Europee. Appello per una lista unica della sinistra

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In occasione delle elezioni europee del 6 e 7 giugno 2009 diamo vita insieme a una lista unica della sinistra “Per la democrazia” dalla quale restino esclusi i dirigenti dei partiti, che pure sono invitati a promuoverla insieme al più ampio arco di forze e movimenti della società civile.

alloggio, ricongiungimenti familiari, rimesse alle famiglie dei loro guadagni – migliaia di stranieri che vivono e lavorano in Italia. Sta per essere varato un federalismo che dividerà l’Italia tra regioni ricche e povere, rompendo il patto costituzionale dell’uguaglianza su cui si è retta finora l’unità della Repubblica. Nel pieno di una crisi economica senza precedenti, il governo ha perseguito la rottura dell’unità sindacale e l’emarginazione del sindacato più rappresentativo.

world-social-forum-massDi fronte alla gravità dell’emergenza ambiente il Presidente del Consiglio ha tentato di ostacolare l’iniziativa dell’Europa. Strumentalizzando l’emozione per il dramma di Eluana Englaro, il Presidente del Consiglio ha aperto uno scontro istituzionale con la magistratura e con il Presidente della Repubblica; ha provocato una spaccatura del paese sui temi della laicità dello Stato, della dignità della persona e della sua autodeterminazione; ha tentato di rompere gli equilibri istituzionali, minacciando di rivolgersi direttamente al popolo per cambiare la Costituzione qualora non sia riconosciuto il suo potere illimitato e incontrollato quale incarnazione della volontà popolare. Paura, razzismo, odio per i diversi, disprezzo per i deboli, infine, sono i veleni quotidianamente iniettati nella società dalle politiche e dalla propaganda del governo quali fonti inesauribili di consenso.

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Una simile emergenza costituzionale rende insensate le attuali divisioni della sinistra, che rischiano, in presenza dello sbarramento del 4% alle prossime elezioni, di provocarne la definitiva irrilevanza. C’è d’altro canto uno specifico fattore di crisi della democrazia che, congiuntamente alle vocazioni populiste dell’attuale maggioranza, sta determinando il collasso della democrazia rappresentativa: la crescente occupazione delle istituzioni pubbliche da parte dei partiti e la sostanziale confusione dei secondi con le prime. Ne è conseguita la trasformazione dei partiti, da luoghi di aggregazione sociale e di elaborazione dal basso di programmi e di scelte politiche, in costose oligarchie costantemente esposte alla corruzione e al malaffare. Solo l’introduzione di una rigida incompatibilità tra cariche di partito e cariche istituzionali, cioè tra rappresentati e rappresentanti, sarebbe forse in grado di restaurare la distinzione e il rapporto di rappresentanza e di responsabilità dei secondi rispetto ai primi, e così di restituire i partiti, quali organi della società anziché dello Stato, al loro ruolo costituzionale di strumenti della partecipazione dei cittadini alla vita politica.

Le prossime elezioni del Parlamento europeo offrono alle forze disgregate della sinistra un’occasione irripetibile per mettere in atto questo principio e, insieme, una prospettiva di superamento delle loro attuali divisioni. Non si tratta di concordare alleanze, o coalizioni o fusioni di gruppi dirigenti. Si tratta, più semplicemente ma più efficacemente, di dar vita a una lista unica della sinistra, Per la democrazia, dalla quale restino esclusi i dirigenti dei partiti, che pure sono invitati a promuoverla insieme al più ampio arco di forze e movimenti della società civile. Una simile lista varrebbe a dare voce e rappresentanza a un’ampia fascia di elettori – non meno del 10% dell’elettorato – che non si riconoscono nel Pd e neppure nei tanti frammenti alla sua sinistra, dalle cui rivalità interne e dalle cui competizioni e rivendicazioni identitarie risulterebbe tuttavia al riparo. E, soprattutto, essa varrebbe – in un momento come l’attuale, di pericolosa deriva populista, razzista, autoritaria e anticostituzionale del nostro sistema politico – a riaffermare, nel nostro paese, l’esistenza di una forza democratica e di sinistra, intransigente nella difesa della Costituzione e dei suoi valori di uguaglianza, di libertà e di solidarietà.

*** Mario Agostinelli, Alessandra Algostino, Umberto Allegretti, Gaetano Azzariti, Pasquale Beneduce, Maria Luisa Boccia, Michelangelo Bovero, Paolo Cacciari, Lorenza Carlassarre, Luciana Castellina, Bruno Cartosio, Marcello Cini, Maria Rosa Cutrufelli, Giorgio Dal Fiume, Claudio De Fiores, Donatella della Porta, Ornella De Zordo, Alfonso Di Giovine, Peppino Di Lello, Piero Di Siena, Mario Dogliani, Angelo D’Orsi, Ester Fano, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Pino Ferraris, Lia Fubini, Luciano Gallino, Patrizio Gonnella, Francesco Garibaldo, Paul Ginsborg, Marina Graziosi, Pietro Ingrao, Francesca Koch, Cristiano Lucchi, Giulio Marcon, Alfio Mastropaolo, Gianni Mattioli, Tecla Mazzarese, Roberto Musacchio, Alberto Olivetti, Guido Ortona, Valentino Parlato, Valentina Pazzè, Mario Pianta, Anna Picciolini, Tamar Pitch, Bianca Pomeranzi, Alessandro Portelli, Enrico Pugliese, Carla Ravaioli, Rossana Rossanda, Cesare Salvi, Francesco Scacciati, Pierluigi Sullo, Ermanno Vitale, Massimo Torelli, Aldo Tortorella, Danilo Zolo, Grazia Zuffa.

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  1. New Granma

    SINISTRA IN MOVIMENTO

    La politica non è più il campo in cui le genti della sinistra devono dirigere le loro attenzioni e sprecare le loro energie. Queste devono invece concentrarsi sulla società, sulla vita degli individui, sulla lotta per un mondo più giusto.
    In politica, le genti della sinistra, accomunate dalla stessa radice culturale, devono unire le proprie forze per costruire un’isola che resista all’odio distruttivo dei partiti. Non abbiamo bisogno di un partito con leaders e dirigenti, ma di una lista unica la cui idea resista indissolubile per i prossimi cento anni, perché soltanto con la stabilità le genti di sinistra possono ricostruire in politica un filo di voce. Sicuramente una voce secondaria, una voce che non potrà forse mai ambire il potere. Ma potrà creare quel substrato di credibilità che rafforzerà la nostra azione sociale agli occhi del popolo. E su questa strada certamente risorgeremo.

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