17 dicembre 2018

Ex Manifattura Tabacchi un’occasione in fumo

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“Le aree dismesse sono una risorsa per lo sviluppo della città” ha affermato nelle settimane scorse Gianni Biagi, assessore all’urbanistica del Comune di Firenze.
A Firenze gli spazi in disuso sono circa 3 milioni di metri cubi (3 volte palazzo Pitti), oltre un terzo in origine industriali o artigianali. Molti di questi edifici si trovano nella zona tra Porta a Prato e Peretola, dove sono stati chiusi molti impianti e attrezzature realizzati nel periodo tra le due guerre. Negli ultimi 10 anni si è registrata un’accelerazione del recupero di queste aree (dal 12.3% del 1992 a oltre il 36% del 2002).
Ma il loro riutilizzo non può essere considerato soltanto dal punto di vista urbanistico, dato che si tratta di un’occasione ghiotta di investimento per chi può permetterselo, i grandi operatori economici.
Emblematico il caso della Manifattura Tabacchi in piazza Puccini, che si estende su 6 ettari comprendendo edifici e spazi all’aperto, in parte progettati dall’architetto Nervi. Dopo la chiusura dell’attività produttiva, con il licenziamento di 260 lavoratori, il Comune aveva aperto un dibattito sulla migliore destinazione dell’area, valutandone le possibilità di gestione.
Ma il Ministero del Tesoro, proprietario al 100% dell’Ente Tabacchi Italiani, ne ha deciso la vendita e ha avviato le procedure d’asta per il vecchio monopolio, importante operatore europeo e oggetto di contesa tra i colossi internazionali del fumo. A interessarsi all’acquisto sono: la British American Tobacco che produce marchi come Rothmans, Hb, Kim; la Japan Tobacco (Camel, More, Winston) e la Altadis (Ducados, Gitanes, Gauloises). Hanno presentato un’offerta anche: Imprenditori Associati, guidati da Luca Cordero di Montezemolo, con la partecipazione degli amici Benetton e Diego Della Valle; Aurelia del gruppo Gavio a cui si affiancano i produttori italiani di tabacco. Dietro le quinte la Philip Morris, che dal 27 gennaio si chiama Altria Group (Marlboro, Merit, Muratti) leader in Italia con il 62% delle quote di mercato, ma che non può acquistare Eti direttamente per la legge antitrust.
Alcuni ipotizzano che gli immobili Eti possano rientrare nella “cartolarizzazione” (cessione in blocco del patrimonio con denaro anticipato dalle banche) voluta dal Ministro delle Finanze Tremonti, ma il Governo può decidere la loro vendita in barba alle procedure autorizzative (persino per i beni vincolati) tramite l’Agenzia del Demanio. E le offerte italiane sembrano interessate proprio agli immobili: 27 unità di pregio tra depositi e manifatture, fra cui quella di Firenze.
Muoiono così tutte le buone intenzioni progettuali sulla Manifattura Tabacchi (bella l’ipotesi di destinarla a esposizioni ed eventi culturali) e la città china di nuovo il capo davanti agli interessi “pesanti”.

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