23 settembre 2018

ESF: un bilancio

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Le poche scritte rimaste lungo il percorso del corteo sono state ripulite, i commercianti fiorentini hanno smesso di maledire l’Oriana nazionale, le grandi foto in bianco e nero opaco dei sub-versivi alla Leopolda sono ormai solo un ricordo, ma qualcuno ha continuato a lavorare sul Social Forum Europeo: è un istituto di ricerca indipendente (“Freni” di Firenze), che ha svolto un approfondimento sulla mobilitazione, partecipazione e comunicazione dell’evento.
Quarantenni assenti. Dal campione risulta che solo il 3% dei fiorentini (ovvero poco meno di 10 mila soggetti su circa 330.000 abitanti maggiorenni) è stato in qualche modo raggiunto dagli eventi preparatori, e che questo 3% aveva prevalentemente un’età compresa tra i 26 e i 35 anni. Il dato, considerate le esigue forze organizzative, può essere considerato ragionevole, ma curiosamente, approfondendo, scopriamo che è stata persa un’occasione irripetibile, poiché quasi la metà degli intervistati (46,7%) ha affermato che se fosse stata contattata, avrebbe partecipato. Si sono quindi perse 165.000 persone per la strada: un’occasione d’oro per il movimento che si propone di cambiare il mondo. Un dato che avevamo forse intuito ma sul quale adesso urge ragionare è che tra i possibilisti ci sono sia il 64,3% della fascia 18-25 anni, sia il 60% di quella 56 ai 65 anni. Due generazioni più altruiste, o semplicemente con più tempo libero rispetto alla fascia 36-45 anni, della quale solo il 28,3% avrebbe partecipato. Questo dato s’incrocia con quello degli indisponibili, coloro che, anche se fossero stati contattati, non avrebbero partecipato per scelta, che sono ben il 58,7% della fascia 36-45 anni. C’è da chiedersi quale sia il problema della generazione dei primi anni ‘60: i figli? La carriera? Essere cresciuti nei grigi ed egoisti anni ‘80? Interessante anche il dato di genere: il 51% dei possibilisti sono donne, le quali evidentemente riescono meglio dell’uomo a immaginare un mondo diverso.
La guerra fa bene ( all’impegno civile). In ogni caso il raduno e la manifestazione non hanno lasciato indifferente la città che si è appassionata alle polemiche, ha seguito i dibattiti (42% anche grazie alla copertura televisiva) e si è recata di persona alla Fortezza da Basso e alla manifestazione (40 mila fiorentini circa, il 20% dei dipendenti pubblici). Evidentemente la guerra, tematica della manifestazione, trova nella nostra città un’eco profonda.
E i “contenuti”? A parte il no alla guerra, l’interesse per gli altri contenuti del movimento risulta circoscritto. L’opposizione rispetto ai cibi geneticamente modificati è indicata da meno di un intervistato su cinque, le fonti energetiche alternative e la carenza di risorse idriche sono state segnalate da meno di un intervistato su quattro (e inaspettatamente sono state segnalate di più tra gli intervistati orientati verso centro-destra). Verosimilmente l’approssimarsi del momento decisivo per la scelta delle armi tende ad offuscare la rilevanza di ogni altra tematica.

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