo pronunciamento del Parlamento che potrebbe avvenire in qualsiasi momento. Crediamo che la sospensione debba avere tempi e modi certi, così è tutto troppo aleatorio”.

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